Esteri | Emergenza sbarchi

Così l'Italia «cambia» l'Europa: dalla redistribuzione ai respingimenti

Passa la linea di Salvini e Orban: la riforma degli accordi di Dublino va in soffitta. L'obiettivo è disarticolare all'origine i flussi migratori

La nave di una Ong con a bordo 232 migranti nel porto di Reggio Calabria
La nave di una Ong con a bordo 232 migranti nel porto di Reggio Calabria (Marco Costantino | ANSA)

LUSSEMBURGO - La prima prova del governo Salvini-Di Maio arriva dall'Europa che tenta di trovare una soluzione al grande tema dei migranti. I ministri degli interni hanno discusso a Lussemburgo la riforma del regolamento di Dublino: lo hanno fatto in assenza di Matteo Salvini, impegnato nel giuramento a Roma. Le posizioni dei 28 Paesi sono risultate molto lontane dalla visione del ministro leghista in un senso, e sostanzialmente uguali nell'altro. Perché, per quanto riguarda le norme che regolano la gestione dei richiedenti asilo, il duo di governo M5s-Lega chiede una ripartizione equa tra i vari membri, che superi la responsabilità dei profughi lasciata al Paese di primo arrivo. Ma, compreso che questo non è possibile, si va verso il blocco totale dei flussi migratori dal nord Africa. Come noto, a essere coinvolti da questa normativa capestro sono in particolare Grecia, Italia, Spagna, Cipro e Malta: non a caso, solo pochi giorni fa, Angela Merkel aveva ammesso che l'Italia sul tema migranti «era stata lasciata sola».

Tutti contrari alla redistribuzione
La Germania «è aperta ad una discussione costruttiva sulla proposta della presidenza bulgara per la riforma del regolamento di Dublino, l'accordo che disciplina il diritto d'asilo per i migranti che arrivano in Europa. Ma com'è attualmente non la accettiamo». Così il segretario di stato tedesco Stephan Mayer al suo ingresso al consiglio Affari interni, a Lussemburgo, dove il primo punto della discussione era dedicato alla riforma del sistema. «Non c'è solo l'Italia ad opporsi, anche i Paesi Visegrad sono contrari, e il governo tedesco critica punti precisi», ha detto. Il cosiddetto Gruppo Visegrad è composto da Polonia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca. La Germania quindi chiude ad ogni possibilità di dialogo inerente il superamento degli accordi di Dublino. Il Gruppo Visegrad, a cui si sono aggiunte anche recentemente l'Austria e la Slovenia, si oppone duramente alla redistribuzione dei migranti che sbarcano sulle coste sud-europee. Matteo Salvini ha però annunciato un accordo proprio con Viktor Orban: «Insieme cambieremo le regole dell'Europa». Ma, in realtà, la riforma del regolamento di Dublino è messa in discussione proprio dall'Italia: la bozza prevedeva tre livelli di crisi per l'emergenza sbarchi. Solo una volta giunti al terzo livello, quindi ben oltre il 100% dei migranti in più rispetto a quanto stabilito in ambito europeo, si proceda alla redistribuzione, preceduti però da un voto unanime del Consiglio europeo. Condizione quest'ultima praticamente impossibile. Una farsa: è chiaro che nessun Paese vuole i migranti che sbarcano nel sud Europa, nonostante i proclami umanitari.

Francia sotto accusa
Nel giorno in cui la Francia di Macron viene accusata dalla sua authority sui rifugiati di utilizzare metodi disumani nella gestione del fenomeno, l'Europa si sfascia. L'accoglienza dei migranti da parte della polizia di frontiera (Paf) al confine di Mentone è «indegna e irrispettosa dei diritti»: è la conclusione del CGLPL, il Controllore Generale Francese dei Luoghi di Privazione della Libertà, Adeline Hazan, che ha effettuato una visita di una settimana nelle strutture della Police aux Frontières (Paf) nella cittadina francese al confine con l'Italia. Le conclusioni dell'autorità indipendente, anticipate da Le Monde, sono senza concessioni. Per il CGLPL «l'assistenza quotidiana degli stranieri si effettua in condizioni indegne e irrispettose dei diritti». Tra i punti critici, le procedure di espulsione verso l'Italia eccessivamente sbrigative, «nel diniego delle regole del diritto», l'assenza di interpreti professionali, le condizioni di accoglienza nelle strutture della Paf, ritenute «indegne», tra sporcizia, detriti, assenza di materassi, coperte e pasti per i migranti. Mentre i sanitari sono in uno stato «immondo» e mancano alcuni materiali igienici. Nel rapporto, Adeline Hazan deplora anche i rischi che pesano sugli agenti di polizia piazzati in una situazione di «tensione psicologica». Come noto, la Francia ha costruito una vera cortina di ferro al confine con l'Italia, sigillando il Paese. Difficilmente i francesi potranno continuare a sostenere posizioni progressiste in ambito Europeo, e men che meno protranno avanzare critiche.

Cambio di paradigma
Theo Francken, segretario di Stato belga responsabile delle Migrazioni, espone così i termini del problema: «La riforma del regolamento di Dublino è morta». Per Francken, la conclusione della discussione «molto dura» è chiara: vista l'opposizione frontale dell'Italia, «un rifiuto più categorico che mai prima d'ora», quello della Germania di lavorare sul testo e l'opposizione dell'Austria, si va verso «un ribaltamento totale dell'approccio». Dal nuovo governo italiano - ha detto Francken - «mi aspetto una stretta sulla migrazione. Penso che sia positivo se l'Italia inizi a rifiutare i migranti sulle proprie coste, e non li lascia più entrare in Sicilia». Cambia quindi il paradigma, che passa dalla redistribuzione dei migranti al respingimento all'origine. Politica iniziata dal ministro Minniti, in Italia, e che verrà ampliata dal nuovo corso politico.