17 ottobre 2018
Aggiornato 22:30

Il «Giglio tragico» di Renzi ammazza l'Italia. La Germania ride di noi, e presto ci conquisterà

Il sistema bancario nazionale esce demolito dopo le ultime novità su Banca Etruria. Adesso arrivano gli avvoltoi a spolpare la carcassa
La sottosegretaria Pd alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi con il segretario Matteo Renzi
La sottosegretaria Pd alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi con il segretario Matteo Renzi (ANSA/AP Photo/Gregorio Borgia)

ROMA - Il Giglio tragico in Germania sarebbe già finito di fronte al plotone d’esecuzione? Viene da tremare al pensiero che lo scandalo Banca Etruria - ogni giorno ha la sua pena ma le ultime ore stanno portando alla creazione di un quadro tragico - possa giungere alle orecchie del dobermann Schauble, alla mastina Merkel, e a tutta la muta da caccia che compone la finanza internazionale. Che ovviamente sanno tutto, e stanno preparando le truppe per l'invasione finale in stile Grecia 2015. Ma forse, alla fine, hanno ragione loro: hanno ragione i tedeschi che ci considerano niente più che un peso morto con delle belle spiagge, bellissimi musei e ottimo cibo. 

Investitori in fuga
Cosa potranno pensare gli investitori internazionali, quelli che vorremmo attrarre in Italia, di fronte alle dichiarazioni di questi giorni. Di fronte alla mossa suicida di un partito di maggioranza - nel governo da cinque anni - e del suo giglio tragico, che travolto dall’arroganza ha istituito una commissione parlamentare d’inchiesta che non solo sta confermando tutti i peggiori sospetti, ma addirittura scopre nuove buchi neri. E che dire dello sgangherato tentativo di sbracare, e trasformare, lo scandalo bancario in essere in un boccaccesco fenomeno di sessismo italico. Le tragiche e vergognose vicende inerenti gli abusi maschilisti vengono strumentalizzate per alzare una cortina fumogena, nel tentativo di spostare l’attenzione della opinione pubblica. 

Il renzismo è stato fatto a pezzi, a pochi mesi dalle elezioni. Un caso?
Il renzismo è stato fatto a pezzi, a pochi mesi dalle elezioni. Un caso? Un complotto? Analizzando l’intera vicenda dalle origini emerge un panorama composto da sciatteria, arroganza, ignoranza, delirio di onnipotenza ben strutturato e di lunga data. L'epilogo, tragico, altro non è che il frutto di un inizio trionfante, onnipotente. Nel dicembre del 2014 l’apice del renzismo corrisponde all’acme della crisi di una piccola banca ignota ai più ma ben nota al padre e al fratello di un ministro del governo. Iniziano i movimenti scomposti del ministro, e non solo: giammai per fare pressioni, ci mancherebbe ancora, ma per valutare ipotesi di acquisizione. Il fine è ovviamente quello di salvare i posti di lavoro e i risparmiatori: ci mancherebbe. Il Giglio tragico si muove con sicurezza, passa da Unicredit a Banca d’Italia, a Consob: si cerca qualcuno che compri Banca Etruria. Ma la banca è bollita e nessuno la vuole. Nessuno di coloro che ricevono le "non pressioni" ha la bella idea di informare i giornalisti di quanto sta accadendo, ovvero dell’iper attivismo del Giglio tragico. Anzi, i giornalisti che contano, che conoscono perfettamente la vicenda, per lo più tacciono o parlano per enigmi. 

Referendum e fine del renzismo
E' con il referendum che cambia tutto: il potere del giglio crolla e così le coperture giornalistiche. Esce De Bortoli, che trascrive una chiacchierata con Ghizzoni, il capo di Unicredit. Come tutti i condottieri caduti e feriti nell’orgoglio, il Giglio prova la disperata rivincita. Nega tutto, minaccia querele, che non arriveranno mai, risarcimenti plurimilionari, addirittura imbastisce una commissione d’inchiesta parlamentare che comprava i peggiori scenari. La battaglia è totalmente persa, servirebbe il coraggio di ordinare la ritirata per salvare il salvabile. Tutti i consiglieri sodali del Giglio dicono la stessa cosa: «Dimissioni della Boschi, non candidatura alle prossime elezioni». Ultimo questa mattina il direttore di Repubblica, Mario Calabresi. Ma il capo del Giglio, Renzi, in versione Napoleone a Mosca incendiata, vuole resistere a ogni costo e sentenzia: «Passo indietro di Maria Elena? Non esiste, decideranno gli elettori». La fine di Renzi sarà, appunto, quella di Napoleone a Mosca – fatte le dovute proporzioni, ovviamente: esercito distrutto, il Partito Democratico, ed esilio.

Fondazione bancarie, bancomat dei politici
Ma in questo scenario tragico della sorte di Renzi e del Giglio tragico non ce ne importa nulla. Anzi, più duramente cadranno, meglio sarà per tutti. Il pericolo risiede nella resistenza che il Giglio sta facendo, un terribile danno per la comunità. Un grave vulnus per la democrazia, percepita come sempre più corrosa , inutile e dannosa, un terribile danno per il sistema bancario che esce demolito, ancor più di quanto già sia, e preda degli appetiti della finanza globale. Peraltro già ampiamente presente nell’azionariato delle maggiori banche di sistema. Il frutto avvelenato di questa vicenda micragnosa è il dilagare percettivo tra la popolazione che associa che crea una asse tra lo Stato, la finanza e la corruzione. E trova come soluzione immediata lo sbarco degli squali globali della finanza. La preda che verrà fatta a pezzi, supponiamo, saranno le fondazioni bancarie: ultimo retaggio di civiltà ma da tempo divenute il bancomat della campagna elettorale permanente dei politici. Che non hanno più alcun ruolo pubblico o statale - le leggi più importanti vengono scritte e dettate dalle lobby - ma che continuano ad avere a disposizione una leva – le fondazioni – che permette loro di sopravvivere. Lo scandalo Etruria porterà alla fine dell’ultimo controllo pubblico, democratico, sulla finanza: alla fine delle fondazioni bancarie. Il tutto mentre il Giglio tragico sarà scomparso, esiliato: non a Sant’Elena, ma in qualche paradiso.