24 settembre 2018
Aggiornato 06:00

L'Austria pronta a 'prendersi' l'Europa: sui migranti sarà «linea dura»

Migrazioni e bilancio le grandi sfide del semestre di Vienna alla guida dell'Europa. E il cancelliere Kurz punta a una politica migratoria europea più restrittiva
Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz
Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz (ANSA/GIUSEPPE LAMI)

BRUXELLES - La gestione della questione migratoria, oggetto di un fragile accordo al vertice di Bruxelles, sarà il tema prioritario del semestre di presidenza di turno austriaca dell'Unione europea. L'Austria ha scelto per la sua terza presidenza dell'Ue il motto «Un'Europa che protegge», richiamando le preoccupazioni della maggior parte degli Stati membri. Oltre a questo tema caldo, il governo del giovane cancelliere Sebastian Kurz punterà anche a far avanzare i negoziati sul futuro bilancio dell'Ue, un problema spinoso ereditato dai predecessori. Il governo di Vienna si è inoltre prefissato l'obiettivo di compiere progressi significativi sull'allargamento dell'Unione ai paesi dei Balcani occidentali. 

Il piano 'di governo' dell'Austria
Il raggiungimento di risultati tangibili dovrebbe comunque essere difficile, in parte a causa dell'inizio della campagna per le elezioni europee nel maggio 2019, in parte a causa dello stallo dei negoziati con il Regno Unito sulla Brexit. La crisi politica generata dalle sfide migratorie resta in ogni caso la questione numero uno che Vienna sarà chiamata a gestire con gli altri 27 paesi dell'Ue. L'accordo raggiunto lascia aperti molti interrogativi, in particolare sulla sua attuazione e sulla creazione di piattaforme di sbarco di migranti al di fuori dell'Ue.

Linea dura sui migranti
Il governo del cancelliere Kurz, in alleanza con il partito di estrema destra FPÖ, sta difendendo una linea dura, chiedendo una politica migratoria europea più restrittiva, compresa una maggiore protezione delle frontiere esterne dell'Ue. Tra i temi più spinosi figura la riforma del regolamento di Dublino, che attribuisce ai paesi di primo ingresso nell'Ue la responsabilità delle richieste di asilo. A questo proposito appare poco probabile che l'Austria possa giungere a una soluzione: Vienna sostiene i paesi di Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia), che hanno respinto la proposta di Bruxelles di ripartire i richiedenti asilo durante i periodi di crisi.

I negoziati sul bilancio a lungo termine
L'altra grande sfida per la presidenza austriaca sarà quella posta dai negoziati sul bilancio a lungo termine dell'Ue per il periodo 2021-2027. Anche questa settimana, Kurz ha detto che è «possibile» raggiungere un accordo prima delle elezioni per il Parlamento europeo. I negoziati sul bilancio pluriennale dell'Ue sono però complicati dai tagli proposti dalla Commissione europea alle risorse destinate alla Politica agricola comune (PAC) e alle regioni. I principali beneficiari della politica agricola, Francia e Spagna, denunciano la perdita di reddito per gli agricoltori e chiedono il mantenimento del bilancio al livello attuale.

Il ruolo dei Balcani nell'Unione
L'Austria auspica infine una maggiore integrazione dei Balcani occidentali nell'Unione ed ha più volte sottolineato l'importanza della «stabilità» del suo vicinato, chiedendo la «preadesione dei Balcani occidentali e dell'Europa sudorientale» all'Ue: «Questa regione è parte dell'Europa in termini di politica economica e sicurezza e si è dimostrata un partner affidabile durante la crisi migratoria», secondo Vienna. Tuttavia, è improbabile che l'Austria riesca ad ottenere progressi concreti anche su questo dossier. Martedì l'Ue ha deciso di aprire i negoziati di adesione con l'Albania e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia nel giugno 2019, a condizione, tuttavia, che il percorso di riforme avviato nei due Paesi continui. L'Austria avrebbe preferito che ciò avvenisse sotto la sua presidenza, ma la Francia e l'Olanda hanno frenato questi ipotesi.