10 luglio 2020
Aggiornato 14:30
Meeting Confesercenti 2008

Le grandi sfide su energia e competitività

Venturi: «L’Italia non cresce più. Anche Germania, Francia, Gran Bretagna perdono colpi ma il Pil non subisce le nostre stesse flessioni»

Crescita zero. Un Prodotto Interno Lordo che non accenna a riprendersi in confronto con gli altri Paesi europei. Uno stallo dal punto di vista economico e sociale che mette l’Italia alla sbarra. Scarsa cultura dell’innovazione, della ricerca, della competitività. Le infrastrutture languono, le diseguaglianze crescono, la cultura della promozione turistica al sud non decolla. Sono alcuni dei caratteri distintivi delle riflessioni che, durante il meeting Confesercenti 2008, sono state svolte dai principali relatori.

Il presidente Confesercenti Marco Venturi nella sua relazione di apertura ha affermato che «L’Italia non cresce più. Anche Germania, Francia, Gran Bretagna perdono colpi ma il Pil non subisce le nostre stesse flessioni. Serve più innovazione, competizione interna ed internazionale. E superare i forti limiti che riguardano il nostro Paese. Potremmo fare un lungo elenco dei ritardi, che sono in gran parte culturali. Economia, infrastrutture, che devono rendere più agibile e dinamico il paese».
«Alitalia, Trenitalia, Forzaitalia – ha sottolineato ironicamente l’economista riformista Giacomo Vaciago – quando ci appiccichi l’Italia sono sempre guai… Con il marco che è diventato euro da 10 anni l’Italia sembra la Germania meridionale».

Sulla stessa linea Paolo Scaroni, amministratore delegato Eni. «Sulle energie alternative l’Italia è in forte ritardo: si parla tanto di eolico e poi le nostre pale, nei punti più ventosi funzionano per 2mila ore l’anno contro le 6mila della Gran Bretagna. E gli italiani, strana gente, dicono sì al nucleare, a patto però che le centrali si installino in Sicilia…». Anche l’economista Jean Paul Fitoussi non si è manifestato né tenero né molto ottimista sul futuro dell’Italia: per Fitoussi «ha gli stessi problemi degli altri paesi ma reagisce più lentamente allo choc degli squilibri internazionali, energia in testa e questo acuisce le diseguaglianze sociali ed economiche preesistenti».
Anche dalla indagine illustrata dal professore Domenico De Masi sull’immagine dell’Italia nel mondo fra corrispondenti di vari Paesi l’Italia, pur rimanendo un mercato interessante il nostro Paese rischia di veder ridursi gli investimenti esteri e l’ingresso di nuovi operatori mondiali nel suo mercato.
Ed un forte elemento che scoraggia è rappresentato infine dalla giungla di leggi che caratterizza l’Italia aggravato dal fatto che il sistema politico tende a cambiare frequentemente le carte in tavola diminuendo le certezze che servono per investire.

Per José Maria Aznar, ex premier spagnolo, sollecitato dal direttore dell'Agi De Risi ad intervenire sul dibattito politico italiano sul futuro di Alitalia, ha sintetizzato in una frase il suo giudizio: 'Non prendere decisioni è la decisione peggiore possibile'.
Anche il ministro ombra dell'Economia del Pd, Pier Luigi Bersani, intervenuto sulla vicenda Alitalia, ha affermato che il centrodestra su Alitalia, «ha buttato via una soluzione solida, pulita, dentro la quale ci poteva stare anche la bandiera. Se si dovranno spendere soldi pubblici allora, facciamo un investimento in azionariato in una grande compagnia internazionale come Air France, Klm, Alitalia, magari dismettendo qualche altra partecipazione».
L’economista Jeremy Rifkin ha sottolineato invece che l’Italia deve cogliere «l’unica sfida possibile, in termini di sostenibilità economica e ambientale, ovvero quella delle fonti energetiche rinnovabili. Il nostro futuro vedrà la convergenza tra la rivoluzione della comunicazione di seconda generazione con la rivoluzione di nuove forme di energia distribuita. Questa è la terza rivoluzione industriale, una sfida che le pmi, volano dell’economia in Italia devono saper cogliere efficacemente».