18 agosto 2018
Aggiornato 14:30

Sallusti: «Renzi mi ha querelato dopo La Confessione a Peter Gomez»

La rabbia dell'ex premier dopo il racconto della telefonata in cui avrebbe detto «vengo sotto casa e ti spacco le gambe»
Alessandro Sallusti, direttore del Giornale
Alessandro Sallusti, direttore del Giornale (ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO)

ROMA - «Venerdì Matteo Renzi ha annunciato querela nei miei confronti». Inzia così il racconto del direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti spiegando cosa è avvenuto nelle ore seguenti la messa in onda de La Confessione, la trasmissione condotta da Peter Gomez. L'ex presidente del Consiglio si sarebbe offeso «perché ho raccontato un anedotto che lo riguarda, una telefonata di tre anni fa in cui mi fece una delle sue celebri sfuriate al cui culmine mi minacciò». La questione sarebbe relativa a uno scontro avvenuto alla viglia di Natale con Matteo Renzi adirato per una notizia pubblicata dal Giornale. «Vengo sotto casa e ti spacco le gambe, bastardo» avrebbe urlato al telefono l'ex premier. Sallusti ha poi spiegato: «Non ho le prove di quel che dico perché non sono uso registrare le telefonate con il presidente del Consiglio» scrive su Il Giornale «ma è la pura verità e chi conosce Renzi sa bene che uno sfogo del genere è altamente probabile, visto il suo non facile carattere».

Il racconto di Sallusti sulle pagine de Il Giornale
«Non ne ho mai fatto un dramma, più che indignarmi ho sorriso pensando alla scarsa tenuta dei nervi dell'allora premier, non nuovo a episodi di intolleranza con i giornalisti». Un anno più tardi, «dopo mesi di reciproco silenzio», il direttore de Il Giornale racconta di aver poi chiarito «amichevolmente» il caso durante un ricevimento al Quirinale. «Mi hai fatto litigare - disse lui - con mia moglie, crede che davvero ti abbia detto quelle cose». «Sai bene presidente - gli risposi io - che le mogli hanno sempre ragione», e la cosa finì lì, con una stretta di mano pacificatrice».

Nessuna prova, «ma è la verità»
Sallusti spiega di non avere le prove dei fatti «perché non sono uso registrare le telefonate con il presidente del Consiglio» ma assicura che si tratta della «pura verità e chi conosce Renzi sa bene che uno sfogo del genere è altamente probabile, visto il suo non facile carattere». Ora l'ex premier «faccia ciò che crede, mi sfidi a duello o alla macchina della verità ma la querela per favore no. Non per paura, è solo triste, e arrogante, da parte di un leader politico di quel livello. Se insiste gli propongo uno scambio: lui querela me per quella che ritiene una balla ma accetti che io quereli lui, a nome di tanti, per tutte le balle (documentate) che ha raccontato agli italiani in tutti questi anni. Con rispetto e simpatia attendo risposta».