18 agosto 2018
Aggiornato 08:30

Nasce il governo Conte e muore il «bazooka» di Draghi: una strana coincidenza?

Nasce un governo, dai più ritenuto un nuovo Frankenstein e cade il Quantitative Easing di Mario Draghi: a cosa è servito?
Il presidente della BCE, Mario Draghi
Il presidente della BCE, Mario Draghi (EPA/STEPHANIE LECOCQ)

ROMA - Con uno strano tempismo, ma non vogliamo avere alcuna visione complottista o dietrologica, l'Italia incorre nella fatal coincidenza, anzi, nella coincidenza per eccellenza: nasce un governo, dai più ritenuto un nuovo Frankenstein – ma i più ignorano tutto di quel grande romanzo, ci torneremo - e cade il «bazooka», il «whatever it takes», di Mario Draghi: il Quantitative Easing. Strumento incredibilmente potente che in questi anni ha avuto più funzioni: ricapitalizzare le banche, permettendo a queste di comprare e mantenere enormi quantità di debito pubblico sovrano, e far percolare qualcosa verso i ceti medio-bassi: come dice il «Professore» ne «La Casa di Carta», di cui vi abbiamo già parlato, uno strumento che ha permesso di «stampare dal nulla 2300 miliardi di euro che sono passati dalla Zecca direttamente ai più ricchi». Drammatizzazione romanzata non priva di una reale base di verità. L'hanno chiamata "iniezione di liquidità». Dove siano finiti quei soldi è fin troppo chiaro per tutti.

A cosa è servito il Quantitative Easing di Draghi
Al termine di questo lungo percorso viene da chiedersi: è servito il Quantitative Easing di Mario Draghi? Che infinita rabbia ha generato nei banchieri tedeschi e nord europei, in particolare in quella Bundesbank che prima con Schauble e poi con Weidmann hanno lavorato finché non ha ottenuto la sua fine. Come noto, la visone wagneriana, ontologica senza alcun dubbio, della Grande Germania è chiaramente hobbesiana: e per noi, come per la Spagna e il Portogollo, avrebbero preferito di gran lungo il fallimento. Con successiva annessione dolce, come fatto con la Grecia. La risposta è complessa: a fronte di uno strumento ricattatorio, senza il quale non saremmo sopravvissuti alla speculazione sul nostro debito pubblico nel 2011, pezzi di democrazia e beni comuni sono stati ceduti. La legge Fornero, il Jobs Act, nonché il tentativo – bloccato nel dicembre 2016 – di sfasciare la Costituzione sono stati pezzi grossi ceduti in cambio del soldi. Non sono mancate altre forme di scambio, meno clamorose: la privatizzazione parziale di Cassa Depositi e Prestiti, nonché lo smantellamento del sistema sanitario pubblico. Non avevamo possibilità di scelta, ci siamo trovati nella condizione dell'uomo indebitato di fronte al suo usuraio. Siamo sopravvissuti: ma ora tutto potrebbe cambiare.

Arriva Conte, cambia tutto?
Finisce il Quantitative Easing nel momento in cui si insedia un nuovo governo che, bene o male, vuole allargare i cordoni della Borsa. Vuole farlo in maniera schizofrenica: la Lega favorendo i ceti alti e prodotuttivi, il M5s l'assistenzialismo verso il sud, anche se si sta profilando un sistema di workfare che con l'originale reddito di cittadinanza – una misura universale come l'accesso alla sanità pubblica – non ha più alcuna relazione. In tutto questo vi è la riforma della legge Fornero, nonché del Jobs Act, e poi la creazione di una banca pubblica, la trasformazione dei centri per l'impiego: in poche parole, più Stato. Molto più Stato. Tutto questo a fronte del dogma ordoliberista: meno Stato uguale più mercato, meno debito e meno inflazione. Il programma del governo Frankenstein prevede l'esatto opposto. Il nuovo governo sta bestemmiando nel tempio: più deficit, meno tasse, più Stato e, anche se nessuno l'ha ancora dichiarato, più inflazione. Di tutte le promesse fatte, poi, vedremo naturalmente cosa ne sarà davvero.

Inflazione: l'innominabile
Questo passaggio, implicito, è tanto necessario quanto taciuto. Da anni siamo in piena deflazione, sintomo globale della carenza di domanda interna, la peste che sta distruggendo una classe. Eppure, questa malattia è l'architrave ultra ideologica dell'Europa unita. Nel governo nessuno ha ancora pronunciato quella parola, «inflazione», ma prima o poi si dovrà. In questo contesto di rottura ideologica, le rotture più pericolose, infinitamente più letali di qualche episodio sporadico, termina il Quantitative Easing di Mario Draghi che, peraltro, è alla fine del suo mandato. Dopo verrà con ogni probabilità Weidmann, e allora auguri per tutti noi. Il Qe termina, e il debito pubblico torna sul mercato senza paracadute: e lo fa con lo spread irrazionalmente inchiodato a quota 240, senza una precisa ragione materiale, storica, economica. Ma con una netta motivazione politica, anzi, pedagogica: il bastone del padrone che rotea, pronto a colpire il cattivo scolaretto ribelle.

Frankenstein e il M5s-Lega
Conte appare catapultato in un mondo più grande di lui, molto centrato su se stesso, non conscio di quello che si prospetta. Lui è il mostro creato dal dottor Frankenstein, ovvero il binomio Di Maio-Salvini: un essere genuino ma debole e, in fondo, estraneo a un mondo di cialtroni e pazzi. Si pensi alla incredibile sinistra italiana, che dopo venti anni di recessione perpetua continua a difendere la supremazia del mercato e della finanza pur di dar contro a coloro che le hanno portato via il non potere che aveva. Se Conte è un pupazzo buono nelle mani dei burattinai Salvini e Di Maio - cosa peraltro rassicurante al momento, data la sciatteria dimostrata nei primi interventi – cosa si può dire di Matteo Renzi, che propugnò una riforma della Costituzione scritta dalle agenzie di rating? Conte è chiaramente «il punto morto del mondo, l'anello che non tiene, il filo da disbrogliare che finalmente ci metta nel mezzo della verità»: sono parole di Eugenio Montale, tratte da «I limoni», mai come oggi così necessarie. C'è bisogno di verità, di vedere le cose come stanno: anche se queste non ci piaceranno.