21 agosto 2019
Aggiornato 09:30
8 Marzo

Meloni: «Festa della Donna? Si celebra solo mettendo al bando l'utero in affitto»

Altro che progresso affiancato alla conquista di diritti: l'utero in affitto, secondo il presidente di Fratelli d'Italia, è una "barbarie"

ROMA - E' veramente una festa l’8 Marzo, se ancora oggi, in molte parti del mondo, ci sono donne sottoposte a pesanti cure, tra cui la stimolazione ovarica, che mettono a repentaglio la loro salute fino a mettere a rischio la propria vita, per una maternità artificiale? "L'utero in affitto umilia la donna e calpesta i suoi diritti - ha scritto su Facebook - Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia - È una barbarie che deve diventare reato universale, ovvero punibile in Italia anche se commesso all'estero. È un impegno che Fratelli d'Italia ribadisce oggi nella Giornata internazionale della donna e che porterà avanti anche nella legislatura che sta per iniziare. La maternità è sacra e non è in vendita".

La chiamano "maternità surrogata"
L'abominevole pratica dell'utero in affitto viene definita nel linguaggio politicamente corretto come "maternità surrogata». In questo modo si cerca di rendere accettabile qualcosa che in realtà di accettabile ha ben poco. Una maternità, infatti, o è naturale o semplicemente non è: altrimenti il limite tra vita e compravendita di essere umani è molto fragile. Cosa c'è dunque da festeggiare in questo 8 Marzo se a molte donne viene fatto credere che sia una conquista sociale mettere a disposizione - e soprattutto a rischio - il loro corpo per sviluppare il mercato di potentissime aziende e far felici coppie facoltose? Che valore può avere una festa come quella della Donna quando la maternità viene trasformata in meccanismo commerciale per rendere felici solo ricche coppie - etero o gay - che se lo possono permettere?

L'analisi di Lucetta Scaraffia       
Chi crede che essere a favore o contro l'utero in affitto abbia una valenza politica e quindi significhi essere di sinistra o di destra è ovviamente fuori strada. Tra i personaggi contrari all’utero in affitto, c’è la scrittrice Lucetta Scaraffia, ex-femminista, che spiegò come il processo dell'utero in affitto sia preceduto da un pesante trattamento ormonale che provocherà alle donne che vi si sottopongono dei pesanti squilibri durante la loro vita futura. Quelle donne che invece mettono a disposizione il proprio utero per la fecondazione, quasi sempre vivono nelle zone più povere del pianeta, come l’India, e scelgono di farlo per necessità, venendo trattate come bestie da allevamento. Costrette a vivere sotto osservazione per vedere assicurate igiene e alimentazione, sarà loro vietato di tornare alle loro famiglie, dove molto spesso si trovano i loro figli piccoli: «La libertà di superare un limite – aveva sottolineato la Scaraffia – si realizza attraverso l’oppressione di altre donne, ovviamente povere».

Utero in affitto bocciato dal Consiglio d’Europa
Il mercato dell’utero in affitto continua a prosperare nonostante il Consiglio d’Europa lo abbia bocciato, classificando la maternità surrogata come violazione della dignità umana che comporta il rischio di ridurre bambini a una merce e può portare allo sfruttamento delle madri in affitto. A testimoniare la trasversalità della battaglia contro l’utero in affitto c’è il fatto che in Francia, in Italia e in altri Paesi europei si sia formato involontariamente un fronte comune composto da associazioni cattoliche e quelle di femministe e lesbiche. Secondo Luisa Muraro, filosofa e fondatrice della Libreria delle donne di Milano, «non esiste un diritto di avere figli a tutti i costi, eppure ce lo vogliono far credere: finito il tempo delle grandi aggregazioni e dei partiti, è un nuovo modo di fare politica cercando consensi. L’utero in affitto si innesta in questa tendenza, anche se è nato prima, negli Usa, con gli effetti che sappiamo. È la strada attuale per lo sfruttamento del corpo delle donne».

La legge contraria e le sentenze a favore
In Italia la surrogazione di maternità è vietata dalla legge 40 del 2004, eppure la magistratura non considera reato i contratti stipulati all’estero da cittadini italiani. È il caso della Corte d’Appello di Trento che aveva riconosciuto a due uomini la genitorialità di due bambini nati negli Stati Uniti con l’utero in affitto. Non mancano dunque certe sentenze creative della magistratura che mettono in evidenza un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. E oggi che è l’Otto Marzo andrebbe ricordato come questo conflitto si consumi molte volte sulla pelle di molte donne.