17 agosto 2018
Aggiornato 22:30

Il mondo a un passo dalla guerra mondiale: così Israele tenta di destabilizzare la Siria e attacca l'Iran

Bombardamento su una base siriana, apparentemente senza ragione. Netanyahu preme affinché gli Usa facciano saltare l'accordo sul nucleare
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu (EPA/ABIR SULTAN / POOL)

DAMASCO - Relegata a notizia marginale: eppure si tratta di un bombardamento di una base militare siriana in cui, probabilmente, erano stoccate armi iraniane e soldati. Quaranta morti, oltre duecento feriti: le esplosioni provocate dai missili hanno causato un terremoto di 2.6 gradi nella scala Richter. Chi ha bombardato? Non si sa. Inizialmente la televisione di stato siriana ha addossato la responsabilità dell’attacco all’esercito israeliano che, come di consueto, non ha smentito o confermato. Successivamente, fonti informali hanno dichiarato che l’attacco sarebbe partito da una base giordana dove sono presenti armamenti e militari di Regno Unito, Stati Uniti e Francia. Il ministro della Difesa israeliano Avigdor Lieberman ha avvertito che «se qualcuno pensa di poter lanciare missili, attaccare Israele o anche i nostri aerei, non c’è dubbio che risponderemo e risponderemo con molta forza, anche se non vogliano interferire con la politica interna siriana o attaccare la Russia». Israele ha detto più volte che avrebbe colpito le installazioni militari iraniane, in particolare quelle con missili e droni d’attacco.

Attacco contro l'Iran?
Dato che non si conosce chi ha bombardato, per altro con inusitata violenza, non si conoscono nemmeno le ragioni ufficiali dell’attacco. Ma non è facile intuirle: Israele e Nato stanno tentando di destabilizzare il governo siriano, nonché la sua alleanza con la Russia di Vladimir Putin e l’Iran. In particolare Israele teme che a poca distanza dal suo confine si possa concretizzare la costruzione di una ragnatela di basi militari dotate di armamenti in grado di intercettare il volo degli F16 in dotazione alla sua aviazione. Come noto, Israele detiene il pieno controllo dello spazio aereo di questa regione: e l’abbattimento di un F16, avvenuto solo poche settimane fa da parte della contraerea siro-iraniana, ha portato alla decisione di smantellare l’intero assetto militare di Assad. 

Trump scavalcato
Ma, a ben vedere, l’effetto collaterale è più evidente che il bombardamento in sé. Nel mirino degli israeliani finisce la politica del presidente statunitense Donald Trump. Non devono essere piaciuti i bombardamenti finti di due settimane fa: come noto, dopo aver avvertito lo stato maggiore russo con largo anticipo, furono colpiti alcuni depositi di armi siriani, per altro deserti. Non ci furono vittime, e nonostante le roboanti dichiarazioni del presidente Usa, quell’azione fu prettamente mediatica. Nel tempo, infatti, le prove inerenti l’utilizzo di armi chimiche, addirittura con la complicità russa, non si sono trovate. L’attacco militare a suon di missili lanciati su basi militari preallertate salvava la faccia ai fanatici della guerra totale contro Russia, Siria e Iran, ma non creava le condizioni di uno scontro diretto reale. In termini diplomatici, quell’attacco statunitense fu un gesto diplomatico di rara efficacia. Ma, evidentemente, a qualcuno quella mossa non deve essere piaciuta. Non è piaciuta a Inghilterra e Francia, ad esempio. Non è piaciuta all’Arabia Saudita. Non è piaciuta per nulla a Israele che, l’altra notte, ha fatto capire chiaramente che la guerra contro Siria e Iran – contro la Russia è un altro discorso – può condurla da solo.

Russia nel mirino?
Tutto questo però, e soprattutto la morte di quaranta uomini, non è oggetto di indignazione, e men che meno di edizioni speciali. Si spera, come sempre, nella razionalità del presidente russo Vladimir Putin, non direttamente toccato dal bombardamento. Si spera che Putin moderi Assad, ma soprattutto mitighi la reazione dei falchi iraniani, desiderosi di aprire un fronte con Israele. La morsa però potrebbe diventare asfissiante anche per il presidente russo: le recenti, ulteriori, restrizioni e sanzioni al commercio potrebbero mettere all’angolo l’orso russo. Così come la decisione presa dagli Sati Uniti di far collassare l’accordo sul nucleare con L’Iran. Uno scenario di guerra si sta prospettando, sempre più chiaro e inarrestabile.

Nucleare iraniano
Non solo: durante una spettacolare conferenza stampa il premier israeliano, di fatto firmando l'attacco militare di due giorni fa, ha accusato l'Iran di tradire il patto sul necleare e di essere quindi a un passo dalla fabbricazione di ben cinque bombe. Le "prove" portate da Netanyahu consistono in mezza tonnellata di carta, alcune mappe e video "trafugati" dai servizi segreti israeliani. L'obbiettivo è quello di indurre il presidente Usa a far saltare l'accordo sul necleare siglato dal predecessore, Barack Obama. Dalla Casa Bianca, Donald Trump ha commentato le rivelazioni di Netanyahu, definendo "inaccettabile" la situazione iraniana: "Quel che abbiamo appreso dimostra che avevo ragione al 100%». Ma non si è sbilanciato sull'ormai prossima scadenza del 12 maggio: "Non dirò cosa farò, anche se molti credono di saperlo".