16 dicembre 2018
Aggiornato 00:30

UberEats si espande in altre 100 nuove città in Europa, Africa e Medio Oriente

UberEats intende espandersi in altre 100 nuove città in Europa, Medio Oriente e Africa nel 2018

UberEats si espande in altre 100 nuove città in Europa, Africa e Medio Oriente
UberEats si espande in altre 100 nuove città in Europa, Africa e Medio Oriente (Shutterstock.com)

MILANO - Sicuramente, qui in Italia, non siamo ancora alla stregua dei consumatori cinesi che usano lo smartphone per acquistare praticamente di tutto, dalle corse in taxi ai pannolini per il bebè. Ma una cosa è certa: ordiniamo e acquistiamo cibo dalle piattaforme online, per riceverlo a casa. Un’abitudine da 2 miliardi di dollari, che rispecchia un trend globale consolidato e un business decisamente profittevole. Secondo un recente studio, i ricevi del settore food delivery, ammonteranno a 4,128 milioni di dollari nel 2018, con una crescita annuale del 16,2%, per raggiungere un volume di mercato pari a 7,519 milioni di dollari nel 2022.

Di questi numeri ne sta approfittando UberEats, spingendo sulla crescita internazionale. Soprattutto per contrastare l’avanzata cinese, mercato dal quale provengono le maggiori entrate nel settore. Alibaba, a tal proposito, sarebbe in trattativa per acquisire il restante 68% della quota rimanente di Ele.me, la sua unità di consegna alimentare che collega i ristoranti con i clienti utilizzando internet. Tornando a UberEats, l’app di proprietà del colosso dei taxi low cost, intende servire 100 nuove città in Europa, Medio Oriente e Africa, tra cui Irlanda, Egitto, Kenya, Repubblica Ceca, Ucraina e Romania. Una politica di espansione che dovrebbe realizzarsi proprio durante il 2018.

A oggi sono 200 le città in cui opera UberEats a livello globale, peraltro in luoghi in cui le operazioni di Uber hanno una presenza minima. Nell'ultimo trimestre del 2017 UberEats ha generato circa il 10% del volume d'affari registrato da Uber (1,1 miliardi di dollari). La spinta a lanciare più mercati di UberEats potrebbe essere parte degli sforzi di Uber di trasformare la sua organizzazione in un'entità più fiscalmente responsabile prima di una potenziale IPO, prevista per il 2019. Uber ha detto che la sua attività Eats era redditizia in 45 dei 200 mercati in cui opera, che non suona come un rapporto terrificante fino a quando non si aggiunge il contesto che si è espanso da 50 a oltre 200 mercati in un solo anno, e che era redditizio in solo 3 dei suoi mercati attivi nel 2016.

Uber si è anche recentemente mossa per soddisfare meglio le autorità di regolamentazione dell'UE per quanto riguarda le sue pratiche operative con UberEats nella regione, compreso il lancio di pacchetti assicurativi gratuiti per i corrieri di recapito sui mercati dell'UE. Un’assicurazione anche per i fattorini italiani di UberEats che in Italia ci è arrivata nel 2016. Per fare alcuni esempi: in caso di incidente durante il lavoro e di successivo ricovero, i fattorini avranno diritto alla copertura dei costi ospedalieri fino a 7.500 euro. Mentre se un corriere partner di UberEats è gravemente malato o infortunato e necessita di ricovero per più di 3 giorni consecutivi, riceverà 50 euro per ogni giorno in cui non potrà lavorare.

La notizia dell’espansione arriva, peraltro, dopo un’importante acquisizione fatta dal colosso americano, quella della startup Ando, il «ristorante» pensato per le sole consegne a domicilio dello chef David Chang. Lanciata nell’estate del 2016, la startup si è dedicata a ripensare il concetto stesso di «food» in funzione dell’home delivery. Dall’utilizzo di ingredienti deperibili in tempi più lunghi al materiale e forma della confezione. David Chang ha conquistato New York – sola città in cui finora era attivo il servizio – puntando sulla tecnologia per migliorare la customer experience.