19 ottobre 2018
Aggiornato 07:30

Il M5s di oggi è l'opposto di quello del 2013: più simile all'Ulivo di Prodi che al Movimento di Grillo

Moderatismo estremo, cambi di programma, filo atlantismo: Di Maio e Casaleggio sono disposti davvero a tutto pur di governare?
Il capo politico di M5s, Luigi Di Maio, durante l'incontro elettorale per il candidato presidente alla Regione Molise Andrea Greco
Il capo politico di M5s, Luigi Di Maio, durante l'incontro elettorale per il candidato presidente alla Regione Molise Andrea Greco (ANSA/NICOLA LANESE)

ROMA - La vicenda che racconta "Il Foglio" di Giuliano Ferrara assomiglia molto alla riscrittura della storia presente in "1984». Libro letto e dimenticato da tutti, evidentemente. Non sappiamo ancora se le accuse mosse dal quotidiano di Giuliano Ferrara verranno smentire dal M5s e dai suoi vertici. Al momento, dai vertici del partito, nonché dalla Casaleggio Associati, erompe un vigoroso silenzio. Certo che gli eventuali cambiamenti del programma in versione orwelliana altro non sono che il tentativo di dare una parvenza di coerenza ad un sovvertimento della linea ideologica inerente la politica estera. Certo la manipolazione degli attivisti sarebbe grossa, imperdonabile.

Pro Nato da anti Nato
Da grande critico della Nato, Il M5s solo pochi giorni fa, sebbene tra mille peripezie linguistiche come abbiamo dimostrato in un altro approfondimento, ha dato il pieno appoggio agli Alleati. Tradotto per i più ingenui: mettere a disposizione le basi Nato in Italia. Scelta assolutamente legittima, per molti aspetti senza alternative: ma in totale contrasto con quanto professato dal M5s fin dalle sue origini. Dalle segrete stanze giungono voci, sussurri: pressioni, minacce, interviste di eminenti esperti del Pentagono che avvertono la Lega e Salvini. Qualcuno resiste, altri, semplicemente, no. Come in una partita di scacchi il M5s sta perdendo di vista quali erano i suoi obbiettivi originari. Li sta perdendo dopo un’apertura trionfale in cui aveva fatto incetta dei pezzi avversari. Ma ora, come il mediocre giocatore intento a guadare solo i propri pezzi sulla scacchiera, e a compiacersene, non riesce a vedere che la sua strategia sta crollando. Perché vincere, a volte, non basta. Si è detto mille volte: non si può passare in appena un anno da «mai alleanze» a «alleanze con chiunque pur di governare».

Tornano in mente le espulsioni
Tornano in mente le espulsioni dei primi tempi quando alcuni pentastellari osavano andare in televisione, o parlare a una radio. Oggi sono sempre lì. Come la povera Laura Castelli da Collegno, provincia di Torino. Che tutti i giorni ci ricorda, durante le surreali dichiarazioni che rilascia ai gioranalisti-casta che tanto avversavano, quando sia debole l'essere umano. Era bello pensare che qualcuno avrebbe avuto il coraggio di essere diverso da Casini. Le parole di Alessandro Di Battista, scandite affinché si sentissero bene a Roma e a Milano, sono l’urlo della base che ormai vede perdute tutte le origini. In nome di un governo con a capo l’ultra berlusconiana Casellati?

Elettorato fedele, punti insuperabili
L’elettorato perdonerà la giravolta sulla Siria e sulla Nato: il movimento pacifista è morto e sepolto e, sebbene possa sembrare cinico, della guerra siriana non importa molto a nessuno in Italia. L'importante è che non arrivi qui, pensano i più. La guerra, la pace, sono sottodimensionati dai media, impegnati a raccontare frottole sulle armi chimiche, a dare una rappresentazione adeguata rispetto chi sono i buoni e chi i cattivi. Ovviamente il M5s si è schierato dalla parte della bontà.  Una buona mossa: come mangiare un cavallo con pedone, ma sacrificando il centro. Perché con queste scelte ultra moderate, ultra democristiane, il M5s espelle le ali del suo elettorato più turbolento. E' una buona cosa: nell'immediato. Premesso che i fanatici rimarranno sempre - a prescindere da tutto, in virtù di una visione messianica e salvifica –  e rimarranno anche i carrieristi della politica, l’elettorato ribellista e anti sistema viene espulso. E’ un processo inesorabile, già in corso a Torino e Roma, in cui il M5s si libera dei fardelli più ingombranti e punta a occupare l’intero centro cannibalizzando il Partito Democratico e parte del centro destra. Soprattutto il primo.

Si può essere disposti a tutto pur di governare?
Fino a che punto giungerà il cambiamento sistemico del M5s? Difficile dirlo: esistono però delle colonne d’Ercole che appaiono insuperabili. E che, in quanto tali, verranno superate. Reddito di cittadinanza, riforma della Fornero, Tav Torino-Lione. Certo rimane sempre il trucco dell'orizzonte del cambiamento: oggi no, domani sì. Lo ha già fatto Prodi, abbiamo visto come è finita quell'armata brancaleone che fu l'Ulivo. In un governo pout pourri, come quello che si profila, cosa riusciranno a portare a casa? E’ bene che i vari uffici propaganda del M5s inizino da subito a stemperare antichi ardori, a trovare nemici esterni, a creare un definitiva un alto "fumus persecutionis" che possa salvarli.

Casaleggio e Di Maio, unici responsabili
La responsabilità di questo vicolo cieco dove si trova oggi il M5s è ovviamente di Luigi di Maio e Davide Casaleggio. Loro non hanno l’afflato rivoluzionario di Grillo e Casaleggio padre, sono dei burocrati disposti a tutto pur di avere un potere vuoto. E’ un calcolo politico incredibilmente perdente, che si staglia all’orizzonte nettamente. È la trasformazione in pecora del leone: in cambio di nulla. L’attuale fase storica del M5s, che sopravviverà a questa crisi – che per altro nemmeno vede – dovrebbe farlo tornare alle origini. Ma la dolce vita romana probabilmente corrompe tutto e alla fine, vale sempre l’eterna legge: se entri nel Sistema per cambiarlo dall’interno alla fine il Sistema cambierà te.