24 ottobre 2020
Aggiornato 19:30
Il bazooka diventa «mondiale»

BCE, ecco perché il QE di Draghi potrebbe finanziare i colossi americani a discapito delle imprese europee

Dopo l'ultima riunione del Consiglio Direttivo, la risposta del presidente Mario Draghi alle critiche mosse dai politici tedeschi non si è fatta attendere. Ma a destare l'interesse degli economisti sono soprattutto le nuove modalità annunciate del super-QE, che permetterebbero alla BCE di utilizzare i soldi comunitari per finanziare imprese non europee, come la multinazionale McDonald's.

ROMA – Dopo la riunione del Consiglio Direttivo, il presidente Draghi ha comunicato in conferenza stampa le decisioni dell'Istituto di Francoforte e ha risposto alle critiche teutoniche dei giorni scorsi. Ma la vera sorpresa è stata l'annuncio delle nuove modalità del piano di acquisto dei corporate bond, che partirà a giugno. Ecco perché il quantitative easing è diventato un «QE mondiale» dalle imprevedibili conseguenze e perché i soldi della BCE potrebbero finire ben oltre i confini europei.

La risposta di Draghi ai politici tedeschi
Dopo l'ultima riunione del Consiglio Direttivo, la BCE ha deciso di lasciare invariati i tassi d'interesse, ma ha lanciato un chiaro segnale da colomba agli analisti economici, ribadendo la possibilità di intervenire in futuro con ulteriori manovre espansive di politica monetaria qualora lo ritenesse necessario. Fin qui nulla di sorprendente, neanche l'intervento del presidente Draghi in conferenza stampa, che ha scelto di rispondere alle critiche mosse da alcuni politici tedeschi nei giorni scorsi ribadendo così l'autonomia decisionale della BCE: «Il nostro mandato è stabilito dalla legge europea, e noi obbediamo alla legge, non ai politici».

Le nuove modalità del super-QE
Tutto questo in sostanza ce lo aspettavamo. La vera sorpresa, invece, è stata l'annuncio delle nuove modalità del piano di acquisto dei corporate bond, che partirà a giugno, e che fanno fare al QE del presidente Draghi un balzo di carattere «mondiale». Secondo l'annuncio in questione, infatti, a partire dalla prossima estate sarà acquistabile una vasta gamma di bond, anche quelli emessi da compagnie assicurative, e le uniche condizioni per rientrare nel QE saranno la denominazione in euro dei bond, la valutazione di investment grade da parte di una sola delle grandi agenzie di rating (non di tutte, ne basta una) e il fatto che la società in questione debba aver sede nell'Eurozona.

Soldi comunitari per finanziare imprese non europee
Questo significa in parole povere che potranno essere acquistati anche i bond di società incorporate nell'area euro, ma con capogruppo fuori dall'UE, cioè extra-comunitarie: è il caso delle emittenti statunitensi, perché circa il 30% del mercato dei corporate bond dell'Eurozona con rating investment grade è composto proprio da società americane. Secondo le regole del super-QE, la BCE potrà acquistare fino al 70% di ogni singola emissione, e questo vuol dire che una parte considerevole dei soldi dell'Istituto di Francoforte potrà varcare nei prossimi mesi i confini del Vecchio Continente per finanziare imprese non-europee.

Una chance per McDonald's
Il QE di Mario Draghi diventa in questo modo mondiale, offrendo alle società straniere la possibilità di rifinanziarsi a buon mercato grazie a forme di indebitamento a basso costo: come sottolinea Giuseppe Timpone su Investireoggi, l’Eurozona diventerebbe così una piazza finanziaria dove emettere debito a rendimenti vantaggiosissimi e il cui impiego verrebbe spostato altrove a discapito dell'economia europea e a vantaggio di quella di altri continenti. Non a caso - ma la fonte non è ancora ufficiale - sembra che McDonald’s stia già valutando la possibilità di emettere bond con scadenze nel gennaio 2021, novembre 2023 e nel maggio 2028, per approfittare dei bassi costi di emissione nell’Eurozona e del piano di acquisto della BCE.

La BCE finanzierà i colossi americani?
E se consideriamo le principali dieci emissioni in euro all'interno dell'Eurozona dello scorso anno, possiamo constatare che ben quattro di esse appartenevano a società americane. Come evidenzia l'articolo di Marcello Bussi pubblicato su Milano Finanza e ripreso da Formiche.net, vale la pena ricordare quella targata Coca-Cola da 8,5 miliardi di euro. Certo, saranno comunque le sei centrali banche europee a scegliere quali emissioni acquistare: ovvero Bundesbank, Bankitalia, Banca di Francia, la Banca del Belgio, della Spagna e della Finlandia sotto il coordinamento della BCE e la supervisione del presidente. Ma sta di fatto che con il QE mondiale di Draghi i soldi della BCE potranno essere dirottati oltreoceano per finanziare i colossi americani, col rischio di penalizzare ulteriormente le imprese europee già duramente provate dalla concorrenza con le multinazionali statunitensi. E' fin troppo facile supporre che le critiche mosse nei confronti dell'operato della BCE da parte dei politici tedeschi non si esauriranno a breve.