19 giugno 2021
Aggiornato 01:00
I due criminali sono evasi domenica 14 febbraio

Continua la caccia ai detenuti evasi da Rebibbia

Mentre le ricerche si estendono in tutta Italia, a Roma si continuano a cercare i responsabili di quanto accaduto. Quali le falle nei livelli di vigilanza di Rebibbia?

 ROMA – Gli ultimi a vederli sono stati due agenti della polizia penitenziaria, poi dei due detenuti evasi da Rebibbia domenica pomeriggio si sono perse le tracce. 28 anni uno e 33 l'altro, i due criminali hanno segato le sbarre del magazzino in cui lavoravano e si sono calati dalla finestra annodando delle lenzuola. Come nei film. Il tutto nel modo più indisturbato possibile, tanto che i poliziotti si sono accorti della fuga in atto solo quando i delinquenti stavano scavalcando il muro più esterno della casa circondariale romana.

La fuga
Un testimone avrebbe visto Catalin Coibanu e Flomin Mihai Diaconescu prendere un autobus di linea diretto a Tivoli, dopo essersi allontanati dal carcere passando per via Tiburtina. In carcere per sequestro di persona e omicidio uno e ricettazione e rapina l'altro, i detenuti, entrambi di origine romena, sono ad oggi ricercati in ogni angolo della penisola. Altissima è la probabilità, infatti, che i malviventi abbiano lasciato la Capitale, ma, nonostante le foto segnaletiche diramate e i posti di blocco in tutta Italia, ancora nessuna novità.

I fascicoli in procura
Conseguenza diretta del fatto sono i fascicoli aperti in Procura. Due, per l'esattezza: uno nei confronti dei due detenuti evasi e l'altro nei confronti del carcere romano. C'è stata una falla evidente nella faccenda e spetta ora ai magistrati capirne le responsabilità. Intanto si prospetta l'ipotesi che a finire nel registro degli indagati saranno le guardie in servizio domenica 14 febbraio.

Le debolezze di Rebibba
Quali sono i livelli di vigilanza nel carcere romano? Quali i punti deboli? Ancora è tutto da accertare, ma quel che è sicuro è che i due fuggitivi sono riusciti ad eludere ogni tipo di controllo, tra cui i tre sbarramenti che li separavano dalla libertà. Gli otto metri di un muro di recinzione, i sei di un secondo e la rete elettrosaldata non sono riusciti ad impedire a Catalin Coibanu e Flomin Mihai Diaconescu di scappare da Rebibbia.

La denuncia dei poliziotti
Sono gli stessi poliziotti a lamentare la scarsissima funzionalità del sistema di vigilanza del carcere capitolino. Come spiegano al quotidinao La Repubblica, infatti, «da Rebibbia è facilissimo evadere e non solo per la carenza di personale. Ieri c'erano 9 poliziotti per 300 detenuti al G 11. Il sistema di videosorveglianza, costato due anni fa due milioni di euro, è stato disinstallato», perché, essendo estremamente sensibile, si è pensato bene di metterlo fuori uso. Ma non finisce qui, perché pare che siano stati eliminati altri importantissimi servizi, come le due auto della Polizia poste fuori dal carcere e la famosa pratica della «battitura» - quella secondo cui a inizio turno l'agente passa cella per cella per la verifica delle barre, onde evitare che siano manomesse. Intanto mentre le autorità indagano per trovare i responsabili della vicenda, i due malviventi sono a piede libero chissà dove.