Il caso Consip

Marco Lillo e Consip, perquisita la sua casa dopo le rivelazioni in «Di padre in figlio»

Una squadra della Guardia di Finanza ha eseguito una perquisizione nella casa del giornalista del ‘Fatto Quotidiano’ in merito alla fuga di notizia sul caso Consip e su quanto riportato nel suo libro ‘Di padre in figlio’

Caso Consip, il libro di Lillo 'Di padre in figlio'
Caso Consip, il libro di Lillo 'Di padre in figlio' (ANSA | CIRO FUSCO)

ROMA – Perquisizione in casa di Marco Lillo, il giornalista del ‘Fatto Quotidiano’ e autore del libro ‘Di padre in figlio’. Gli agenti della Guardia di Finanza, che stanno cercando eventuale materiale probatorio riguardo la fuga di notizie sul caso Consip, sono stati incaricati alla perquisizione dalla Procura di Napoli dopo la denuncia dell’imprenditore Alfredo Romeo.
Secondo quanto riportato sul sito del Fatto Quotidiano, il giornalista non sarebbe indagato, mentre la Procura di Napoli avrebbe disposto la perquisizione a seguito di una rivelazione del segreto d’ufficio per mezzo della pubblicazione del suo libro.Nello specifico, gli agenti del Nucleo Tributario della Guardia di Finanza di Napoli stanno eseguendo la perquisizione in casa dell’autore – che attualmente è in vacanza – alla ricerca di tracce informatiche eventualmente celate nel computer e nei telefonini del giornalista che riguardano l’origine dei suoi scoop sull’inchiesta Consip. Tuttavia, al momento si indaga contro ignoti. L’inchiesta per la presunta violazione del segreto d’ufficio prende il via dopo la denuncia/querela presentata dagli avvocati di Alfredo Romeo, l’immobiliarista al centro del caso Consip.

Il caso Consip
La vicenda Consip è piuttosto complicata. Riguarda un presunto caso di corruzione che ha coinvolto l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo, alcuni dirigenti della Consip (la società che si occupa di gran parte degli acquisti della pubblica amministrazione), Tiziano Renzi (padre dell’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi) e il ministro dello Sport Luca Lotti.
Il Romeo è stato accusato di aver corrotto un funzionario della Consip – tale Marco Gasparri – e avere promesso del denaro a Tiziano Renzi. Lo stesso Romeo, pare abbia fatto una ‘donazione’ di 60mila euro alla Fondazione Open, che ha finanziato la campagna elettorale di Matteo Renzi nel 2013.
Secondo i magistrati che dirigono l’inchiesta, l’imprenditore Romeo avrebbe promesso del denaro a Tiziano Renzi anche in cambio di un aiuto per incontrare Luca Lotti e Luigi Marroni, capo della Consip. Ma, a tale proposito, Marco Lillo a suo tempo scriveva su Il Fatto Quotidiano, «E’ bene sottolineare che nessuno dei pagamenti ipotizzati e nessuno degli incontri con M. e L., se sono davvero Marroni e Lotti, si è poi realizzato. Va detto inoltre che Tiziano Renzi non partecipa a un solo colloquio. Va ribadito che il babbo dell’allora premier non ha incassato un euro da Romeo e potrebbe essere vittima di un colossale misunderstanding sulla T. o di un colossale millantato credito di Russo».