15 dicembre 2018
Aggiornato 21:30

Così finisce la politica del soft power tra Usa e Russia

Alla vigilia della possibile guerra in Siria, Washington cambia strategia con il suo nuovo segretario di Stato, Mike Pompeo

Il nuovo segretario di Stato Usa Mike Pompeo
Il nuovo segretario di Stato Usa Mike Pompeo (EPA/MICHAEL REYNOLDS)

WASHINGTON - Alla vigilia della possibile guerra in Siria, Washington cambia strategia. "La Russia continua ad agire aggressivamente, spinta da anni di politica debole verso questa aggressione. Questo ora è finito». A pronunciare queste frasi è Mike Pompeo negli estratti delle dichiarazioni, diffuse dalla Casa Bianca, che farà davanti alla commissione esteri del Senato per la sua conferma a segretario di Stato Usa al posto di Rex Tillerson. "La strategia per la sicurezza nazionale di Trump, giustamente, ha identificato la Russia come un pericolo per il nostro Paese». Washington dunque cambia linea: basta carezze e sorrisini con la Russia. "La Russia continua a operare in modo aggressivo, grazie ad anni di 'soft policy' in risposta a tale aggressione. Questo è finito".

Lista lunga contro Putin
L'elenco delle azioni di questa amministrazione per elevare il costo per Vladimir Putin è lungo, dice Pompeo. "Stiamo ricostruendo il nostro già forte comparto militare e ricapitalizzando il nostro deterrente nucleare. Abbiamo imposto sanzioni più dure ed espulso più diplomatici e funzionari dell'intelligence russi dagli Usa che mai dalla Guerra Fredda». E ancora: "Stiamo armando giovani uomini e donne che resistono all'espansionismo russo in Ucraina e Georgia. Questa lista è molto più lunga e sono fiducioso che avrò l'opportunità di allungarla".

Un falco a cui non piace l'etichetta di falco
Ex parlamentare repubblicano del Tea Party, l’ala più conservatrice del Grand Old Party (Gop), non ha tuttavia negato il dialogo con il Cremlino, che, sebbene complesso, "deve continuare», dice. Pompeo è famoso per le sue posizioni interventiste, un falco della vecchia guardia insomma, a cui però non piace essere etichettato così: anche in questa occasione infatti non manca di affermare che "la guerra è sempre l’ultima spiaggia». Preferisce raggiungere gli obiettivi della politica estera del presidente "con una diplomazia accanita piuttosto che mandare giovani uomini e donne in guerra. Conosco di prima mano i dolorosi sacrifici dei nostri uomini e delle nostre donne in uniforme, quindi quando i giornalisti, molti dei quali non mi hanno mai incontrato, etichettano me o chiunque di voi come 'falco', 'estremista' o peggio, scuoto la testa", prosegue. "Ci sono poche persone che temono la guerra più di quelli di noi che hanno servito in uniforme. E c'è una grande differenza tra una presenza militare e una guerra", conclude.