19 ottobre 2018
Aggiornato 07:30

Macron, il perdente in patria che fa il bullo in Europa e piace al M5s

La Francia è sconvolta da scioperi e blocchi ma lui pensa a bombardare la Siria. M5s verso la svolta filo macronista?
Il presidente francese Emmanuel Macron
Il presidente francese Emmanuel Macron (Sophie Dupressoir/ABACAPRESS.COM)

«Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie, ma bordello!»

Canto VI Divina Commedia

PARIGI - Si deve anche tacere ascoltando le sciocchezze di Emmanuel Macron, pronunciate con la pompa che si deve a un monarca. Chiama in causa implicitamente addirittura l’Europa di Weimar, attraversata da nazionalismi e ben di più. L’intervento di Emmanuel Bonaparte Macron è stato vagamente minaccioso: ha fatto intendere che l’Europa si troverebbe a un passo del 1933, paventando addirittura una guerra civile europea. «Non voglio appartenere a una generazione di sonnambuli, una generazione che ha dimenticato il proprio passato, o che rifiuta di vedere i tormenti del suo presente», ha detto il presidente francese. Tutti in silenzio, anzi a commentare che effettivamente sì, c'è il rischio della guerra civile tra chi vuole l'Europa e chi non sa bene cosa voglia. «Il contesto dove ci muoviamo, dove una forma di guerra civile riappare, dove le nostre differenze, a volte i nostri egoismi nazionali, appaiono più importanti di ciò che ci unisce: nord contro sud, est contro ovest, piccoli contro grandi». Un discorso classico, all’insegna dell’unità europea minacciata da egoismi e spinte endogene che minerebbero il percorso fino ad ora così ricco di soddisfazioni.

Perdente in patria, trionfatore nel mondo
Quello di Macron è un supershow ad uso interno: la Francia è un paese spaccato, che, dopo aver gioito per aver sconfitto Marine Le Pen, si trova a fronteggiare un fanatico dell’ordo liberismo il cui unico scopo è quello di privatizzare e liberalizzare ogni singolo pezzo dello Stato. Scioperi selvaggi attraversano la Francia da settimane, paralizzando le città: il paese è in un regime di caos, così il suo presidente cerca via di fughe nella guerra e in Europa. Schema classico. Nel primo caso le sue parole appaiono ben più che avventate: dopo aver sostenuto di aver le prove dell’uso di armi chimiche da parte dell’esercito regolare siriano, ha spinto e sostenuto l’attacco militare – per altro fantoccio per volontà del presidente Trump. Non pago, ha sostenuto che aveva convinto il presidente Usa «a non ritirare le truppe dalla Siria», ricevendo una secca smentita da Trump in persona. Gli Usa ridicolizzano Macron, mentre noi lo osanniamo. Il capitolo migranti è tragico: lui ha chiuso le frontiere a chi, arrivando in Italia, vorrebbe entrare in Francia, generando così un caos politico senza precedenti. La mollezza del nostro paese, in questo caso come in altri, lo ha aiutato. «Esiste una fascinazione – ha aggiunto – per le sovranità autoritarie in Europa»: un passaggio bizzarro, perché pronunciato da colui che si vede, e opera, come un monarca di altri tempi.

Chi è Macron
Macron altro non è che la continuazione di altri voleri, finanziari. Il suo lungo discorso, un vero profluvio di fronte all’inutile Europarlamento, non ha sfiorato temi come la speculazione finanziaria, la svalutazione del costo del lavoro, la concorrenza sleale asiatica, il buco nero dei paradisi fiscali dentro l'Unione Europea, la dimensione totalizzante del Mercato visto come unico modello etico. Questi problemi, ovvero l’humus da cui sorge «la fascinazione per la democrazia autoritaria», non sono degni dell’attenzione di Monsiuer le President. Ma, ormai è evidente, non basta ripetere e far ripetere a tutti i mezzi di comunicazione maggiori che il problema dell’Europa sono i populismi. L’origine di queste spinte popolari, e per molti aspetti genuinamente plebee, è da ricercare nel modello sociale di cui Macron, e Renzi in Italia, solo fino a poco tempo fa sono portatori. E’ la visione ultraliberale, in senso antitetico al liberalismo einaudiano, fondata sul principio del Mercato quale unico generatore di moralità, etica, costume, diritto. La rivendicazione di uno stato di natura non mediato da sovrastrutture umane; siano esse gli stati, i partiti, i sindacati, le associazioni. 

E' lo stato di natura, bellezza
E’ lo stato di natura che sostituisce lo stato di diritto: al cui posto subentrano nuove rivendicazioni, sul clima, sul cibo, sui social, sui diritti. Tutte da raggiungere anch’esse attraverso la mano invisibile del mercato. In questo senso il discorso di Macron è esemplare: invoca più Europa laddove intravede la cancellazione dell’organizzazione statuale. La sua speranza è quindi un mercato unico, deregolamentato, totale, senza più concorrenti, nemmeno religiosi. Che, per altro, si adegua prontamente a ogni cambiamento pur di sopravvivere in un mondo ormai totalmente secolarizzato e schiavo di mode new age. Tutto questo, una non novità vecchia di trent'anni, è spacciato dal presidente Macron come «nuovo».

M5s e En marche, ennesimo cambio di casacca
Ma il pericolo maggiore risiede laddove questa retorica, che arriva da Blair e Clinton, spacca il fronte avversario. Le debolezze dimostrate dal M5s, che ha nella pancia buona parte del voto italiano di protesta verso questo modello, sono inquietanti. La fascinazione che Luigi Di Maio ha mostrato verso Emmanuel Macron fa temere il peggio. Del discorso di Macron», si legge in un comunicato del M5s, «abbiamo apprezzato i riferimenti al maggior coinvolgimento dei cittadini nelle politiche dell’Unione, alla sovranità digitale europea e alla carbon tax per sostenere la transizione energetica verso le rinnovabili». Quindi l’offerta di cooperazione:

«Siamo pronti a discutere nel merito le future proposte di riforma dell’Unione europea, punto per punto. Queste proposte però non devono in alcun modo limitarsi a una semplice ripulitura cosmetica di un edificio che necessita, invece, una profonda ristrutturazione. Una ristrutturazione da incentrare sulla lotta alle diseguaglianze e all’evasione fiscale, sul pilastro sociale europeo, sulle sfide derivanti dalla globalizzazione e della robotizzazione. Per operarla è necessario uscire da una logica appiattita sull’asse franco-tedesco. L’Italia deve riprendersi il ruolo che la storia e l’importanza del nostro Paese le impongono, come lo stesso Macron ha sottolineato durante il suo intervento. Il Movimento 5 stelle, legittimato dal voto di 11 milioni di cittadini italiani, ha la forza e la competenza per essere protagonista di questo processo di riforma».


Si sussurra addirittura di un gruppo comune nel prossimo Parlamento europeo. Dall'euroscetticismo al fanatismo europeista.