Economia | Crisi Alitalia

Disastro Alitalia, ovvero quei 12,5 mld di soldi pubblici bruciati in 10 anni

L'Usb scrive una lettera aperta ai candidati premier, sostenendo che la necessità di svendere ai privati stranieri è solo una 'favola governativa'

Aerei Alitalia
Aerei Alitalia (ANSA/TELENEWS)

ROMA - Ben «12,5 miliardi di soldi pubblici bruciati in 10 anni e mancate tassazioni per 10 miliardi l'anno». Sono queste alcune delle «vere cifre» sul disastro Alitalia secondo l'Usb, l'Unione sindacale di base, che ha incrociato i dati Enac con gli studi del professor Ugo Arrigo dell'Università di Milano Bicocca. L'Usb scrive una lettera aperta ai candidati premier e ai candidati governatore, per sottolineare che «la necessità di svendere ai privati stranieri è una favola governativa sorretta da numeri taroccati e che nazionalizzare non solo si deve, ma si può».

Il costo delle privatizzazioni
«Nei 10 anni dalla privatizzazione del 2008 - si legge nella nota dell'Usb - sono stati bruciati 12,5 miliardi di denaro pubblico tra ammortizzatori sociali per le migliaia di licenziamenti (3,5 miliardi) e mancati introiti fiscali (600 milioni l'anno per la sola Alitalia, 900 per l'insieme dei vettori italiani)». C'è poi «il conto delle ingenti perdite derivanti dall'impatto degli sciagurati piani industriali di Alitalia sul fatturato del settore turismo: 10 miliardi l'anno di mancate tassazioni a causa del peggioramento dei collegamenti da e per l'Italia, soprattutto intercontinentali».

Alitalia? Smantellata favorendo gli interessi stranieri
Nello stesso periodo «mentre il traffico passeggeri aumentava del 29%, a 175 milioni, le compagnie italiane perdevano 18 milioni di passeggeri crollando dal 35 al 17% del mercato. La parte del leone l'hanno fatta le low cost - tutte con sede estera, moltissime non pagano tasse e contributi in Italia - con 82 milioni di biglietti». Il mercato quindi, prosegue il sindacato, «è florido ma Alitalia è stata smantellata favorendo gli interessi stranieri. L'attuale commissariamento ha dimostrato, al contrario, che la compagnia sa fare il proprio mestiere più che bene».