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Equity crowdfunding, cosa dice il nuovo regolamento della Consob

Dall'estensione a tutte le pmi all'autoquotazione. Ecco le principali misure previste dalla Consob per il mercato dell'equity crowdfunding

Equity crowdfunding, cosa dice il nuovo regolamento della Consob
Equity crowdfunding, cosa dice il nuovo regolamento della Consob (Shutterstock.com)

MILANO - Vi potranno accedere, potenzialmente, anche i bar, le piccole aziende agricole o manifatturiere, anche l’agriturismo in campagna o la piccola media impresa che eroga servizi. Aziende che, fino a oggi, avevano fatto riferimento principalmente al debito bancario e che, a partire dai prossimi mesi, potranno ricorrere a un nuovo strumento, innovativo, teoricamente democratico. E che trova il suo fondamento nel crowd, ovvero nella folla. Allargare la platea. E’ questo uno degli obiettivi del nuovo regolamento approvato dalla Consob relativamente all’equity crowdfunding che viene quindi esteso a tutte le pmi, anche quelle non innovative, e che entrerà in vigore il prossimo 3 gennaio.

L’estensione mira ad avere una portata davvero copernicana e a coinvolgere tutto il tessuto imprenditoriale italiano che, ricordiamolo, è fatto per il 95% da piccole medie imprese, principalmente a conduzione famigliare. E che potranno servirsi della raccolta di capitali online, per finanziare il proprio business, dando una sterzata anche agli obiettivi previsti dal piano Industria 4.0.

Ma l’estensione alle pmi non è l’unica novità del regolamento approvato dalla Consob. Come già preannunciato, infatti, la soglia di investimento obbligatoria fissata al 5% della raccolta che deve essere sottoscritta da un investitore professionale, ora è stata ridotta al 3% «per le offerte effettuate da piccole e medie imprese in possesso della certificazione del bilancio e dell’eventuale bilancio consolidato, relativi agli ultimi due esercizi precedenti l’offerta, redatti da un revisore contabile o da una società di revisione iscritta nel registro dei revisori contabili».

La Consob ha previsto, inoltre, l’obbligo di adesione delle piattaforme a un sistema di indennizzo a tutela degli investitori o stipula di un’assicurazione di responsabilità professionale. Obbligo che entrerà in vigore entro sei mesi dalla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Nello specifico, è previsto che «ai fini dell’iscrizione nel registro e della permanenza nello stesso, i gestori devono aderire a un sistema di indennizzo a tutela degli investitori riconosciuto ai sensi dell’articolo 59 del Testo Unico» o  che in alternativa i gestori stipulino «un’assicurazione a copertura della responsabilità per i danni derivanti al cliente dall’esercizio dell’attività professionale». In ogni caso si prevede «per ciascuna richiesta di indennizzo, una copertura di almeno ventimila euro» e «per l’importo totale delle richieste di indennizzo, una copertura di almeno un milione di euro all’anno per i gestori che effettuano direttamente la verifica».

La nuova regolamentazione prevede, inoltre, la possibilità per le piattaforme di effettuare campagne di «autoquotazione» ovvero di raccolta di capitale per se stesse. Episodio che si è già verificato, ad esempio, per il portale Crowdfundme che negli scorsi mesi ha avviato una campagna di autofinanziamento raccogliendo ben 400mila euro. La Consob inserisce, infatti, l’art. 13 comma 1-bis, in base al quale «il gestore che intende condurre sul proprio portale offerte aventi a oggetto strumenti finanziari di propria emissione o emessi da soggetti controllanti, controllati o sottoposti a comune controllo, adotta misure idonee per l’efficace gestione del conflitto che insorge in relazione a questo tipo di attività. Tali misure includono l’astensione dal condurre tali offerte, laddove i conflitti di interesse non possano essere gestiti adeguatamente, in modo da evitare effetti negativi per gli investitori».

Il nuovo regolamento della Consob arriva dopo un anno d’oro per l’equity crowdfunding. Un mercato, quello dell’equity crowdfunding, che oggi - in un’Italia ancora caratterizzata da nanismo (di startup, ndr.) - rappresenta praticamente il 10% del Venture Capital italiano. Sono oltre 11 i milioni di euro che sono stati raccolti durante il 2017, principalmente da startup innovative (122 in questo anno). L’estensione della normativa a tutte le pmi contribuirà sicuramente ad ampliare questa fetta di mercato che potrebbe rappresentare quindi un pilastro importante nella crescita dell’ecosistema industriale e imprenditoriale italiano.