20 novembre 2019
Aggiornato 20:00
A 43 anni da Piazza della Loggia

Strage Brescia, Tramonte condannato all'ergastolo catturato a Fatima, in Portogallo

A 43 anni dalla strage di Piazza della Loggia, e dopo che la Corte di Cassazione ha condannato Maurizio Tramonte all'ergastolo, l'uomo, in fuga, è stato catturato in Portogallo, a Fatima

Piazza della Loggia a Brescia dopo la strage
Piazza della Loggia a Brescia dopo la strage ANSA

ROMA - A 43 anni dalla strage di piazza della Loggia avvenuta a Brescia il 28 maggio 1974, su segnalazione del Ros carabinieri, la polizia portoghese ha arrestato a Fatima Maurizio Tramonte, condannato all'ergastolo ma irreperibile. Il suo avvocato Marco Agosti, contattato dall'Adnkronos, a proposito della mancata reperibilità aveva dichiarato: «Io non l'ho sentito e non l'ho chiamato. A me non risulta nulla, ma del resto non sono io che devo essere informato circa la sua reperibilità», e aveva anche aggiunto che dalla Suprema Corte si aspettava, come lo stesso Tramonte, cioè l'assoluzione, perché, aveva affermato «la sua innocenza emerge chiaramente dagli atti del processo». La Corte di Cassazione, però, ha ritenuto diversamente. E a seguito della sentenza, i carabinieri del Ros hanno notificato a Venezia il provvedimento all'altro condannato, Carlo Maria Maggi, presso l'abitazione dove è domiciliato, gravemente ammalato.

Nessuna misura cautelare
Per lunghe ore si è temuto che Tramonte si fosse dato alla fuga; in effetti, sarebbe stato all'estero, ma in verità la Procura generale milanese aveva riferito il fatto che per i due condannati non era stato disposta, al termine del processo d'appello bis, alcuna misura cautelare, come il divieto di espatrio e il ritiro del passaporto

Il commento di Laura Boldrini
All'indomani della sentenza della Cassazione, Laura Boldrini ha commentato così i fatti: «Ho voluto chiamare Manlio Milani, presidente della Casa della Memoria di Brescia. Ho sentito il bisogno di ringraziarlo, e con lui tutti i familiari delle vittime, per la tenacia e la fiducia con cui hanno atteso - per 43 lunghissimi anni - che la giustizia italiana dicesse una parola definitiva»«Ora quella parola è arrivata: a Brescia ci fu una strage neofascista che si avvalse della complicità di settori deviati dei servizi. 'Lo Stato ha dovuto combattere contro un'altra parte dello Stato, e lo Stato democratico alla fine ha vinto', mi ha detto Manlio Milani. Quella storia, che ha segnato tanto profondamente la nostra democrazia, merita memoria e rispetto - ha aggiunto Boldrini -. Un rispetto che oggi esige anche di non sottovalutare i crescenti segnali di una presenza fascista, incompatibile con la Costituzione, le leggi e la storia dell'Italia nata dalla Resistenza».