18 agosto 2019
Aggiornato 09:00
i giudici revocano il regime di custodia

Inchiesta Ospedale Israelitico, Mastrapasqua torna in libertà

L'ex direttore generale della struttura clinica, Antonio Mastrapasqua, era finito agli arresti domiciliari per le accuse di falso e truffa

ROMA - Tornano tutti in libertà dirigenti e manager dell'ospedale israelitico indagati in una inchiesta della Procura di Roma su un presunto raggiro ai danni del sistema sanitario. Su istanza dei difensori e dello stesso pubblico ministero, che ne ha evidentemente condiviso le ragioni, sono stati revocati gli arresti domiciliari per l'ex direttore generale della struttura clinica, Antonio Mastrapasqua, e per gli altri che erano vincolati alla stessa misura: Elvira Di Cave, Pietro Aloisi, Stefano Burini, Batia Popel, Antonio Cannistrà, Mirella Urso, Giovanni Luigi Spinelli, Naim Nasrollah.

Tutti in libertà
Il giudice ha fatto cadere anche gli obblighi di firma a cui erano tenuti Antonella Gallo, Domenico Gallà, Anita Fanelli, Tiziana D'Agostini, Stefano Zuccaro, Dania Roscani, Riccardo Pezzi. Il gip Maria Paola Tomaselli in un passaggio del suo provvedimento chiarisce: «Il contesto nel quale le condotte contestate si sono generate e sviluppate appare radicalmente mutato, essendo stata la gestione dell'ospedale israelitico affidata ad un commissario che ha sostituito la precedente governance e che sono stati interrotti i rapporti professionali e di lavoro». E vista la «sostanziale chiusura della fase delle indagini» si può procedere alla revoca del regime di custodia o cautela.

Le accuse contro Mastrapasqua
Mastrapasqua, che ha da tempo lasciato tutte le cariche, era finito agli arresti domiciliari per le accuse di falso e truffa. L'ordinanza era stata eseguita il 21 ottobre scorso. Il provvedimento nel suo complesso riguardava anche altre 16 persone. Tra le contestazioni rivolte all'ex direttore generale dai pm Corrado Fasanelli e Maria Cristina Palaia, ci sarebbe quella di aver falsamente indicato ricoveri e dimissioni di pazienti ricoverati nel reparto di ortopedia «del quinto piano» come se fossero avvenuti in quello effettivamente accreditato del terzo piano di via Fulda. (Fonte Askanews)