12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
Commercio

«Stop ai vu cumprà»: così Salvini libererà le spiagge dai venditori ambulanti

Il ministro dell'Interno pronto a varare la direttiva 'Spiagge sicure'. Le regole volte anche a fermare la vendita di falsi prodotti griffati

Foto di repertorio
Foto di repertorio Foto: Ansa/Gerace ANSA

ROMA - Sta per arrivare la direttiva ministeriale 'Spiagge sicure'. Obiettivo, il «il rafforzamento della collaborazione tra forze dell’ordine e la polizia municipale delle zone balneari». Ma la vera 'missione' di Matteo Salvini è quella di liberare le spiagge italiane dai venditori ambulanti che ogni estate passeggiano lungo le coste italiane in cerca di acquirenti per le loro merci. E non solo. Nel mirino anche massaggiatrici improvvisate o tatuatori 'all'henné'. Il ministro dell'Interno lo ha annunciato all'assemblea nazionale della Confesercenti - «pacchia finita per i vu cumprà tra gli ombrelloni» - e dopo aver dichiarato guerra alle Ong è pronto a fermare «l’invasione dei vu cumprà sulle spiagge», ma anche «la fabbricazione e diffusione di falsi prodotti griffati».

Come attuare la direttiva ministeriale 'Spiagge sicure'
Il primo passo sarà quello di attingere ai fondi europei della legalità per pagare gli straordinari alle forze dell'ordine, evitando così di intaccare le già più che scarne casse comunali, visto che a occuparsi della vigilanza delle spiagge dovranno essere soprattutto gli agenti di polizia municipale. Nel mentre, è prevista una ridefinizione dei turni di lavoro, a rotazione, ed eventuali spostamenti temporanei del personale di polizia municipale nelle zone considerate «più critiche».

Cosa prevede la «legge anti vu cumprà»
Per chi acquisterà merci contraffatte da venditori ambulanti abusivi sono previste multe da 100 euro fino a 7mila euro. Per chi vende una sanzione da 2.582 a 15.493 euro più la confisca di merce e attrezzature. Nel mirino anche chi affitta alloggi o magazzini per la merce falsa. A tal fine saranno previsti controlli più serrati da parte della polizia municipale nelle località balneari. L'obiettivo è stroncare un giro di affari che, secondo Confcommercio, si aggira - tra abusivismo nel commercio e nel turismo - intorno ai 22 miliardi di euro, con un danno enorme non solo per le imprese, ma anche per lo Stato che perde un gettito fiscale e contributivo di 11,5 miliardi di euro.