7 dicembre 2019
Aggiornato 05:00
Lotta alla criminalità organizzata

Manette ai fratelli Cosentino

Antonio, l'ex deputato del Pdl Nicola e Giovanni sono finiti in carcere per ordine della Procura di Napoli con l'accusa di estorsione e concorrenza sleale, ricorrendo sistematicamente al metodo mafioso

NAPOLI – Nuovo arresto per Antonio Cosentino, accusato dalla Procura di Napoli di estorsione e concorrenza sleale, ricorrendo sistematicamente al metodo mafioso. In manette anche i due fratelli Nicola, ex deputato del Popolo della libertà, e Giovanni.

IL RACKET DELLA BENZINA - Nel mirino degli inquirenti le attività di vendita di carburanti nel Casertano appartenenti ai Cosentino, insieme ai quali sono finiti in carcere altri tre indagati, mentre sette persone sono andate ai domiciliari. Dall'indagine, iniziata nel 2011, è emersa una gestione illecita degli impianti da parte delle Aversana Petroli, Aversana Gas e IP Service, tutte riconducibili alla famiglia Cosentino. Gli indagati, con il concorso di dirigenti, funzionari regionali e del Comune di Casal di Principe, e con la complicità di funzionari della Q8, ottenevano permessi e licenze per la costruzione degli impianti, anche quando non era possibile. Allo stesso modo costringevano le amministrazioni competenti ad adottare atti illegittimi per ostacolare i concorrenti.

I COSENTINO E I CASALESI - La Procura di Napoli parla di un vero e proprio «sistema» criminoso capace di condizionare il mercato, grazie innanzitutto al «canale privilegiato» tra i Cosentino e le amministrazioni pubbliche. Non solo. A loro vantaggio giocava lo stabile rapporto soprattutto di Nicola con esponenti dei casalesi, che avevano vietato agli affiliati di procedere con le estorsioni agli impianti dei Cosentino a differenza di quanto avveniva per i loro concorrenti. A completare il quadro la posizione economicamente privilegiata che consentiva loro di negoziare con società petrolifere internazionali.