18 aprile 2019
Aggiornato 14:30
SEL condanna il post dei 99 Posse: «Più bastoni, meno tastiere»

Bordo: A Cremona i Black Block hanno regalato un alibi a CasaPound

Sabato a Cremona si è consumata l'ennesima guerriglia che ha visto le forze dell'ordine scontrarsi con circa 2mila antagonisti. Il corteo era stato organizzato per sostenere la causa di Emilio Visigalli, attivista di un centro sociale massacrato di botte da alcuni esponenti di CasaPound. A commentare i fatti, il deputato Sel Franco Bordo: «Inaccettabile violenza».

CREMONA«Penso che quella di sabato sia stata un'operazione sbagliatissima, violenta e sbagliata». A parlare è il deputato di Sel, Franco Bordo, che – in un'intervista rilasciata a DiariodelWeb.it – commenta quanto accaduto sabato scorso a Cremona, in cui forze dell'ordine e 'antagonisti' si sono scontrati in occasione del corteo indetto per Emilio Visigalli, l'attivista del centro sociale Dordoni aggredito da alcuni esponenti di CasaPound.

PIÙ VIOLENZA, MENO RISULTATI - «Tra l'altro stavamo arrivando ad un risultato politico importante – continua Bordo –, per la prima volta stavamo chiudendo la sede di CasaPound a Cremona. Era stata, infatti, comunicata quella mattina stessa la notizia, bruciata, invece, dai terribili atti di violenza. Credo che questa cosa ci abbia portato indietro rispetto al conseguimento di un risultato rilevante contro il fascismo, perché ora tutto è concentrato sugli avvenimenti di sabato e sulle temute violenze che possono scatenarsi in occasione del concerto dei 99 Posse previsto per giovedì». La risposta dell'esponente di Sel ai fatti di Cremona è ferma e intransigente. Come rigido e inflessibile è il commento al post scritto su Facebook dal noto gruppo rap napoletano 99 Posse, «Onore a chi lotta. Più bastoni, meno tastiere»: «A proposito del post – spiega il deputato –, penso che sarebbe stato assolutamente da evitare, non soltanto perché personalmente ritengo che la lotta politica debba essere non violenta, ma anche perché in certi momenti, soprattutto se si è figure pubbliche, a maggior ragione bisognerebbe mostrare una responsabilità se non si vuole che succeda qualcosa di grave».

LA RISPOSTA POLITICA NON VIOLENTA - La band spiega che quanto accaduto scaturisce dalla necessità di dare una risposta ferma all'estrema destra e Bordo continua: «Che si debba dare una risposta politica all'estrema destra, io sono assolutamente d'accordo. Ma politica e civile, non violenta e democratica, questa è la risposta che dobbiamo dare. Io mi sono esposto direttamente anche nei confronti della destra, mi sono imposto direttamente nel momento in cui ho tolto un beneficio di cui godeva CasaPound a livello nazionale, cioè finanziamenti dati in modo illegittimo che percepiva con il 5x1000, ho presentato interrogazioni parlamentari per quanto riguarda la presentazione di liste elettorali di stampo fascista, ho presentato l'interrogazione sulla questione CasaPound solo perché ci sia, dal punto di vista istituzionale, ci sia una spinta diversa rispetto a queste organizzazioni come CasaPound e Forza Nuova». Per l'esponente di Sel, dunque, se il fine è giusto, il mezzo col quale si è cercato di perseguirlo è da condannare: «Non è con questo sistema, con queste modalità che lo otteniamo, andiamo soltanto a degli scontri fisici, in cui qualcuno – come è successo con Emilio – rimanga sul campo. Io penso che regimi democratici non possano adottare la violenza come strumento di lotta politica».

STRUMENTALIZZAZIONI - «La notizia è il gravissimo ferimento di Emilio e non il post di un gruppo musicale su Facebook». A dirlo sono i 99 Posse, che, in una dichiarazione rilasciata a DiariodelWeb.it, cercano di riportare l'attenzione sul nodo centrale della vicenda, smorzando le polemiche sollevate da il Corriere.it e prendendo le distanze da certe strumentalizzazioni.

L'INNO ALLA VIOLENZA - «Onore a chi lotta. Più bastoni, meno tastiere». A scriverlo sulla loro bacheca Facebook i 99 Posse, che rispondono così all'ingiustificato atto di violenza perpetrato da un gruppo di fascisti di CasaPound nei confronti di Emilio Visigalli. Il Corriere.it parte da una frase estrapolata dal discorso ampio e ideologico dei 99 Posse per denunciarne la violenza. Violenza che andrebbe ad alimentare il clima di odio e irrequietudine che si respira a Cremona in questi giorni, secondo il Corriere. La frase è stata scritta dalla band lo scorso sabato, in occasione della grossa manifestazione in sostegno di Emilio, in coma in prognosi riservata all'ospedale di Cremona. La polizia ha lanciato i primi fumogeni in seguito alla decisione presa da alcuni manifestanti di deviare il percorso prestabilito, probabilmente per raggiungere la sede di CasaPound. Gli scontri sono andati avanti, tra cariche della polizia e vetrate di banche distrutte.

CORIANDOLI CONTRO IL FASCISMO«La prossima volta, mentre ci sprangano, apriamo una discussione franca e civile con gli aggressori. E se proprio non dovesse bastare, tiriamogli coriandoli e stelle filanti. Naturalmente a volto scoperto, in modo da essere denunciati in maniera più semplice», scrive il gruppo su facebook nella serata di sabato, in risposta all'indignazione di Cremona, ferita dai Black Block. Qualche ora dopo, sulla stessa pagina, compare il post incriminante: una foto del corteo, una fila di uomini armai di bastone e coperti da casco integrale avanza per una via di Cremona. Ad illuminare i loro caschi il riflesso rossastro dei fumogeni della polizia. La frase che campeggia sulla foto è quella che avrebbe suscitato polemica e indignazione: «Onore a chi lotta. Più bastoni, meno tastiere».

CONTRO L'ARBITRIO DELLA POLIZIA - L'impegno del gruppo napoletano è noto a tutti, i loro versi richiamano l'ideologia anarchica che disprezza l'istituzione e si batte, sempre, con costanza, per quel fine ultimo che è la giustizia sociale. Le parole pronunciate da Luca «'O Zulu» Persico e Marco Pezzotto – entrambi membri della band –​ in un'intervista rilasciata a La Repubblica.it spiegano bene quello che con la frase la band avrebbe voluto intendere: «Noi non siamo per la violenza, siamo per il diritto alla difesa nei cortei, per l'autodifesa dalle violenze arbitrarie della polizia. Sul nostro profilo Facebook c'era la foto del corteo di Cremona organizzato in seguito ad un attacco squadrista di 60 fascisti al centro sociale Dordoni dove un compagno è stato massacrato e ha quasi sicuramente perso l'uso di un occhio: quattro dei suoi aggressori di CasaPound sono perseguiti solo per rissa e non, come polizia e magistratura dovrebbero fare, per aggressione».

LA COSTITUZIONE TRADITA«La verità è che tutto questo non sarebbe successo se fossero stati seguiti i dettami della Costituzione italiana, che vietano il riformarsi di un'organizzazione fascista, mentre tutti hanno sempre chiuso un occhio e hanno fatto proliferare chi come CasaPound accoltella e spranga il diverso». Ma perché utilizzare la violenza per combattere la violenza? «C'è la necessità di mandare dei segnali di difesa all'estrema destra che si riorganizza e aggredisce impunemente. Se questi segnali non vengono dati dalla polizia e dalla magistratura, allora li deve dare la società civile».

INDIGNAMOCI - Intanto l'ultimo comunicato dalla band su Facebook snocciola una serie di nomi, vittime di aggressioni da parte di esponenti dell'estrema destra degli ultimi anni. «Se Emilio non si è aggiunto alla lista, è stato solo per la reattività dei suoi compagni che lo hanno sottratto al pestaggio. La sua aggressione non ha provocato la stessa indignazione di qualche vetrina di banca rotta», scrivono. L'attacco alle istituzioni è duro e impregnato di rabbia: «Il neofascismo gode da qualche anno di agibilità politica, ingenti finanziamenti occulti, sostanziale impunità, nel silenzio assordante della politica, dello Stato e della società civile. Gli stessi che oggi si indignano per la manifestazione di Cremona. Gli stessi che una settimana fa non si sono indignati per l'aggressione a Emilio che gli stava costando la vita».