16 novembre 2018
Aggiornato 20:30

Migranti, la Spagna torna all'attacco: «La soluzione non è certo chiudere i porti»

Il capo della diplomazia spagnola: «Crisi migratoria più pericolosa di quella dell'Euro». E la politica di Salvini: «Creerà problemi gravissimi»
Il naufragio del 17 luglio 2018
Il naufragio del 17 luglio 2018 (TWITTER PROACTIVA OPEN ARMS)

MADRID - Il capo della diplomazia spagnola ha criticato fortemente la decisione dell'Italia di chiudere i suoi porti ai migranti ed ha sostenuto l'adozione di una politica europea a lungo termine per affrontare la crisi migratoria, che considera «più grave di quella dell'euro». L'Italia ha chiuso le porte ai migranti in arrivo dalla Libia «in un modo discutibile, che creerà indubbiamente problemi a livello europeo più gravi di quelli creati dai paesi dell'Est», ha affermato il ministro Affari esteri Josep Borrell durante un incontro con la stampa estera. La soluzione al problema della migrazione, ha proseguito Borrell, «non può essere una sorta di aggiustamento permanente» per distribuire i migranti che sbarcano. 

La proposta della Spagna
Una vera politica migratoria europea sarebbe quella di dire: «Per i prossimi 20 o 30 anni, cosa faremo con gli ulteriori 200 milioni di abitanti che ci saranno nel Sahel? Questo è ciò che cercherò di mettere sul tavolo», ha annunciato il ministro, che è entrato in carica all'inizio di giugno. L'Unione europea deve condurre «una politica migratoria in loco, nei paesi di origine, altrimenti trasferiremo solo la pressione da un luogo all'altro», ha insistito il capo della diplomazia di Madrid. 

Le conseguenze della rotta libica
Il capo della diplomazia spagnola ha quindi sottolineato che la chiusura della rotta libica ha dirottato i migranti verso il Marocco e la Spagna, dove sono arrivati più migranti che in Italia dall'inizio dell'anno. «La crisi migratoria», ha detto Borrel, «è più difficile da risolvere della crisi dell'euro perché è molto più strutturale, molto più permanente, influenza molto più gli aspetti emotivi, culturali e di identità. Gli europei non hanno lo stato mentale per affrontarla».