Genova | Cronaca

Manifesto contro l'aborto appare anche a Genova

Pd e Camera del Lavoro intimano alle istituzioni di rimuoverlo. Il maxi manifesto marchiato dalla onlus Pro Vita è comparso in corso Buenos Aires. Genova è la quarta città che lo ospita, dopo Roma, Biella e Perugia.

Il cartellone in questione
Il cartellone in questione (ANSA)

GENOVA - Dopo le polemiche a Roma, anche a Genova fa discutere un manifesto antiabortista della onlus Pro Vita comparso in corso Buenos Aires, vicino alla chiesa di Santa Zita. L'immagine e il messaggio è apparso, oltre che a Roma e a Genova, anche a Biella e Perugia. Nel caso romano, la sindaca Raggi ha chiesto la rimozione, ma per ora dal Comune ligure non è chiara la posizione presa.

IL MESSAGGIO - «Sei qui perché la tua mamma non ti ha abortito», si legge sul manifesto che raffigura un feto di 11 settimane, ovvero il termine temporale considerato utile per abortire per la legge italiana vigente. Come prevedibile è stato subito immortalato dai cittadini e condiviso sui social, accendendo le polemiche da entrambe le parti.

LE CRITICHE - Il manifesto ha scatenato le reazioni di partiti e sindacati. «Inopportuno e lesivo della sensibilità delle donne e di ognuno di noi il maxi manifesto contro l'aborto affisso incorso Buenos Aires - scrive in una nota il Pd genovese - chiediamo che intervengano il Garante dell'infanzia, perché questa pubblicità è lesiva nei confronti dei bambini, e il difensore civico, considerato che immagine e messaggio scelti costituiscono un attacco alle donne». Critiche anche dalla Camera del Lavoro: «Le istituzioni e il Comune dovrebbero far rimuovere quel cartello. Abortire non è un reato».

IN ALTRI PAESI E' REATO - Sì è schierata contro l'affisione anche la Camera del lavoro: «In altri paesi europei, come la Francia senza dover guardare lontano, fare pressioni per convincere a non abortire è un reato. Forse è arrivato il momento anche per l'Italia perchè lo diventi. La Cgil continuerà a sostenere la scelta della legge 194».

QUARTO CASO - L'immagine e il messaggio è apparso identico, oltre che a Roma e a Genova, anche a Biella e Perugia. Nel caso romano, la sindaca Raggi ha chiesto la rimozione, ma per ora non è chiara la posizione del Comune ligure.