Economia | Riforma Fornero

Il governo pronto a «superare» la Fornero: tutte le novità della riforma Lega-M5s

Obiettivo attivare da gennaio la famosa 'quota 100'. Poi sarà la volta del pensionamento con 41 anni di contributi a prescindere dall’età

Matteo Salvini a una manifestazione contro la legge Fornero
Matteo Salvini a una manifestazione contro la legge Fornero (Alessandro Di Marco | ANSA)

ROMA - Dal mese di gennaio, quindi dal 2019, il nuovo governo presieduto da Giuseppe Conte è pronto ad attivare la famosa 'quota 100', intorno alla quale si costruirà il nuovo sistema pensionistico italiano per supeare, così, la legge Fornero. L'esecutivo targato Lega e Movimento 5 stelle è al lavoro per varare una riforma in due tranche. La prima - inserita nella prossima legge di bilancio - prevederebbe da gennaio 2019 il pensionamento con almeno 64 anni di età e 36 di contribuzione; la seconda - più avanti - la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi a prescindere dall'età. Un'idea, questa di partire prima con la 'quota 100' e poi con la 'quota 41', anticipata da Matteo Salvini che, anche in questo campo, è diventato la voce più pesante del governo. La quota 100 consiste nella possibilità per il lavoratore di andare in pensione con la somma dell’età anagrafica e pensionistica pari a 100. Quota 41 è invece la proposta che permetterebbe ai lavoratori di andare in pensione con 41 anni di contributi (e a non più di due o tre anni di contributi figurativi), indipendentemente dall’età anagrafica.

Cosa cambierebbe con la riforma
L'impatto della nuova riforma sarebbe su una platea di circa 200mila residenti del settore privato, dipendenti e liberi professionisti ogni anno, visto che nella classe di età 60-64 anni si contano secondo l'ultimo anno certificato (2016) poco meno di un milione di lavoratori. Per qunto riguarda il settore pubblico, invece, ogni anno la stima prevede che vadano in pensione, tra il 2019 e il 2021, tra 100-150 mila dipendenti. Quindi circa 300mila lavoratori, nel prossimo trienno, matureranno ogni anno il requisito anagrafico dei 64 anni. Poi ci sarà da considerare chi di questi 300mila avrà gli altri due requisiti necessari per raggiungere l'obiettivo dell'anzianità: 36 anni di contributi versati 64 anni di età e 36 di contribuzione.

La seconda finestra
Dopo 'quota 100', quindi, l'obiettivo è prevedere una seconda finestra che prevederebbe il pensionamento con 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica, contro i 43 anni e 3 mesi per gli uomini e i 42 anni e 3 mesi per le donne come è invece oggi. La stima in questo caso prevede una maggiore spesa di circa 5 miliardi l'anno, compensata - secondo quanto dichiarato finora - dallo stop dell'Ape social, ammortizzatore per garantire un finanziamento-ponte fino alla pensione ai 63enni disoccupati con 30 anni di contributi. Il problema è che il non rinnovo di questo strumento costringerebbe questi lavoratori ad andare in pensione solo al raggiungimento della 'vecchiaia', quindi 67 anni.