26 settembre 2018
Aggiornato 03:00

Le ardite capriole di Macron su migranti e Tav: obiettivo buttare giù il governo italiano?

Il presidente francese si incunea nel nuovo governo per spaccarlo e indebolirlo. Teme il contagio dell'onda dell'est?
Il presidente francese Emmanuel Macron
Il presidente francese Emmanuel Macron (EPA/IAN LANGSDON)

PARIGI - Uno scontro senza precedenti tra Italia e Francia. Ma dietro le parole, cosa si nasconde? Da Ventimiglia a Bardonecchia: un territorio immenso in cui, a volte, si sono perfino incuneati, giungendo a chiedere, con compiaciuta arroganza, i documenti agli italiani. A cento metri da un posto di Polizia italiano: a Bardonecchia. Nelle notti più fredde - e chi scrive ne è stato testimone oculare - rincorrerevano, i gendarmi coadiuvati dalle ronde di privati cittadini, i migranti che tentavano di passare attraversando valichi alpini sotto copiose nevicate, in condizioni estreme. Hanno fermato e riaccompagnato alla frontiera chiunque: donne incinte già divorate dal cancro, poi morte in un ospedale torinese, bambini, gente in ciabatte e chiaramente assiderata. Hanno processato un loro cittadino, Benoit Ducos, colpevole di aver trovato una donna moribonda in mezzo alle montagne e averla accompagnata all'ospedale di Briancon. Solo qualche giorno fa il cadavere delle prima donna morta lungo la rotta alpina è stato seppellito in un angolo lontano di un piccolo cimitero oltre confine: una giovane nigeriana trovata morta in un torrente alpino, di cui i testimoni raccontano la fine con queste parole: «Eravamo un gruppo, siamo stati inseguiti. Lei è caduta nel torrente perché i gendarmi le erano addosso». E cosa dire dell'irruzione, armata, nel rifugio di Bardonecchia: ufficialmente per controllare un trafficante. Risultati inesistente, chiaramente per dare un segnale di dominio sull'Italia.

Francia «indegna»: lo dice l'Authority francese
A poca distanza dal confine, a Mentone, è stata individuata dalle autorità francesi una condizione disumana nell’accoglienza dei migranti che arrivano dall’Italia. L’Authority francese ha duramente criticato i doganieri di Mentone definendo «indegna» la polizia di frontiera. L'accoglienza dei migranti da parte della polizia di frontiera (Paf) al confine di Mentone è «indegna e irrispettosa dei diritti»: è la conclusione del CGLPL, il Controllore Generale Francese dei Luoghi di Privazione della Libertà, Adeline Hazan, che ha effettuato una visita di una settimana nelle strutture della Police aux Frontières (Paf) nella cittadina francese al confine con l'Italia. Le conclusioni dell'autorità indipendente, anticipate da Le Monde, sono senza appello. Per il CGLPL «l'assistenza quotidiana degli stranieri si effettua in condizioni indegne e irrispettose dei diritti». Tra i punti critici, le procedure di espulsione verso l'Italia eccessivamente sbrigative, «nel diniego delle regole del diritto», l'assenza di interpreti professionali, le condizioni di accoglienza nelle strutture della Paf, tra sporcizia, detriti, assenza di materassi, coperte, né pasti per i migranti. Mentre i sanitari sono in uno stato «immondo» e mancano alcuni materiali igienici. Nel rapporto, Adeline Hazan deplora anche i rischi che pesano sugli agenti di polizia piazzati in una situazione di «tensione psicologica». Il rapporto di CGLPL evidenzia cosa accade una volta che i migranti vengono intercettati e ritenuti sans papiers: parole dure che denunciano controlli a pioggia senza aiuti di interpreti, con i migranti impossibilitati a parlare con i legali o con i famigliari. «L'obiettivo degli agenti francesi» , si legge a conclusione dell’inchiesta, "è il respingimento del migrante fermato al confine franco-italiano con un unico risultato: garantire che la frontiera sia sigillata nel totale diniego delle regole di diritto».

Da No Tav a Si Tav in quindici giorni
In tal senso i commenti che giungono da oltralpe appaiono quanto meno surreali. La Francia, da almeno due anni, ha bloccato il suo confine e fino a poche settimane fa era completamente contraria alla rinegoziazione degli accordi di Dublino. Ma non è la prima volta che il presidente francese tenta di diasrcionare il nuovo governo italiano. Solo poche settimane fa Emmanuel Macron compì una capriola impressionante sul tema dell'Alta Velocità, la tristemente famosa Torino-Lione. Appena giunto alla presidenza, infatti, fece sottoporre l'intero dossier al ministro dei Trasporti giungendo alla conclusione che la Francia prendeva «una pausa di riflessione». Non solo: decurtò i fondi della tratta nazionale di sua competenza, rendendo così il maxi tunnel di base inutile, dato che oltralpe la linea storica risulterebbe fuori scala rispetto la portata della galleria. Macron faceva intendere che del tunnel di base era disinteressato, nonostante la sezione francese sia pagata prettamente da fondi europei e italiani. Ma, sorprendentemente, nel momento in cui saliva al Colle il governo pentaleghista, Macron cambiava completamente posizione e rivendicava il tunnel di base che solo poco prima aveva posticipato al 2031. Il Tav diventava nuovamente strategico, fondamentale, impossibilitato a ogni tipo di contrattazione.

Fermare il governo, fermare il contagio
La verità è quindi molto semplice e non riguarda né i migranti né le infrastrutture. Il presidente francese teme il contagio italiano: teme che l'onda del'est, che giunge dalla Russia, possa rilanciare il Front National della Le Pen. E questo vento, teme Macron, potrebbe rinforzarsi in Italia. Risulta particolarmente sgradevole e mette in luce un tratto molto umano ma molto poco umanitario: Macron condanna ciò che lui fa già, o vorrebbe fare.