16 ottobre 2021
Aggiornato 05:30
Meno pane, carne, frutta e verdura. Subito “doppio prezzo” e accordi di filiera

Inflazione: i rincari fanno tirare la cinta agli italiani

Secondo la Cia, l’aumento (più 6,4 per cento) degli alimentari è allarmante. Bisogna intervenire in maniera adeguata. Sulla base delle rilevazioni Ismea, nel primo semestre 2008 si registra la ripresa dei consumi di pasta

L’inflazione cresce, i prodotti alimentari rincarano e il 60 per cento degli italiani è costretto a cambiare il menù e a ridurre i consumi a tavola. E’ quanto segnala la Cia-Confederazione italiana agricoltori a commento dei dati Istat che segnano una crescita del trend inflattivo del 4,1 per cento a luglio e del 6,4 per cento per gli agroalimentari.

L’impennata dei prezzi -avverte la Cia- ha fatto così tirare sempre più la cinta ai nostri connazionali. Nel primo semestre del 2008 -come risulta anche dalle prime stime dell’Ismea- crollano, rispetto all’analogo periodo del 2007, i consumi di pane (meno 2,5 per cento), di carne bovina (meno 3 per cento), di frutta (meno 2,6 per cento), di verdure ed ortaggi (meno 0,8 per cento), di olio d’oliva (meno 2,8 per cento), di vino e spumante (meno 0,9 per cento). Torna, invece a crescere, nonostante il rincaro del 25 per cento, la pasta (più 1,4 per cento). In controtendenza anche il latte e i suoi derivati (più 1,4 per cento) e la carne avicola (più 6,6 per cento)

Il dato sui rincari dei prodotti alimentari è, comunque, veramente allarmante. C’è l’esigenza -sottolinea la Cia- di intervenire al più presto. Bisogna promuovere azioni e strumenti per: favorire la corretta informazione ai consumatori, con l’indicazione in etichetta del «doppio prezzo», all’origine ed al consumo, per i prodotti particolarmente «sensibili»; rapporti più stretti di filiera con validi accordi, come quello sottoscritto tra Cia e Confesercenti: contribuire alla trasparenza dei processi di formazione dei prezzi dei prodotti alimentari con la istituzione di Osservatori regionali dei prezzi; sostenere l’attività di segnalazione svolta dal garante dei prezzi.

Attualmente -ricorda la Cia- la spesa alimentare degli italiani è così ripartita: 23,4 per cento carne, salumi e uova; 18,2 per cento latte e derivati; 16,8 per cento ortofrutta; 14,8 per cento derivati dei cereali; 8,9 per cento i prodotti ittici; 5,7 per cento le bevande analcoliche; 5,5 per cento le bevande alcoliche; 3,9 per cento olio e grassi; 2,8 per cento zucchero, sale, caffè, the. L’incidenza sulla spesa complessiva mensile è pari al 18,8 per cento.

La cautela dei consumatori -conclude la Cia- ha interessato un pò tutte le tipologie distributive. Le famiglie italiane, comunque, hanno preferito acquistare nei supermercati, negli ipermercati e nei discount, anche se si registra una leggera crescita negli acquisti presso i mercati rionali e direttamente in campagna nelle aziende agricole.