19 settembre 2018
Aggiornato 09:00

A Torino il centro di ricerca sulle nuove tecnologie: «Sarà aperto a tutti»

L'obiettivo è quello di costruire un data center aperto ai ricercatori e rendere la ricerca disponibile alle imprese
A Torino il centro di ricerca sulle nuove tecnologie
A Torino il centro di ricerca sulle nuove tecnologie (Shutterstock.com)

TORINO - Per Marco Aldinucci, docente di Informatica dell’Università di Torino, l’obiettivo è quello di creare una piattaforma di intelligenza artificiale on-demand, per permettere ai ricercatori italiani, di fare sperimentazioni. Un data center che non è solo un data center, «quello ti dà le macchine e non i metodi», dice lui, ma una vera e propria infrastruttura di ricerca sull’intelligenza artificiale e Big Data. Le ambizioni per il nuovo Centro di Competenza Calco ad Alte Prestazioni che dovrebbe sorgere alle fine del prossimo anno a Torino, sono lungimiranti.

Il progetto - da più di 4 milioni di euro, finanziato in parte anche dalla Regione Piemonte - sarà distribuito in quattro punti tra l’Università di Torino e il Politecnico e avrà l’obiettivo di sviluppare nuove soluzioni tecnologiche in diversi ambiti come la salute, l’agroalimentare, l’automotive o l’aerospazio. «L’idea è quella di costruire dei green data center federati che siano quindi di nostra proprietà - ci spiega il prof Aldinucci - ma che servano per la sperimentazione e la ricerca nei settori dell’intelligenza artificiale e dei Big Data. Permettere ai nostri ricercatori di studiare e, soprattutto, ad altri studenti e imprese di poter accedere liberamente alle sperimentazioni attraverso servizi in cloud». Servizi che saranno forniti dal consorzio GARR - quello che dà internet alle Università italiane, per intenderci. «Così daremo a tutte le università italiane accesso alle nostre soluzioni - continua Aldinucci -. Un po’ come quando vuoi loggarti ai servizi dell’ateneo e hai bisogno della password per farlo. Con il nostro centro, potrai usare la stessa password».

L’obiettivo, chiaramente, è quello di massimizzare al massimo il trasferimento tecnologico e quindi rendere in qualche modo libero il «know how» soprattutto di una disciplina che permeerà sempre di più la nostra vita e il nostro modo di impresa, intelligenza artificiale e Big Data. Lo studio dei due segmenti diventerà fondamentale anche per le imprese più piccole, malgrado la loro titubanza in merito all’effettivo bisogno di queste tecnologie all’interno delle loro fabbriche. «All’interno dei nostri servizi si potranno trovare soluzioni già fatte e sviluppate (ad esempio per effettuare dei processi di analitica per un determinato business, ndr.) oppure soluzioni più complesse che potranno essere modificate per renderle più adattabili all’utilizzo che dobbiamo farne - ci spiega ancora Aldinucci -. Prendiamo, per esempio, delle soluzioni di intelligenza artificiale che sappiano riconoscere un tumore sulla base delle immagini radiografiche. Benchè la soluzione di base possa funzionare, il medico potrebbe apportare delle indicazioni più precise all’algoritmo, magari indicando che una particolare caratteristica nell’immagine corrisponde a un sintomo preciso. E lo potrà fare. Potrà modificare la soluzione algoritmica che, così, diventerà in parte anche sua e potrà così decidere se darla ad altri gratuitamente o venderla».

Il progetto torinese rappresenterebbe davvero un punto di svolta nella fruibilità del know how. E dentro, peraltro, ci sono già partner tecnici importanti come Intesa Sanpaolo, Reale Mutua, Banca Sella, l’IIT di Genova, l’Human Technopole. «Non abbiamo nessuna intenzione di fare concorrenza a servizi commerciali o servizi per la pubblica amministrazione - ci tiene a precisare il prof. Aldinucci -. Il nostro obiettivo è quello di fare ricerca. E di permettere la diffusione del know how. Sarebbe davvero interessante, anche in ottica Industria 4.0, che i ricercatori portassero insieme alle aziende dei progetti di ricerca sulla piattaforma. Sarebbe utile ad aggregare le competenze».

Anche perchè il vero problema delle aziende sono i dati. Molti di questi - e in grandi quantità - sono già disponibili all’interno dell’azienda, ma la loro ottimizzazione è resa difficoltosa dalla mancanza di competenze adeguate. «Abbiamo bisogno soprattuto di creare studenti e giovani ricercatori che siano sempre più specializzati e che abbiano fatto esperienza su casi d’uso reali - racconta Aldinucci -. Molti miei studenti credono che non saranno coinvolti dalla rivoluzione tecnologica. Eppure è qui, va affrontata e ci coinvolge tutti».

Il Centro di Competenza Calco ad Alte Prestazioni sarà pronto in un anno e mezzo circa, dice Aldinucci. Tempo di sbrogliare le lungaggini burocratiche. «Stiamo contribuendo alla trasformazione del futuro e anche l’aver raggiunto un accordo tra Università di Torino e Politecnico è stato un gran traguardo. Sono sicuro saremo un punto di riferimento importante per tutta Italia».