Legge elettorale

Suicidio di Renzi e Berlusconi: il colpo di mano sulla legge elettorale porterà valanghe di voti al M5s

Cosa può aver portato il governo a un passo così antipopolare? Un ricatto? Oppure un male necessario?

Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio del M5S dopo la richiesta di fiducia sulla riforma della legge elettorale nell'aula della Camera
Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio del M5S dopo la richiesta di fiducia sulla riforma della legge elettorale nell'aula della Camera (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

ROMA - Finisce nel peggiore dei modi la parentesi di ostentata civiltà, quanto meno nei modi, che ha rappresentato il governo Gentiloni. La fiducia posta sulla legge elettorale, a pochi mesi dalle elezioni, è un "colpo di mano" che mette ancora una volta in rilievo la subalternità dell’esecutivo alla volontà del segretario del Partito Democratico Matteo Renzi. E ovviamente al suo prossimo alleato di governo Silvio Berlusconi. Cinque anni sono passati dal giorno in cui il M5s è piombato in Parlamento come un uragano. Cinque anni in cui il sistema politico non ha fatto altro che pensare a come buttarli fuori. Ciechi di fronte all’evidenza che più tentavano questa operazione, più i pentastellati si rafforzavano. Infatti la convocazione della piazza per «il colpo di Stato» – le solite sparate dei grillini che però fanno breccia– stanno rinvigorendo il Movimento che da tempo era piegato su se stesso, indebolito dalle contraddizioni interne. Si pensi alla posizione sullo ius soli: non siamo né contro, né a favore, ci deve pensare l'Europa.

Legge necessaria
Una nuova legge elettorale era ovviamente necessaria, anche perché al momento solo un eccessivo moto d’ottimismo può far pensare che l’Italia ne abbia una ragionevole. Di quella approvata è encomiabile la soglia di sbarramento abbassata al 3%, che dà possibilità di una composizione ideologica più ampia del prossimo Parlamento. Non solo: la natura fortemente proporzionale darà vita a un governo equilibrato, non fondato sulla mitologica figura del «capo». Tanto per intenderci Matteo Renzi. Ma qui finiscono gli aspetti positivi e iniziano i problemi: il listino bloccato è quanto di peggio possa esistere in questo contesto storico. I partiti - per chi scrive ancora strumento di civiltà e progresso - sono tra i soggetti più detestati dall’opinione pubblica, che ne denuncia la lontananza e la scarsa apertura partecipativa. Soggetti avulsi dalla realtà, chiusi, aristocratici. In tal senso, imporre una rosa di nomi con il listino bloccato, nomi sconosciuti per la maggior parte, è quanto di peggio si possa proporre. Non solo: con il voto unico, che impedisce il voto disgiunto, non si dà alcuna possibilità di scegliere ad personam. Si dovrà «scegliere» solo tra ciò che impongono i partiti. Oppure si pensi alle micro liste dell’uno per cento, che portano voti senza acquisire seggi: un'oscenità.

Gentiloni ha dovuto cedere
Il primo ministro per mesi ha promesso che avrebbe solamente «spronato» il lavoro del Parlamento per una nuova legge elettorale e ha sottolinato che «non era affatto entusiasta di mettere la fiducia»: ma ha dovuto cedere, a pochi mesi dal voto, al comando del segretario del suo partito. Matterella, praticamente il Napolitano ter, approva tutto senza batter ciglio, insistendo sul valore positivo della riforma elettorale. Il processo, che si avvicina pericolosamente al confine che divide democrazia e autoritarismo, non gli interessa: perché in linea teorica, ormai ci si accontenta, la Costituzione prevede all’articolo 72 «la procedura normale di esame e approvazione per le leggi elettorali». I rimandi a Mussolini e alla legge truffa sono sparate senza senso, dato che il precedente giuridico deve essere individuato nell’approvazione dell’Italicum, sempre vidimata da Matterella, al tempo su sollecitazione di Napolitano. In quel testo era presente addirittura un’indicazione inerente «il capo della forza politica»: ovvero un presidenzialismo mascherato.

Accordo Renzi-Berlusconi
Cosa può aver portato il governo a un passo così antipopolare? Un ricatto? Oppure un male necessario? Come accennato si tratta di un vero assist a Forza Italia, in chiave post elettorale. Che infatti ha annunciato l’assenza dall’Aula al momento del voto, trucchetto con cui sarà più facile far passare la legge nonostante il pericolo dei franchi tiratori all’ultima votazione. Anche la Lega di Matteo Slavini uscirà dall’Aula dato che, come dice il portavoce Giorgetti, «capiamo le motivazioni del Governo». Resta ancora un punto aperto: la sentenza di Strasburgo che potrebbe rendere Silvio Berlusconi nuovamente eleggibile. L’impatto sarebbe incalcolabile e mischierebbe nuovamente le carte per le prossime elezioni. In questo contesto gli unici che guadagnano in termini elettorali sono i pentastellati, che sono immediatamente saliti sulle barricate. Piazze che tornano di moda, nonostante l’indicazione del garante, Beppe Grillo, che aveva sentenziato «Non è più tempo di manifestazioni di piazza a carattere provocatorio, facili a sfogare nella violenza». Ma i social della base grillina da tempo invocano la piazza «contro la deriva autoritaria» e quindi parlamentari e altro personale politico a Cinque Stelle sono tornati a imbracciare il megafono. Tutto sotto l’egida del blog che ha convocato l’adunata al motto «E' il momento di dire basta!»