1 ottobre 2020
Aggiornato 10:30
Il Premier «frena» sui tagli fiscali

Berlusconi: ora è urgente semplificare

«Le due aliquote sono un ipotesi, ma tenendo d'occhio i conti pubblici. Un miracolo non aver aumentato le tasse nonostante la crisi»

ROMA - Per ridurre è troppo presto, ma di certo quello che si deve fare urgentemente è semplificare. Silvio Berlusconi dedica l'ultima parte del suo discorso al vertice di maggioranza riunito a palazzo Grazioli per parlare di riforma fiscale. Non proprio un tema all'ordine del giorno, visto anche il parterre dell'incontro: in primis il Guardasigilli Alfano, ma anche i coordinatori del Pdl, i capigruppo, i presidenti delle commissioni Giustizia e Affari costituzionali di Camera e Senato, oltre a una delegazione leghista guidata da Roberto Calderoli.

Ma il presidente del Consiglio, alla sua rentrée alla politica ufficiale, è voluto tornare sul tema discusso tre giorni fa con il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, e rilanciato nell'intervista a Repubblica.

Secondo quanto viene riferito, Berlusconi avrebbe contemplato la possibilità delle due aliquote come una delle ipotesi, ma non l'unica, sebbene essa faccia parte dei suoi desiderata e venga applicata anche in altri Paesi. E' uno dei nostri vecchi progetti - avrebbe sottolineato - ma ci vogliono risorse e noi dobbiamo tenere d'occhio i conti pubblici. E questo vale anche per l'introduzione del quoziente familiare. Come ha spiegato il coordinatore Ignazio la Russa al termine del vertice, «la prospettiva delle due aliquote fiscali, di cui hanno scritto i giornali, esiste dal 2004. Ma in questo momento l'obiettivo prioritario è la semplificazione del sistema fiscale».

Berlusconi avrebbe comunque rivendicato il fatto che il governo è riuscito ad affrontare la crisi senza aumentare le tasse. La premessa del premier all'incontro - viene riferito - è stata che la crisi ha portato il Paese a perdere Prodotto interno lordo, il che ha comportato meno entrate. Berlusconi ha dunque ricordato che il nostro sistema fiscale è vecchio di 40 anni ed è basato su un modello di società che è cambiato. Da qui la necessità di un ammodernamento, ha spiegato, che sposti il prelievo dai redditi ai consumi. «C'è da lavorare, ma spero che si possa fare» la riforma fiscale «quest'anno, soprattutto se ci sarà la volontà di tutte le parti» ha detto ai giornalisti al suo arrivo a Roma.