26 settembre 2018
Aggiornato 02:30

Il governo pronto alla guerra contro l'Ue: anche Savona parte all'attacco

Il ministro per gli Affari europei suona la carica: «Il governo sta scrivendo una nuova storia. Le nostre sono battaglie civili». Il 5 luglio inizia la 'resa dei conti'
Il ministro degli Affari europei Paolo Savona con Giancarlo Giorgetti, Giuseppe Conte e Matteo Salvini
Il ministro degli Affari europei Paolo Savona con Giancarlo Giorgetti, Giuseppe Conte e Matteo Salvini (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

ROMA - «Anche se può apparire enfatico il governo sta scrivendo una nuova storia, conducendo una battaglia civile, non opera quindi per la cronaca, questa può esserci anche avversa ma sarà costretta a riflettere sulle iniziative che stiamo intraprendendo per conciliare l'architettura istituzionale europea con la politica necessaria per un'Europa più forte ed equa che è l'obiettivo del governo». Il ministro per gli Affari europei, Paolo Savona, in aula alla Camera ha espresso i suoi pareri (come sono chiamati in gergo) sulle risoluzioni presentate in seguito alle comunicazioni del premier Giuseppe Conte in vista del Consiglio europeo di domani e dopodomani a Bruxelles. E la linea è la stessa del primo ministro: carica, pronta allo scontro. E senza risparmiare duri attacchi all'Unione europea, basata su un'architettura «con gravi lacune», la più grave delle quali è «che non dispone degli strumenti consueti per una banca centrale».

«Italia solida, colpa dell'Ue se subisce attacchi speculativi»
Savona ha sottolineato come «il debito pubblico italiano ha dietro un ingente patrimonio pubblico e privato nell'ordine dei 7 mila miliardi di euro, una propensione al risparmio delle famiglie comparativamente elevata rispetto all'Europa e una solida economia con una componente di rilievo capace di affermarsi nella competizione internazionale». Se, nonostante ciò, «la democrazia italiana fosse esposta come già accaduto a gravi attacchi speculativi sul nostro debito pubblico non sarebbe l'effetto delle condizioni della sua sostenibilita ma di un'architettura europea con gravi lacune, la più grave delle quali è che non dispone degli strumenti consueti per una banca centrale». E «gli strumenti alternativi finora proposti, discussi nel prossimo consiglio per ovviare all'assenza di un prestatore di ultima istanza che contrastri la speculazione e per dotare l'Ue di un assetto istituzionale che affronti le crisi strutturali - ha concluso Savona - non appaiono adeguati nei tempi di reazione sempre lenti e nella dimensione necessaria sempre scarsa. Siamo fiduciosi che lo diventeranno e il governo opererà in tal senso».

Il 5 luglio inzia la 'resa dei conti'
Vista «l'ampia delega concessami» il ministro per gli Affari europei Paolo Savona ha annunciato in Aula alla Camera nel corso del dibattito sul prossimo consiglio europei di aver «convocato il 5 luglio comitato interministeriale sugli affari europei per concordare con il governo la linea futura da seguire e per la divisione dei tanti compiti da assolvere di cui riferirò in Parlamento». Un appuntamento importante per capire 'cosa farà' a livello europeo il nuovo governo. Il Comitato infatti è convocato e presieduto dal Presidente del Consiglio dei Ministri o, per sua delega, dal Ministro per gli affari europei e vi partecipano il Ministro degli affari esteri, il Ministro dell'economia e delle finanze e gli altri Ministri che hanno competenza nelle materie oggetto dei provvedimenti e delle tematiche all'ordine del giorno. L'obiettivo è - testuale - «concordare le linee politiche del Governo nel processo di formazione della posizione italiana, nella fase di predisposizione degli atti dell'Unione Europea».