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Crowdfunding o Equity. Sei davvero sicuro di saperne abbastanza?

Educare, educare, educare. Il mercato è ancora casuale e gli strumenti vengono confusi abitualmente. Abbiamo fatto il punto con Maurizio Imparato

Crowdfunding? La verità è che ci capiamo ancora poco (davvero)
Crowdfunding? La verità è che ci capiamo ancora poco (davvero) (Shutterstock.com)

MARATEA - La verità è che di crowdfunding ancora ci capiamo poco, un po’ tutti. Molto spesso il termine viene utilizzato per indicare un trasferimento di denaro da più persone verso altre per la realizzazione di un progetto. Il punto è che spesso si tende a confondere transazioni a titolo pressoché gratuito come donation o reward (in quest’ultimo caso il trasferimento di denaro è commisurato a una ricompensa) con transazioni a fronte dell’acquisizione di una quota societaria, come avviene nell’equity crowdfunding. Un po’ un calderone di informazioni, dove si perde il concetto fondamentale del crowdfunding in senso stretto che risiede in qualcosa di più antropologico.

Crowdfunding non è una passeggiata

«Il crowdfunding che funziona ha poco a che vedere con gli aspetti «funding» ma molto con gli aspetti «crowd». Il vizio di fondo è che questo strumento viene maneggiato quasi esclusivamente da chi si occupa di finanza tradizionale. Notoriamente chi si occupa di finanza poco ha studiato le dinamiche di relazione sociale», mi racconta Maurizio Imparato, a cui quest’anno spetterà aprire ufficialmente l’evento Heroes Meet in Maratea, in un talk intitolato «Le famose 4 P del Marketing. Come il crowdfunding agisce su quella principale: le Persone». L’Italia pare perda un po’ di vista questo aspetto umano, filantropico, che è essenza del crowdfunding in senso stretto a favore di un concetto per il quale fare crowdfunding equivale ad avere soldi in modo più semplice. «Se provate a chiederlo a chi ha avuto successo con una campagna di crowdfunding, vi dirà che si è fatto un c… nero per ottenerlo, passando la maggior parte del tempo della sua giornata a convincere persone», scherza Maurizio.

Diteci come farete soldi

Anche la strada dell’equity crowdfunding (che ricordiamo essere una vera e propria cessione di quote societarie a fonte di una transazione di denaro), spesso, viene intrapresa perché creduta erroneamente più semplice, rispetto all’interfacciarsi con n. Venture Capital. E il trend è confermato dai numeri, con un mercato che nei primi mesi del 2017 aveva raccolto già 5 milioni di euro. «Il problema di fondo che ho intercettato analizzando le campagne che stanno raccogliendo tanto, però, è che la maggior parte dei progetti non mostrano come il team intende fare soldi ma si lancia in una raccolta tramite il crowdfunding per migliorare il prodotto/servizio - mi racconta Maurizio - E questo è un potenzialmente un problema enorme poiché spinge questi «nuovi» investitori a diventare soci di un progetto che ancora non si è confrontato con il mercato e che per molti anni non prevede di rilasciare remunerazione del capitale investito».

Una legge prima di un mercato

Un’anomalia dell’equity crowdfunding, è che è stata creata una legge ancora prima che si venisse a creare un mercato, uno dei tanti paradossi che caratterizzano il nostro sistema italiano. Di fatto anche la recente estensione delle norme a tutte le PMI rischia di creare confusione. Siamo passati da un regime iper restrittivo ad una deregulation quasi totale.

Prima reward poi equity

Ed è per questo che dobbiamo, prima di tutto, consolidare le differenze tra il crowdfunding reward e l’equity crowdfunding. Una separazione netta, il crowdfunding reward è volta alla creazione di una rete che valida la bontà del prodotto sul mercato, la seconda incentrata sulla crescita di un progetto. «Il passo più importante da fare è quello di educare spingendo le giovani startup a propendere inizialmente per il reward crowdfunding, utile per effettuare una prima valutazione del mercato - spiega Maurizio -. Solo in un secondo momento la società può essere indirizzata all’equity crowdfunding. Attraverso questa filiera l’investitore risulterà anche più rassicurato dai risultati ottenuti dalla prima campagna». Erroneamente, infatti, la maggior parte delle startup accede all’equity crowdfunding nella sua fase più vulnerabile quando il tasso di mortalità è maggiore: questi investimenti hanno quindi un tasso di fallimento e di rischio piuttosto elevato senza che ne abbiano contezza ne il team ne il potenziale piccolo investitore. L’accesso successivo dei progetti sulle piattaforme di equity crowdfunding permetterà al mercato una crescita sempre più costante, riducendo il rischio di abbandonare lo strumento, qualora l’investimento non dovesse risultare proficuo. Aumentando così la credibilità dell’intero sistema.

Non facciamolo diventare una semplice «raccolta fondi»

Fare rete in prima battuta, accedere agli strumenti finanziari in seconda battuta. Sembra essere questo il modello congiuntivo più adatto per la sostenibilità di entrambi i mercati, laddove secondo Maurizio, in questo momento è ancora importante concentrarsi sull’aspetto del fare rete, creare comunità. La comprensione del fenomeno è importante affinché il crowdfunding non diventi una «semplice raccolta fondi» fine a se stessa.