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Anche alla Camera i deputati stanno parlando di bitcoin: «Non siamo in ritardo»

E' partita ufficialmente oggi, alla Commissione Finanze, l'indagine conoscitiva sull’impatto delle nuove tecnologie nel settore della finanza. Tema principale: bitcoin

Oggi anche la Camera ha parlato di bitcoin: «Non siamo in ritardo»
Oggi anche la Camera ha parlato di bitcoin: «Non siamo in ritardo» (Shutterstock.com)

ROMA - «Siamo in ritardo? Sì, forse. Ma neppure troppo rispetto ad altri Paesi». E il fatto che oggi, alla Commissione Finanze, sia partita ufficialmente l’indagine conoscitiva sull’impatto delle nuove tecnologie nel settore della finanza, ne è la conferma. Attorno al mercato del bitcoin e delle criptovalute in generale c’è molto fermento, necessità di comprendere un fenomeno per studiare una regolamentazione che possa accrescere lo sviluppo di queste tecnologie anche qui in Italia. L’indagine, promossa dal deputato del Pd Sebastiano Barbanti, vedrà sette mesi di audizioni con i players di spicco del settore, dal Ministero dello Sviluppo Economico, alla Consob, alle startup italiane che operano nel FinTech: l’obiettivo, appunto, è arrivare a una legge. Una proposta potrebbe essere quella di far viaggiare le norme per lo sviluppo dell’ecosistema FinTech in un collegato alla legge di Bilancio, con l’obiettivo di attirare in Italia capitali esteri e incentivare le nuove tecnologie.

Una grande opportunità: il cambiavalute virtuale
«Siamo di fronte a una grande opportunità - ha detto alla Commissione Finanze della Camera dei Deputati, Stefano Capaccioli, presidente di Assobit -. Con l’approvazione del decreto n.90/2017 l’Italia è il primo paese ad aver introdotto la forma del cambiavalute virtuale. Questa decisione, di fatto, renderà anche gli exchange soggetti alla normative antiriciclaggio». Di fatto, l’art. 1 del D.Lgs. 231/2007 (come modificato dal D.Lgs. 90/2017) definisce i cambiavalute come: «prestatori di servizi relativi all'utilizzo di valuta virtuale: ogni persona fisica o giuridica che fornisce a terzi, a titolo professionale, servizi funzionali all'utilizzo, allo scambio, alla conservazione di valuta virtuale e alla loro conversione da ovvero in valute aventi corso legale».

Non c’è pericolo per la sovranità della moneta
Se da una parte c’è la necessità di favorire una normativa che abbia lo scopo di facilitare l’evoluzione delle FinTech nel nostro Paese, dall’altro sono ancora molti i dubbi relativi al ruolo che il bitcoin e le criptovalute potrebbero avere rispetto alla moneta corrente. E molti i timori: «Sicuramente non c’è pericolo che possa sparire la sovranità della moneta corrente - ha detto Capaccioli -. Bitcoin non è una moneta e, se lo è, è una moneta volontaria basata sulla libera accettazione tra le parti. Per questo vedo un futuro dove le criptovalute, al più, potranno affiancarsi alla moneta corrente, ma non sostituirla». A tal proposito, di recente, l’Estonia ha sollevato la possibilità di emettere una propria criptovaluta (estcoin) che, attraverso un’offerta iniziale di monete (ICO), servirebbe a raccogliere fondi per la nazione. Al netto dell’uso che l’Estonia potrebbe fare di questa moneta, l’idea di emettere una propria criptovaluta non è così folle. E’ molto probabile che prima o poi tutti i governi useranno criptovalute digitali: è solo questione di quando e in quale forma. Questo non significa che gli Stati Uniti sostituiranno mai il dollaro con il bitcoin. Cosa molto più probabile è che gli USA completeranno le loro riserve d’oro con il bitcoin o altre criptovalute, dal momento in cui queste diventeranno davvero importanti per il sistema finanziario del Paese.

Bitcoin è il modo peggiore per evadere
A mettere sull’attenti le istituzioni, tuttavia, sono la regolamentazione e i possibili rischi che potrebbero derivare dall’utilizzo delle criptovalute per evadere, ad esempio, il fisco o per compiere attività illecite. Di fatto il bitcoin è la cosa più normata che esista al mondo poiché proviene da un algoritmo open source, dove le regole sono date e dove non è possibile andare contro quelle regole. «Ed è per questo che non c’è limite all’utilizzo virtuoso del bitcoin - continua Capaccioli -. Essendo un’innovazione periferica, chiunque abbia le capacità tecniche e informatiche può fare innovazione». Ed è, di fatto, molto più tracciabile del contante: «Possiamo usare bitcoin per evadere? Direi assolutamente no, anzi. Usare il bitcoin è sicuramente il modo peggiore per evadere le tasse - continua Capaccioli -. Essendo tracciato dalla blockchain non ha necessità di avere autorizzazioni per indagini e neppure il rischio che ci sia, nella filiera, qualche funzionario colluso. La blockchain è pubblica ed eterna. In questo senso è il luogo peggiore per evadere».

Bitcoin non può essere normato
A tal proposito per la Banca Centrale finlandese, il bitcoin costituisce ‘un monopolio gestito da un protocollo’ e non da una amministrazione: secondo gli economisti finlandesi, questa caratteristica basta a offrire protezione contro la manipolazione da parte di attori cattivi. Per questo motivo non sarebbe necessario regolare il sistema perché si attiene al protocollo e le commissioni di transazione addebitate agli utenti sono determinate dagli utenti indipendentemente dagli sforzi dei minatori. «Bitcoin è resistente alla normativa - continua Capaccioli -. Tuttalpiù si potranno normare le imprese che offrono servizi su bitcoin e blockchain».

Non siamo in ritardo
Sì, forse tra le istituzioni c’è ancora molta confusione in relazione alle criptovalute. Molte ricerche, per esempio, si stanno ora rivolgendo verso le problematiche di successione del bitcoin, qualora venga perduta la chiave privata sulla quale è depositato bitcoin. Numerosi anche gli studi in merito al diritto di portabilità dei dati in quanto le transazioni di bitcoin, essendo pubbliche, rendendo accessibili i dati passati di chi emette bitcoin, il quale potrà quindi essere monitorato anche nel futuro. Molte le possibili soluzioni. E Capaccioli ribadisce: «Non siamo in ritardo».