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Perché il lavoro ad Amazon è a tempo determinato (e non centrano i contratti)

Amazon amplia la logistica nel nostro Paese e annuncia l'apertura di altri due centri. Siamo sicuri sia davvero una buona notizia?

Perché il lavoro ad Amazon è a tempo determinato (e non centrano i contratti)
Perché il lavoro ad Amazon è a tempo determinato (e non centrano i contratti) (Shutterstock.com)

TORINO - Secondo le ultime notizie che abbiamo a disposizione, il colosso dell’e-commerce Amazon ha deciso di investire nuovamente nel nostro Paese, aprendo altri due centri logistici nel Nord Italia: uno a Torrazza Piemonte, in provincia di Torino e uno a Casirate, in provincia di Bergamo. Solo il sito torinese costerà ad Amazon ben 150 milioni di euro di investimento e promette di dare lavoro a 1200 persone entro tre anni, per un magazzino (che come quello di Casirate) dovrebbe sorgere entro l’autunno del 2018.

Insomma, altri due nuovi hub che, oltre ai magazzinieri in carne ed ossa, diventeranno il luogo di lavoro di decine di robot. Oltre alle già discusse condizioni di lavoro a cui i dipendenti di Amazon sono sottoposti (e che hanno spinto il personale del sito di Piacenza a scioperare proprio durante lo scorso Black Friday), il vero problema sarà rappresentato dall’automazione. Se da una parte i robot collaborativi facilitano i lavoratori sottraendoli alle mansioni più gravose e faticose, dall’altra, minacciano i lavoratori stessi.

Malgrado crescano a vista d’occhio le nuove sedi e i magazzini dislocati in modo sempre più capillare anche sul territorio italiano, Qz.com suppone che il numero di dipendenti nella vendita al dettaglio crollerà dell’1% anno su anno (ovviamente prendendo in considerazione le tendenze attuali). Se l’1% vi sembra poco, sicuramente 170mila persone vi sembreranno abbastanza. E sono quelle che perderebbero il lavoro a causa dell’automazione. Cosa significa questo? Che il numero di posti creati da Amazon non sarà sufficiente a coprirne la moria generata dall’inserimento, ad esempio, di flotte di robot all’interno dei magazzini. Già oggi, in Amazon, lavorano circa 55mila dipendenti robot (dati 2016) che contribuiscono a ridurre al minimo il movimento e le ferite dell'uomo in questi enormi centri di stoccaggio. Le macchine, di fatto, possono recuperare più velocemente i prodotti di quanto non facciano le persone. In ogni caso il tasso di automazione di Amazon sta accelerando ed è probabile che si arrivi presto a un totale di 75mila robot.

In futuro non troppo lontano, oltre ai robot collaborativi, è possibile ipotizzare che molte operazioni di monitoraggio dei pacchi all’interno dei magazzini, vengano svolte addirittura da droni. In questo articolo vi abbiamo parlato di come potrebbe essere il viaggio di un pacco dalla fabbrica al consumatore nel 2030 e, come potete leggere, saranno i droni a capire come e in che modo la merce dovrà essere consegnata agli acquirenti. Altro compito che potrà essere sottratto alla competenza umana.

Per onor di cronaca c’è da dire che Amazon, in qualche modo, pare stia mettendo una pezza. Nel 2012 ha creato un programma chiamato Career Choice e da allora lo ha esteso a tutti i lavoratori che hanno lavorato in magazzino almeno per un anno. Attraverso il programma l’azienda paga il 95% delle lezioni universitarie per i lavoratori che vogliono tornare a scuola e imparare le cosiddette «materie del futuro», come l’assistenza ai robot. Quattordicimila persone hanno partecipato finora, ma Amazon intende raddoppiare la sua partecipazione entro il 2020. Probabilmente uno specchio per le allodole dato che la tecnologia viaggia molto più velocemente del nostro apprendimento.

Un altro punto allarmante, infatti, è rappresentato dal fatto che Amazon sta investendo nello sviluppo di robot da magazzino addirittura attraverso un concorso che sfida le macchine a svolgere il tipico lavoro di presa e scarico svolto da migliaia di persone nei vasti centri di realizzazione dell’azienda. Il vincitore di quest'anno, dell'Australian Center for Robotic Vision, ha richiesto solo alcune immagini per imparare a raccogliere un nuovo oggetto.

Ancora sicuri che la notizia dell’apertura di nuovi centri Amazon in Italia sia così una buona notizia?