22 ottobre 2018
Aggiornato 22:00

Di Maio vuole fermare le delocalizzazioni: Confindustria chiede un incontro

Il ministro dello Sviluppo Economico su Facebook: «Troppe aziende italiane in crisi». Boccia: «Basta titoli, ora passate ai fatti»

ROMA - Che il rapporto tra il Movimento 5 stelle e la classe imprenditoriale italiana non fosse dei migliori era cosa nota. Ora però il nuovo ruolo di Luigi Di Maio, 'super ministro' del Lavoro e dello Sviluppo Economico è chiamato a confrontarsi con Confindustria. E il primo passo non è dei più dialoganti. In un video postato su Facebook il capo politico del M5s ha mostrato una pila di carte che rappresentano situazioni di crisi che «i cittadini mi hanno presentato solo nell'ultimo giorno». Tante crisi aziendali da ogni parte d'Italia «e tanta sofferenza di tante persone che rischiano di perdere il posto di lavoro e hanno paura» ha spiegato il ministro, che ha lanciato il suo obiettivo: fermare le delocalizzazioni. Perché «ci sono aziende che stanno delocalizzando e queste vanno fermate. Specialmente se hanno preso fondi dallo Stato. E ci sono anche aziende che sono in crisi perché vantano crediti nei confronti della Pubblica amministrazione che non paga». 

Boccia (Confindustria): «Basta titoli, ora i fatti»
Le parole di Luigi Di Maio sono state 'ricevute' dal presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, che a margine di un convegno a Rapallo è partito dall'Ilva per chiedere un confronto al ministro. Perché «la questione Ilva ha tre elementi dentro: una è la questione meridionale, la seconda è occupazionale, la terza di credibilità verso investitori stranieri che arrivano nel Paese. Quando arrivano investitori stranieri dovremmo mettere i tappeti rossi perché hanno scelto il nostro paese rispetto ad altri. L'investimento fa fatto nella logica della sotenibilità, naturalmente. Il tema occupazione è determinante in quella città (Taranto, ndr) e nel Mezzogiorno».

Boccia chiede un incontro a Di Maio
«Penso sia nelle responsabilità delle parti sociali aprire un confronto con l'attuale classe dirigente, con il Governo del Paese, affrontando a tutto campo dalla questione infrastrutture a quella di sviluppo, crescita, divari nel Paese in una logica di buonsenso ed equilibrio. Siamo pronti» ha poi spiegato il presidente di Confindustria che ha racontato di aver incontrato ministro e vicepremier Luigi Di Maio in Confcommercio e «a breve dovremmo incontrarci, chiaramente nella logica delle parti sociali che incontrano il responsabile dello Sviluppo economico e del Lavoro». Il numero uno di Confindustria ha aggiunto che «appena ci convocheranno» le imprese inizieranno «a proporre quelle che sono le nostre idee di politica economica, a partire dal Patto delle fabbrica che abbiamo sottoscritto insieme con Cgil, Cisl e Uil e che vede un'attenzione alla centralità del lavoro e dei giovani. A cui segue la dotazione infrastrutturale, che dovrebbe essere all'altezza del secondo Paese industriale d'Europa».

La Flat Tax e le priorità
Sulla flat tax il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ribadisce la posizione dell'associazione ed è d'accordo con le parole del numero uno degli under 40 di viale dell'Astronomia. «Hanno ragione - ha detto Boccia a margine del convegno di Rapallo - nel senso che bisogna evitare di aumentare il debito pubblico, perché altrimenti diventa una nuova tassa sul futuro delle giovani generazioni». Boccia ha aggiunto che «detto questo occorre aprire un confronto serrato e capire dove sono le risorse. Ma si può partire anche da alcune priorità. Una delle grandi priorità è la riduzione del cuneo fiscale, cioè delle tasse per i lavoratori e della decontribuzione e detassazione totale per un grande piano di inclusione dei giovani al lavoro. Significa dare centralità al lavoro, costruire una dignità del lavoro e più occupazione. Del resto la capacità di governo di una Paese si misura dalla maggiore occupazione, maggiore crescita, riduzione del debito, maggiore export e accoglienza dei turisti».