27 giugno 2019
Aggiornato 04:30
Corruzione

«Il Pini è l'ospedale più facile del mondo»: come funzionava il sistema di tangenti nella sanità lombarda

Un giro di tangenti che sarebbero state incassate da primari e dirigenti per favorire alcune società nella fornitura di protesi ortopediche

Tangenti nella sanità lombarda
Tangenti nella sanità lombarda ( ANSA )

MILANO - Una borsa Louis Vuitton del valore di un migliaio di euro acquistata il 26 ottobre 2016 ad Antalya, in Turchia, per la figlia, Calori Francesca: sarebbe questa una delle varie "regalie" ricevute da Giorgio Maria Calori, primario di chirurgia ortopedica dell'ospedale Gaetano Pini di Milano, da parte dell'imprenditore Tommaso Brenicci, a capo di una galassia di società attive nel settore del commercio all'ingrosso di articoli e materiali ortopedici. E' quanto emerge dall'ordinanza di custodia cautelare del gip Maria Teresa De Pascale, che questa mattina ha mandato ai domiciliari due primari del Gaetano Pini, Calori appunto, primario della divisione di Chirirgia Ortopedica Riparativa, e Carmine Cucciniello, direttore dell'unità operativa di ortopedia, più altri due dell'ospedale Galeazzi, Lorenzo Drago, direttore del laboratorio di analisi, e Carlo Luca Romanò, responsabile del centro di chirurgia ricostruttiva. Arresti domiciliari anche per Paola Navone, direttore sanitario dello stesso ospedale. Si sono invece aperte le porte del carcere per l'imprenditore Tommaso Brenicci, titolare della Eon Medica Srl, società di Monza specializzata nella produzione e commercializzazione di attrezzature mediche ospedaliere. L'accusa, per tutti, è di corruzione, nell'ambito del nuovo filone di indagine sulle presunte tangenti nella sanità lombarda. Il fascicolo nasce dalla più ampia inchiesta che nel marzo scorso aveva portato all'arresto di Norberto Confaloneri, primario di ortopedia del Pini. Anche in questo caso, l'indagine ruota attorno al presunto giro di tangenti che sarebbero state incassate da primari e dirigenti per favorire alcune società nella fornitura di protesi ortopediche ai due ospedali milanesi.

L'intercettazione sulla borsa Vuitton
A testimoniare il caso della Vuitton, tanto per citarne uno, secondo il giudice milanese è soprattutto l'intercettazione di una conversazione tra Calori e sua moglie. "La Vuitton non ti piace?", chiede il medico alla moglie. E lei risponde: "Ma ne ho un'altra di Vuitton, è un po' più grande di quella che ho già. Ma Giorgio, non ne ho bisogno. Se ti dico che non ne ho bisogno, non ne ho bisogno. Per una volta che sei lì solo e che non devi spendere, non spendere!». Calori risponde: "Stefi è possibile che me la regalino. Se non lo capisci... E' una roba tra me e Francesca (figlia di Calori - ndr)». E ancora, nel tentativo di zittire la moglie: "Stefi, me la ragalano, smetti di rompermi di coglioni per favore".

Quel prestito da 150mila euro
Sempre dalle intercettazioni emerge che il primario avesse chiesto all'imprenditore un prestito da 150 mila euro per far fronte alle proprie difficoltà finanziarie: "Calori - si lamenta Brenicci in una conversazione captata dagli inquirenti - mi ha chiesto 150 mila euro in prestito, perché è un po' in difficoltà, deve pagare il mutuo della casa. D'altra parte si è incasinato, ha comprato sta casa da 330 metri quadri e ha speso 600 mila euro per metterla a posto. Ma si, perché prendono il marmo, il parquet da 500 euro al metro quadro, tutte queste cagate qua fanno, le vasche da 5 mila euro. Però deve pagare, cioè voglio dire ha il mutuo da pagare e solamente non ce la fa".

Un sistema clientelare
L'inchiesta milanese è nata sulla base di un esposto anonimo che, nel febbraio 2017, denunciava il sistema "clientelare" con cui "vengono spartiti soldi pubblici" nell'ospedale Gaetano Pini. "All'interno dell'azienda - si legge nella denuncia riportata per intero nell'ordinanza - il caos regna sovrano ed ogni acquisto di materiale anche costosissimo viene permesso senza alcun controllo né scrupolo. Infatti le ditte fornitrici sono sempre le stesse ed i regali per alcuni primari e la direttrice sanitaria sono sempre più costosi: viaggi all'estero, autovetture, soggiorni in hotel di lusso, ecc". Da questa mattina la dirigente ospedaliera è agli arresti domiciliari proprio perché "il pericolo di sviamento delle indagini è ancora attuale, specialmente in ragione del ruolo che la dottoressa Navone ricopre all'interno del Gaetano Pini, ruolo che le consente l'accesso a qualsiasi data-base ed il condizionamento del personale amministrativo a lei gerarchicamente sottoposto». Secondo il gip De Pascale esiste insomma un "concreto e attuale pericolo di inquinamento probatorio" da parte di Navone e del primario del Pini Calori, che con una "serie di attività", avrebbero tentato di "mascherare gli indebiti corrispettivi ottenuti in cambio della fidelizzazione del medico ai prodotti commercializzati dall'imprenditore». Stesso discorso per l'imprenditore al centro del presunto giro di tangenti: Brenicci, il presunto corruttore di primari e dirigenti sanitari, "si è già adoperato a inquinare le prove e, se lasciato in libertà, certamente proseguirà nella sua attività di sviamento delle indagini». E il pericolo di inquinamento probatorio "è assolutamente concreto" anche i primari del Galeazzi Drago e Romano. Da qui la misura cautelare per tutti i sei indagati.

3,3 milioni di euro
Nel marzo 2017 Confalonieri finì agli arresti domiciliari con l'accusa di aver favorito due multinazionali nella fornitura di protesi ortopediche al Pini. Un arresto scattato sulla base di un esposto anonimo presentato nei mesi precedenti. Una volta "venuta a conoscenza dell'esposto" contro Confalonieri, ricostruisce il giudice milanese nell'ordine di arresto, Paola Navone si è "immediatamente adoperata per occultare le sue pregresse condotte illecite». Secondo quanto emerso dalle indagini, il 59% dei ricavi fatti registrare negli ultimi anni dalle aziende riconducibili all'impreditore Tommaso Brenicci (l'unico dei 6 arrestati destinatario della misura cautelare in carcere) derivano dalle forniture pubbliche erogate al solo ospedale Pini. In tutto, circa 3,3 milioni di euro tra il gennaio 2012 e il marzo 2017.

"Il Pini è l'ospedale più facile del mondo"
"Il Pini è l'ospedale più facile del mondo, perché non ci sono gare. Se sei amico di un chirurgo usi i prodotti che vuole, cioè tutto è libero, tutto libero». Così Brenicci si esprimeva in una conversazione intercettata. Brenicci avrebbe corrotto Paola Navona, direttore sanitario del Pini, pagando le spese da lei sostenute in due importati congressi medici, uno in Alto Adige e il secondo a Parigi, e regalandole, nel Natale 2016, un cesto di prodotti enogastronomici del valore di un migliaio di euro. Pavone avrebbe inoltre accettato la promessa dell'imprenditore di uno stage post universitario per la figlia in una delle sue società.

Quote a Galeazzi e Romanò
I due primari del Galeazzi, Lorenzo Drago e Carlo Luca Romanò, sarebbero invece stati ricompensati con delle quote, pari al 25% del capitale ciascuno, di una delle sue società, la 41 srl, con tanto di diritti sulla distribuzione degli utili di esercizio e un compenso annuo per prestazioni da consulenza da 25 mila euro ciascuno. Anche Calori deteneva una partecipazione del 33% di una società britannica riconducibile all'imprenditore che l'avrebbe corrotto anche con altre utilità. "Per compiere atti contrari al suo dovere d'ufficio - ricostruisce il gip De Pascale nell'ordine di arresto - Calori riceveva da Brenicci periodici pagamenti in denaro attraverso due società a lui riconducibili, il diritto alla distribuzione degli utili della società di diritto inglese Its Limited, previa attribuzione di una quota di partecipazione al capitale sociale, oltre alla sponsorizzazione della sua partecipazione a programmi televisivi che gli assicuravano significativi ritorni di immagine ed economici, attraverso l'incremento del proprio bacino di pazienti sia nella struttura ospedaliera pubblica, che nelle cliniche private dove egli operava in regime di extramoenia». Stesso discorso per Carmine Cucciniello, direttore dell'unità operativa di ortopedia: pure lui, scrive il giudice milanese, "riceveva da Brenicci periodici pagamenti in denaro, erogati sia attraverso una società a lui riconducibile che per il tramite di una società di diritto elvetico in rapporti d'affari con lui, unitamente ad altri emolumenti in denaro a favore del figlio Matteo Cuccinello".

La "cupidigia" di Calori
Tra le altre intercettazioni contenute negli atti di indagine, ce n'è anche una che, secondo il giudice milanese, testimonia la "cupidigia" di Calori, alle prese con il pagamento di un mutuo per l'acquisto di una casa da 330 metri quadri e con le relative spese di ristrutturazioni pari ad altri 600mila euro. Questa volta è Gustavo Adolfo Cioppa, ex sottosegretario alla presidenza della Regione Lombardia, a descrivere così il primario durante un dialogo con un suo conoscente: "Ti volevo dire una scena allucinante...una relazione di Calori a una vecchietta che era morta di fame e che già aveva pagato 300 euro di visita, una vecchietta che se tu la vedi sono di quelle a cui do una mano eccetera. Lui ha fatto una relazione di due pagine e le ha chiesto 1.200 euro... A me stava quasi venendo di intervenire, lui non c'era. E ha detto la vecchietta: 'Posso pagare in due rate?'... 'Allora la perizia la prossima volta gliela farò in due tempi'... Come clinico e come chirurgo numero uno, come umanità zero spaccato!".

Anche l'ex magistrato Cioppa indagato
Anche Cioppa, magistrato in pensione (è stato procuratore di Pavia) ed ex sottosegretario alla presidenza della Regione Lombardia nella giunta presieduta da Roberto Maroni, è indagato nell'inchiesta della procura di Milano. I procuratori aggiunti Eugenio Fusco e Maria Letizia Manella gli contestano i reati di favoreggiamento e abuso d'ufficio. Secondo quanto emerge dagli atti dell'inchiesta, Cioppa sarebbe legato a Calori "non solo da un rapporto medico paziente, ma anche da un pluriennale vincolo di intima amicizia». E, come si legge in un passaggio dell'ordine di arresto firmato dal gip Teresa De Pascale, "sebbene sia risultato legato personalmente più di ogni altro a Calori, di fatto Cioppa si è rivelato portatore di interessi di gruppo. In tale scenario, infatti, Cioppa è apparso una sorta di referente e portavoce negli ambienti della Regione Lombardia degli interessi di Calori e, di conseguenza, dei soggetti a lui vicini (pubblici e privati) risultati implicati a tessere la medesima trama affaristica». In particolare, scrive ancora il giudice milanese, "Cioppa si è distinto per il suo concreto appoggio assicurato presso gli ambienti istituzionali regionali per favorire l'approvazione del progetto 'Domino' tanto caldeggiato, tra gli altri, dallo stesso Calori e dalla Navone".