15 dicembre 2018
Aggiornato 05:30

Cosa prevede e quali conseguenze avrà la riforma che può rendere Xi Jinping presidente a vita

Il Parlamento ha deciso: il presidente andrà oltre il limite del 2023, grazie all'abolizione del termine per i mandati presidenziali nel Paese
Il presidente cinese Xi Jinping.
Il presidente cinese Xi Jinping. (EPA /WUHONG EPA POOL)

PECHINO - Il parlamento cinese ha abolito il termine per i mandati presidenziali nel Paese: l'attuale capo dello Stato Xi Jinping potrà così rimanere alla guida della Cina al di là del termine previsto del 2023. I delegati chiamati ad esprimersi hanno approvato la misura con 2.958 voti favorevoli, due contrari e tre astenuti.  I deputati dell'Assemblea nazionale del popolo hanno dunque accolto con favore la modifica della Costituzione, che limitava i mandati presidenziali a due, ciascuno per cinque anni. Per approvare l'emendamento era necessaria una maggioranza dei due terzi. L'emendamento include anche il «Pensiero di Xi Jinping» nella Costituzione, così come «il ruolo guida» del Partito Comunista Cinese (PCC) nel suo primo articolo. Annunciato appena due settimane fa, questo disegno di legge ha stupito parte dell'opinione pubblica, ma le voci critiche sui social media sono state rapidamente cancellate dalla censura.

Addio limite di due mandati
Il limite di due mandati presidenziali fu imposto nella Costituzione del 1982 dall'uomo forte del tempo, Deng Xiaoping, per evitare un ritorno al regime dittatoriale dell'era di Mao Tse-tung (1949-76). «Quarantadue anni dopo, nell'era di Internet e della globalizzazione, un nuovo grande leader, un nuovo tiranno alla Mao risorge in Cina», ha denunciato il dissidente Hu Jia, interpellato al telefono dall'AFP nel Sud del Paese.

Sistema di potere
Il sistema di potere attorno a Xi Jinping, il presidente cinese a cui ieri l'Assemblea nazionale del popolo (il parlamento formale del paese) ha accordato la possibilità di superare i due mandati al vertice dello Stato, si arricchisce di un nuovo strumento: la Commissione nazionale di supervisione, una nuova super-agenzia che metterà in pratica il programma anti-corruzione. Xi, come già stabilito lo scorso anno dal XIX Congresso del Partito comunista cinese, ha ottenuto ieri la cancellazione del limite dei due mandati dalla Costituzione. Si tratta di un passo sia pratico sia simbolico, che consentirà al numero uno di mantenere, oltre ai poteri di segretario del Pcc e di capo della Commissione militare centrale, anche quello di capo formale della Repubblica popolare. Inoltre, sempre ieri, l'Assemblea nazionale del popolo ha deciso l'iscrizione del nome della dottrina che porta il nome di Xi nella Costituzione, mettendo così l'attuale leader allo stesso livello del fondatore della Cina popolare Mao Zedong e del grande riformatore Deng Xiaoping.

La nuova istituzione
L'introduzione nella Costituzione di questa nuova istituzione rende ancora più potente l'apparato chiamato a individuare e reprimere funzionari, militari e uomini d'affari che si macchino di reati corruttivi, in linea con la campagna lanciata da Xi nel 2012, che ha portato a centinaia di migliaia di arresti anche di personalità di rilievo nella nomenklatura cinese. Ora lo stesso parlamento cinese sarà chiamato a definire i poteri di questa agenzia, tra i quali uno particolarmente controverso: quello che consentirebbe ai suoi uomini d'impedire ai sospettati l'accesso agli avvocati. Questo passo dovrebbe essere fatto verso la fine della sessione di lavori.  Secondo quanto scrive oggi il South China Morning Post (SCMP), la nuova super-agenzia avrà un rango assimilabile a quello del governo e superiore alla Corte suprema e alla Procura nazionale. Il capo dell'agenzia verrà formalmente indicato domenica prossima e, certamente, andrà tenuto sotto osservazione per il suo ruolo sarà centrale nel mondo di Xi. L'uomo a cui dovrebbe essere affidato questo compito è l'attuale capo della commissione disciplinare del partito Zhao Leji. L'esigenza di costituire questa nuova agenzia, scrive il SCMP, è emersa per rispondere anche a una serie di controversie rispetto all'attuale governance della campagna anti-corruzione, che è condotta in primis dalla Commissione per l'ispezione di disciplina del Partito, la quale aveva il potere di impedire l'accesso ai legali per i sospettati, sulla base del fatto che questo organo contestava violazioni disciplinari, non reati, poi affidati alla magistratura, la quale di fatto confermava gli esiti delle inchieste. L'istituzione della super-agenzia, quindi, allarga il campo delle inchiesta anche a chi non è membro del partito.

(fonte afp)