food

Anche Bruxelles interviene sulla legge italiana dell'Home Restaurant

Costante comunicazione tra le autorità italiane e quelle europee per la legge sull'Home Restaurant, ferma all'approvazione della Camera lo scorso gennaio. Ecco cosa ha detto Bruxelles

BRUXELLES - Lui, Giambattista Scivoletto, sull’Home Restaurant si sta battendo da tempo. Tanto da essere riuscito a portare una petizione da lui stesso lanciata all’indomani dell’approvazione del ddl alla Camera, direttamente nelle mani della Commissione Europea. Per lui, ideatore del sito bed-and-breakfast.it che annovera oltre 15mila B&B registrati, 30% dei quali interessati all’Home Restaurant, la relativa legge approvata circa un anno fa dalla Camera «disattende in pieno i principi cardine dell’Agenda europea per l’economia collaborativa». L’Home Restaurant, tra le altre cose, è bloccato dal parere del ministero dello Sviluppo Economico che nel 2015 ha equiparato gli Home Restaurant ai pubblici esercizi, bloccando - di fatto - questa attività.

I pareri della Commissione europea
Il ddl approvato dalla Camera, poi, ha dato il colpo di grazia. E - tra le altre cose - è molto probabile che «calcificherà» prima che la legislatura sia terminata, insieme al centinaio di disegni di legge che attendono speranzosi di passare al Senato. La normativa sull’Home Restaurant, di fatto, sembra essere ferma al palo, nonostante i moniti ricevuti anche da parte dell’Antitrust. Moniti che - in Commissione europea - sono arrivati anche da Peter​ ​Jahr​, deputato in rappresentanza della Commissione stessa, che ha sottolineato come in Italia non esista una normativa univoca. «Con le penalizzazioni, però, si è velocissimi - ha continuato il deputato -. Io non voglio andare a mangiare dalla nonna ed essere subito punito. Speriamo che si faccia certezza di diritto in Italia. Ci sono tante cose belle, innovative che vanno accettate, incoraggiate, nella piena tutela naturalmente di quelli che sono i settori esistenti. Si corregga là dove necessario, si​ ​faccia​ ​diritto​: con le multe si fa presto».

Per Ehrenstein Henning​ (sempre della Commissione UE, ndr.), esistono ancora possibilità di evoluzione del ddl italiano e solo quando la legge sarà fatta, Bruxelles potrà valutarne i contenuti definitivi e la sua coerenza con l’orientamento comunitario. Ciò che sembrerebbe certo è che le autorità europee siano in fase di comunicazione e collaborazione con le autorità italiane, il cui dialogo sembrerebbe ancora aperto e in via di definizione. La legge italiana, in ogni caso, dovrà aderire alle linee guida di Bruxelles legate all’economia collaborativa. Il testo approvato lo scorso giugno, infatti, invita gli Stati membri a considerare l’economia collaborativa come una grande opportunità dal punto di vista occupazionale e ambientale, giacché propone forme economiche anche più sostenibili. E soprattutto li invita a considerare con grande attenzione la normativa già esistente, al fine di evitare la nascita di regolamentazioni nazionali diverse tra di loro e contraddittorie.

La crescita dell’Home Restaurant
Anche perché il fenomeno dell’Home Restaurant, in Italia, non sembra aver paura delle nuove regole. Secondo un dibattuto sondaggio effettuato da Condiretti e Censis, sarebbero 3,3 i milioni di italiani che mangiano negli Home Restaurant, «con la preparazione di cene nel salotto di casa da parte di cuochi amatoriali, organizzate e promosse attraverso piattaforme social». E ancora, «se l’home restaurant «cattura» regolarmente 3,3 milioni di persone – spiega la Coldiretti – e altre 8,8 occasionalmente, il social eating (privati che organizzano in casa propria pranzi o cene come fossero ristoranti) è praticato abitualmente da 3,1 milioni di italiani, mentre ulteriori 6 milioni lo fanno di tanto in tanto».

I limiti della legge
A non andare giù alla frotta dei sostenitori dell’Home Restaurant ci sono i limiti dei 5mila euro sui proventi che si potranno ottenere nell’esercizio dell’attività, il tetto dei 500 coperti e il divieto di aprire le proprie cucine all’interno di abitazioni destinate anche ad affitti a breve termine. Oltre ai limiti che provengono dalla gestione dell'attività esclusivamente mediante le piattaforme digitali. Così chi si trova in una casa affittata tramite AirBnb, ad esempio, dovrà tassativamente esentarsi dal praticare l’Home Restaurant. Un vincolo, questo, che pone dei seri paletti alla sharing economy.

Il parere del Governo
Diverso il parere che ci aveva dato Angelo Senaldi, deputato del Pd e relatore della legge, secondo cui il testo rappresenta un vero e proprio punto di equilibrio «per salvaguardare da una parte i ristoratori tradizionali e dall’altra chi, dotato di ottime capacità culinarie, decida di cimentarsi in tale attività anche con il pubblico». Il nodo della matassa sta nell’evento pubblico, reso tale dalla diffusione effettuata attraverso le piattaforme digitali. «In questo caso è evidente che sussista il rischio di cadere in un rapporto di concorrenza non corretto con la ristorazione tradizionale. Ma questo non significa che vogliamo bloccare la sharing economy».