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Equity crowdfunding, Mamacrowd: «I capitali non mancano se i progetti sono di qualità»

Mamacrowd è la piattaforma che ha raccolto più capitale di rischio nel 2017, anno d'oro per l'equity crowdfunding. Ma da dove arriva questo successo

Equity crowdfunding, Mamacrowd: «I capitali non mancano se i progetti sono di qualità»
Equity crowdfunding, Mamacrowd: «I capitali non mancano se i progetti sono di qualità» (Shutterstock.com)

MILANO - Il 2017 è stato un anno record per l’equity crowdfunding, uno strumento a cui sia le startup che le PMI cominciano ad avvicinarsi in modo sempre più costante. Tanto da rappresentare il 10% di tutto il Venture Capital italiano nel segmento early stage. Ma non solo. Per le startup hi-tech gli investimenti informali (tra cui troviamo - appunto - anche l’equity crowdfunding) superano addirittura quelli formali (fondi di VC), raccogliendo 89 milioni di euro rispetto ai soli 80 milioni raccolti dagli investimenti formali.

A dominare il mercato dell’equity crowfunding c’è la piattaforma di Dario Giudici, Mamacrowd che ha raccolto 5 milioni di euro nel 2017, seguita da Starsup con 2,9 milioni e Crowdfundme che di milioni ne ha raccolti 2,67. Una strategia, quella di Mamacrowd, che punta tutto sulla qualità, e sul rapporto con gli incubatori e gli acceleratori di startup italiane che - in questo meccanismo - assolvono quasi un ruolo di «filtro». Solo le startup che hanno già affrontato un percorso di incubazione e accelerazione possono, validando il loro mercato, accedere alla piattaforma di equity crowdfunding di Dario. Una storia iniziata quando il crowdfunding, in Italia, ancora non c’era, nel 2011, e che ha portato Mamacrowd a essere una delle più importanti piattaforme della Penisola.

«Da cosa dipende il nostro successo? - ci spiega Dario Giudici - Dalla qualità dei nostri progetti che arrivano grazie a una fitta rete di partner che siamo stati in grado di costruire in questi anni. Oggi abbiamo 35 incubatori che collaborano con noi indirizzando le startup verso l’equity crowdfunding quando il loro progetto permette questa forma di finanziamento. Non sono stupito di questi risultati. La verità è che i capitali non mancano quando i progetti sono di qualità». Il rapporto con gli incubatori, infatti, permette di creare una strategia tale da «proteggere» e dare una garanzia in più a chi investe attraverso lo strumento dell’equity crowdfunding. Investitori che sono sempre di più (747 del 2016 contro i 2884 del 2017).

A vedere i grafici (e i risultati emersi dall’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano), però, le piattaforme che si contendono il primato e che portano a casa risultati davvero soddisfacenti si contano sulle dita di una mano, per un totale di 21 piattaforme autorizzate. C’è la possibilità che quello dell’equity crowdfunding possa trasformarsi un mercato oligopolistico? «Oligopolistico è una parola grossa - continua Giudici -. Come accade in altri mercati credo che a una fase di crescita dettata dalla domanda segua poi una fase di affermazione degli attori migliori, verso i quali poi si convoglia automaticamente tutta la domanda. Ribadisco, è una questione di qualità dei progetti».

Le piattaforme e le raccolte
Le piattaforme e le raccolte (CrowdfundingBuzz)

Dario Giudici si dice, inoltre, concorde alle proposte avanzate per una nuova regolamentazione dell’equity crowdfunding. Si va dall’abbassamento della soglia del 5% per gli investitori professionali (che dovrebbe essere abbassata, salvo cambiamenti dell’ultimo minuto, al 3%), all’estensione delle piattaforme di equity crowdfunding per il collocamento di minibond e cambiali finanziarie. Proposte, queste, che dovrebbero - tra le altre cose - rientrare anche nella proposta di emendamento a cui sta lavorando in questi giorni la Camera dei deputati.

Dati questi numeri, una domanda ci sorge spontanea: il mercato dell’equity crowdfunding ha già raggiunto il suo picco o è destinato a crescere ancora? «Mi aspetto per il 2018 una crescita anche superiore a quella che si è verificata durante questo anno - conclude Giudici -. All’aumentare della conoscenza e della consapevolezza da parte di startup e PMI, aumenterà anche l’uso di questo strumento. Ovviamente è importante fare formazione, soprattutto indirizzata alle PMI non innovative che si trovano ancora lontane dall’ecosistema». Lo strumento è, infatti, ancora ampiamente utilizzato all’interno del recinto delle startup. Se ne contano 122, contro 12 PMI innovative e una sola PMI. L’equity crowdfunding, però, è stato esteso a tutte le PMI che possono quindi finanziarsi attraverso la cessione di proprie quote societarie. Il successo di questa forma di finanziamento dipenderà anche (e soprattutto) dalla cultura imprenditoriale delle aziende più piccole.