17 agosto 2018
Aggiornato 11:30

Che fine hanno fatto i droni di Amazon?

Un ultimo brevetto depositato da Amazon parla di camion come stazione di posa dei droni
Che fine hanno fatto i droni di Amazon?
Che fine hanno fatto i droni di Amazon? (Amazon)

MILANO - Negli ultimi tempi, a tenere Amazon tra le prime pagine dei giornali, è stato il suo particolare e «misterioso» rapporto di lavoro con i dipendenti. Dal braccialetto-guardia del corpo (anche se i lavoratori Amazon sono già controllati oggi con le tecnologie a loro disposizione) alla più recente notizia di volerli mettere alla porta, i dipendenti, con in programma licenziamenti su larga scala in favore di Alexa, l’assistente virtuale che, a quanto pare, richiederebbe maggiori sforzi per il suo sviluppo. Ma dove sono finiti i tanto discussi droni di Amazon, con i quali il colosso ha cercato più volte di rivoluzionare il settore della logistica?

I piani di consegna tramite drone di Amazon sono stati ben documentati e mentre l’azienda potrebbe sostenere che in questo momento la tecnologia è pronta per fare il grande salto e diventare operativa, le preoccupazioni sulla sicurezza di macchine autonome che ronzano tra magazzini e appartamenti, hanno impedito all'Amministrazione federale dell'aviazione di dare il via libera.

Nel frattempo, il team di ricerca e sviluppo di Amazon ha lavorato duramente esplorando varie caratteristiche per un sistema di consegna a drone praticabile. L'ultima versione, contenuta in un brevetto rilasciato dall'Ufficio brevetti e marchi degli Stati Uniti la scorsa settimana, suggerisce di utilizzare camion commerciali gestiti da altre società per fornire un trasporto temporaneo per i droni di consegna, sia che siano tornati da una consegna o in partenza.

Mentre l’idea di adibire la parte superiore dei camion a piattaforma per la posa dei droni sembra andare contro l’intera premessa di «consegne volanti» che non occupano strada, il sistema avrebbe dei vantaggi considerevoli, conserverebbe la batteria del drone e su alcuni percorsi potrebbe anche tagliare i tempi di consegna. Si ridurrebbe - inoltre - la probabilità di incidenti tra droni nelle aree più trafficate o dove ci sono più ostacoli da evitare.

Il documento del brevetto spiega che Amazon avrebbe stipulato accordi con le imprese di autotrasporto, con i componenti necessari posti sopra il veicolo per fissare in sicurezza il drone durante il trasporto. Il software che tiene traccia dei veicoli iscritti determinerebbe i percorsi e le corse più efficienti per ogni drone, con le macchine volanti che saltano potenzialmente tra diversi camion durante un lungo viaggio di consegna. Uno scenario un po’ ridicolo, effettivamente, ma ormai solo l’ultimo di una lunga serie. Nel 2015 Amazon aveva richiesto un brevetto per un centro di comando, una specie di alveare, che avrebbe permesso ai droni di riversarsi nelle città come fossero un vero e proprio sciame di api.

E non è neppure la prima volta che Amazon esamina il trasporto via terra per un piattaforma che consenta la posa dei droni. Nel 2017, un altro brevetto ha mostrato come utilizzare treni in movimento e navi per distribuire rapidamente droni in luoghi in cui la domanda dei clienti «è nota o anticipata», attraverso modelli di acquisto «o eventi che si verificheranno in tali aree».

Per quanto riguarda l'alimentazione della batteria, Amazon ha anche esaminato l'idea di utilizzare le sommità dei lampioni, le torri delle celle e i campanili delle chiese come stazione di carica, permettendo ai droni di ricaricarsi a tappe quando si dirigono verso e da indirizzi di consegna lontani.

Amazon ha depositato brevetti legati al suo drone Prime Air da quando il capo della società, Jeff Bezos, ha presentato il suo ambizioso piano di consegna nel 2013. Non c’è davvero nulla che ci dica se questa rivoluzione della logistica sarà messa in atto prima o poi, fuori dal tavolo da disegno, ma ci dà una visione sul tipo di sfide che il team ricerca e sviluppo di Amazon sta considerando.

C’è da dire però che, per quanto improponibile sia uno sciame di droni che vola sulle nostre teste, Amazon non è l’unico a studiare delle soluzioni per rendere il progetto attuabile. I ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) stanno lavorando allo sviluppo di una soluzione drone che consegni pacchetti direttamente fuori casa. Il nuovo sistema, chiamato NanoMap, permette ai droni di volare costantemente 32 km all'ora attraverso ambienti densi come le foreste. Essere in grado di evitare gli ostacoli mentre si viaggia ad alta velocità è complesso da calcolare, soprattutto per i piccoli droni. NanoMap, però, è in grado di farlo e utilizza un sistema di profondità per cucire insieme una serie di misure sull'ambiente circostante. Questo gli permette non solo di fare piani di movimento per il suo campo visivo attuale, ma anche di anticipare come dovrebbe muoversi nei campi visivi nascosti che ha già visto.