Economia | Governo Conte

La Bce attacca il governo Lega-M5s e avverte: la legge Fornero non si deve toccare

Nel giorno del Consiglio più difficile della storia recente dell'Ue, con l'Italia pronta ad alzare la voce, arrivano le critiche della Banca centrale europea

Il presidente della Bce, Mario Draghi
Il presidente della Bce, Mario Draghi (ANSA/ALESSANDRO DI MARCO)

ROMA - Proprio nel giorno in cui i premier d'Europa sono chiamati a confrontarsi sui destini dell'Ue, con l'Italia pronta ad alzare la voce, arrivano le critiche al governo Lea-M5s da parte della Banca Centrale Europea: «Sui mercato» rileva la Bce nel suo bollettino economico, «il contratto di governo di movimento 5 Stelle e Lega ha innescato un considerevole aumento dello spread» tra i titoli di stato Italiani e i Bund tedeschi. Una  tendenza che ha coinvolto anche le emissioni di altri Paesi dell'eurozona. «Dopo aver evidenziato fluttuazioni relativamente moderate nella prima parte del periodo in esame, i differenziali dei titoli di Stato italiani sono considerevolmente aumentati dopo il 15 maggio - si legge - quando i mercati hanno conosciuto i dettagli contenuti nella proposta di programma avanzata dal nuovo governo». Le condizioni dei mercati delle obbligazioni sovrane sono «da allora rimaste volatili - rileva la Bce - con i differenziali dei titoli di Stato italiani ben al di sopra dei rispettivi livelli di aprile. Anche i mercati dei titoli di Stato di altri paesi dell'area dell'euro sono stati in varia misura coinvolti». Tutti gli attuali mali finanziari d'Europa, secondo la Bce, sarebbero quindi stati causati dalla situazione italiana: «I differenziali sui titoli di Stato hanno mostrato un considerevole livello di volatilità dalla seconda metà di maggio, in un contesto caratterizzato da incertezza politica in Italia. Le oscillazioni sui mercati dei titoli di Stato si sono propagate in parte ad altri segmenti di mercato e la volatilità sui mercati azionari è aumentata».

La strenua difesa della Legge Fornero
La Banca centrale europea esprime inoltre preoccupazione per il rischio di «rovesciamento» delle riforme sulle Pensioni in Italia e altri Paesi, come la Spagna. E lancia nuovi richiami sui conti pubblici rilevando come 7 Stati dell'area euro, tra cui di nuovo l'Italia, potrebbero mostrare una «significativa deviazione» rispetto agli obiettivi previsti dal Patto di stabilità e di crescita Ue. Ma proprio su questo l'istituzione monetaria muove rilevi anche all'approccio con cui la Commissione europea applica le nuove regole sui conti, che secondo la Bce va «a scapito della completa trasparenza, coerenza e prevedibilità dell'intero quadro di riferimento».

«L'Italia tra i 7 paesi a rischio 'deviazione' sui conti»
Il risultato, per la Bce, è che L'Italia è tra i sette Paesi dell'area euro che quest'anno rischiano una «significativa deviazione» degli obiettivi sui conti pubblici previsti dai patti ue, rileva la Bce nel suo bollettino economico. E in generale «secondo le proiezioni della Commissione europea, nel 2018 la maggior parte dei paesi che non hanno ancora raggiunto una solida posizione di bilancio non rispetteranno gli impegni previsti dal Patti di stabilità e di crescita». Fra i sette paesi dell'area dell'euro che secondo la Commissione nel 2018 rischiano una «significativa deviazione dalla parte preventiva del Psc, quattro - si legge - Belgio, Francia, Italia e Portogallo presentano rapporti fra debito e Pil superiori al 90 per cento».

Bce più morbida con Spagna e Slovenia
Anche se, nell'insieme, «le raccomandazioni specifiche per paese seguono il principio secondo cui le riserve di bilancio vanno ricostituite in periodi di congiuntura economica favorevole, l'approccio standard prevede alcune eccezioni. Le raccomandazioni rivolte a Spagna e Slovenia per il 2019 prevedono uno sforzo strutturale inferiore rispetto a quanto concordato in base alla matrice della parte preventiva del Patto - si legge - ossia pari allo 0,65 per cento anziché all'1 per cento del Pil. La deviazione dal requisito previsto dalla matrice è basata su una valutazione economica che fa riferimento in particolare all'elevata disoccupazione». Tale approccio - rileva la Bce - «rispecchia la 'discrezionalità' adottata nell'accordare una riduzione dei requisiti di aggiustamento a due paesi nel 2018: dallo 0,6 allo 0,3 per cento del Pil per l'Italia e dall'1 allo 0,6 per cento del Pil per la Slovenia, in questo caso senza ulteriori margini di deviazione. Una simile applicazione del Patto di stabilità e di crescita è possibile a scapito della completa trasparenza, coerenza e prevedibilità dell'intero quadro di riferimento».