20 settembre 2018
Aggiornato 19:00

«Un carcere che funziona»

Radicali in visita alla struttura vercellese che ospita 213 detenuti: 109 stranieri e 104 italiani.
Cella carceraria
Cella carceraria ()

VERCELLI - Una struttura che funziona. «Estranea ad ogni ipotesi di sovraffollamento» è il positivo giudizio del consigliere regionale Gabriele Molinari sul carcere di Vercelli, dopo la visita effettuata l’altro ieri. Ad accompagnarlo c’era l’esponente vercellese dei «Radicali», Roswitha Flaibani e il presidente dell’associazione «Adelaide Aglietta» Igor Boni, che hanno spiegati i dati che riguardano il carcere Billiemme. Nella casa circondariale attualmente ci sono 213 persone: 109 sono stranieri (soprattutto marocchini, albanesi e rumeni), mentre gli italiani sono 104. Una cifra al di sotto della soglia di tolleranza (417), della capienza regolamentare (230) e dei picchi registrati negli anni passati, quando il carcere ha avuto anche punte di 350-400 reclusi. Questo merito della sentenza Torreggiani del 2013, con cui la Corte europea dei diritti dell’uomo ha giudicato le condizioni dei detenuti italiani una violazione degli standard minimi di vivibilità. Da segnalare, inoltre, un’efficace razionalizzazione della popolazione carceraria realizzata dalla Regione.

Ma non tutto è rose e fiori nella struttura. Permangono infatti problemi di organico: secondo i dati forniti dai «Radicali», dei 23 sovraintendenti previsti per Vercelli ce ne sono solo 8. E dei 26 ispettori disposti dalla legge, ce ne sono 6. «Sono presenti anche danni strutturali - continua Boni -: ci sono infiltrazioni di pioggia e alcune perdite. E ci sono da rifare completamente le docce». I 180 uomini e 33 donne vivono in celle da 9,5 metri quadri, aperte (e quindi possono circolare liberamente) dalle 9 alle 19,45. I colloqui con i parenti si svolgono 6 giorni alla settimana (prima erano 3).