10 dicembre 2018
Aggiornato 13:30

Di Maio stile Veltroni: la retorica del «ma anche» sposta il M5s ancor più verso il centro

Lapidario il capo del centrodestra Salvini. Verbosi Martina e Di Maio, tra cui emergono vicinanze inaspettate
Il leader del M5s Luigi Di Maio a Verona per l'inaugurazione di Vinitaly
Il leader del M5s Luigi Di Maio a Verona per l'inaugurazione di Vinitaly (ANSA/FILIPPO VENEZIA)

ROMA - «Siamo preoccupati per quel che sta accadendo e riteniamo che in Siria occorra accelerare con urgenza il lavoro della diplomazia, incrementando i canali di assistenza umanitaria. L'uso di armi chimiche, come ho già detto, è intollerabile, ma mi auguro che l'attacco di oggi resti un'azione limitata e circoscritta e non rappresenti invece l'inizio di una nuova escalation. Restiamo al fianco dei nostri alleati, soprattutto perché in questa fase delicatissima credo che l'Ue debba avere la forza di farsi vedere compatta e unita, anche nell'invitare le Nazioni Unite a compiere ispezioni sul terreno in Siria affinché si accertino le responsabilità sull'uso di armi chimiche da parte di Assad. Su questo aspetto, in particolare, mi auguro che anche il Consiglio di Sicurezza dell'Onu si mostri coeso». Queste le parole di Luigi Di Maio, capo politico del M5s e candidato primo ministro. Analizziamo il testo. Come sempre accade nella comunicazione del M5s, siamo di fronte ad un esercizio di equilibrismo in cui le avversative sono la parte predominante. La comunicazione di Di Maio è simile a quella di Veltroni, divenuta poi famosissima grazie ad una brillante imitazione di Maurizio Crozza. Funziona così: si fa una’affermazione e in seguito, in una subordinata, la si nega in parte o totalmente. In questa maniera si copre l’intero arco del significante.

Di Maio come Veltroni 
Veltroni era famoso per la locuzione "ma anche...». Nel caso di Luigi di Maio, il modello emerge dal passaggio («L’uso delle armi chimiche è intollerabile, come già detto…»), ma poche righe sotto, in un altro periodo, ecco l’avversativa che sposta il messaggio su un piano opposto: «Anche (manca il "ma", però è un chiaro veltronismo) nell'invitare le Nazioni Unite a compiere ispezioni sul terreno in Siria affinché si accertino le responsabilità sull'uso di armi chimiche da parte di Assad». Incredibile. In mezzo un esemplare «restiamo al fianco dei nostri alleati», anche se dopo si auspica che «il Consiglio di Sicurazza dell’Onu si mostri coeso». Evidente espediente perché nel Consiglio di sicurezza Onu ci sono Russia e Cina. E quindi le opzioni sono due: o Di Maio non sa che tra la Russia, e anche la Cina in parte, e gli alleati esiste qualche lieve divergenza di opinioni, oppure tenta come sempre accade la strada della semantica binaria, ovvero quella che vuole salvare capra e cavolo. Luigi di Maio necessita di un numero di caratteri elevatissimo, circa ottocento, in virtù della posizione contorta.

Questo il messaggio di Matteo Salvini
«Stanno ancora cercando le "armi chimiche" di Saddam, stiamo ancora pagando per la folle guerra in Libia, e qualcuno col grilletto facile insiste coi "missili intelligenti", aiutando peraltro i terroristi islamici quasi sconfitti. Pazzesco, fermatevi». Emerge l’assenza delle avversative, esiste solo un'inequivocabile posizione. Condivisibile o meno, il messaggio è chiarissimo e permette al cittadino di capire con genuinità cosa pensa colui che pronuncia queste parole. Che, per altro, risultano corroborate da verità storiche incontrovertibili. Salvini si ferma a duecentocinquanta caratteri.

Maurizio Martina, segretario reggente del Partito Democratico
«Sosteniamo la posizione del governo italiano e tutti gli sforzi diplomatici e di pace che vanno messi in campo tanto dall’Unione Europea quanto dalle Nazioni Unite. C’è bisogno di un cessate il fuoco, c’è bisogno di un percorso umanitario, c’è bisogno di affrontare in modo diplomatico e con lo sforzo della politica e della condivisione una crisi drammatica che va avanti da sette anni. E’ chiaro che è inaccettabile l’utilizzo di armi chimiche come è stato riconosciuto dal regime. Massima attenzione in ciò che accade, massimo sostegno al governo italiano, all’Unione Europea e agli sforzi multilaterali per una soluzione diplomatica di questa tragica vicenda». Il messaggio di Martina è in linea con quello di Luigi di Maio. Al di là dell’auspicio, vagamente adolescenziale, che la pace possa trionfare, al di là di una sintassi zoppicante, soprattutto nella definizione delle forme passive e attive: «E’ chiaro che è inaccettabile l’utilizzo di armi chimiche come è stato riconosciuto dal regime», questa frase, la più importante, parrebbe significare che il regime di Assad riconosce l’inaccettabilità dell’uso di armi chimiche. Martina, al di là di ogni supposizione, vuole dire il contrario. Quasi seicento cinquanta caratteri, a un passo dalla montagna di parole di Luigi Di Maio. Nuovamente il bisogno di puntellare con parole e parole contenuti scadenti, o fuorvianti, o manipolatori. Ovviamente tutti sorvolano sul fatto che l’azione militare non sia stata avallata dall’Onu, e men che meno quest’ultimo abbia avanzato la minima protesta con relativa sanzione. Martina e Di Maio fanno un lungo giro di parole riguardo le Nazioni Unite, ma senza dir nulla di chiaro.

Chi sta con chi?
Risulta, dall’analisi delle posizioni ufficiali dei vari capi di partito, una sintonia tra l’atlantismo di M5s e Pd. Le parole di Di Maio ricalcano quelle della Bonino. Mentre la posizione del capo politico della coalizione di centrodestra è nettamente schierata in posizione opposta. Emerge quindi un ulteriore spostamento verso il centro del M5s, su posizioni neodemocristiane, storicamente riconducibili alla cossiddetta "corrente Andreotti». Nulla di male, tutto legittimo, ovviamente. Il nuovo che avanza non è mai stato così rassicurante.