15 ottobre 2021
Aggiornato 22:00
Per effetti del caro prezzi gli acquisti di prodotti alimentari sono «fermi»

Inflazione, Coldiretti: «Crescita zero per consumi a tavola»

E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti, svolta sulla base dei dati Ismea Ac Nielsen relativi ai primi sei mesi del 2008

Per effetti del caro prezzi gli acquisti di prodotti alimentari delle famiglie italiane sono in una fase di preoccupante stagnazione e fanno segnare una crescita pari allo zero nel primo semestre del 2008 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti, svolta sulla base dei dati Ismea Ac Nielsen relativi ai primi sei mesi del 2008, in occasione della diffusione dei dati Istat sull'inflazione, che registra un forte aumento per gli alimentari, con un incremento tendenziale a luglio del +6,4% rispetto al corrispondente mese dell’anno precedente.

Se complessivamente rimangono invariate le quantità acquistate, si registrano – sottolinea la Coldiretti - dei significativi spostamenti con una riduzione dei consumi di pane (- 2,5 per cento), carne bovina (- 3,0 per cento) frutta (- 2,6 per cento) e ortaggi (- 0,8 per cento), mentre tornano a salire quelli di pasta (+ 1,4 per cento), latte e derivati (+1,4 per cento) e fa segnare un vero boom la carne di pollo (+6,6 per cento).

A seguito dei rincari nei prezzi tre italiani su quattro hanno cambiato le abitudini alimentari principalmente variando il menu della spesa, aumentando l'attenzione riposta nella lettura dell'etichetta e prestando più attenzione alla provenienza dei cibi a favore di quelli locali, sulla base dell' «Indagine Coldiretti-SWG «Le opinioni di italiani e europei sull'alimentazione».

Secondo la Coldiretti a favorire il calo dei consumi sono anche le distorsioni esistenti nel passaggio dei prodotti dal campo alla tavola durante il quale i prezzi moltiplicano e i centesimi si trasformano in euro: in Italia, al momento attuale, per ogni euro speso nell’acquisto di prodotti alimentari, 60 centesimi vengono assorbiti dalla distribuzione commerciale, 23 centesimi dall’industria alimentare e solo 17 servono per remunerare il prodotto agricolo.

Nella filiera dell'agroalimentare italiano persistono alcuni squilibri e siamo di fronte ad una scarsa efficienza, a disfunzioni di tipo strutturale che sono state evidenziate anche nell'ultima indagine dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, secondo la quale i prezzi di frutta e verdura in Italia mediamente triplicano dal campo alla tavola, ma i ricarichi possono essere addirittura superiori per arrivare fino a quasi quadruplicare nel caso della presenza di 3 o 4 intermediari. Questo significa - sostiene la Coldiretti - che, in media, per ogni euro speso per l'acquisto di frutta, solo 25-30 centesimi vanno al produttore agricolo mentre gli altri si perdono nei mille rivoli della filiera. Ma altre distorsioni - continua la Coldiretti - sono evidenti come nel caso del prezzo del latte che dalla stalla alla tavola aumenta del 285 per cento o come quello del settore dei salumi e della carne di maiale dove mentre si annunciano i grandi successi sui mercati nazionali ed esteri le stalle stanno chiudendo perché i ricavi non riescono a coprire i costi di produzione saliti a livelli insostenibili.

La Coldiretti è impegnata a costruire un sistema di accorciamento della filiera con la vendita diretta e i mercati degli agricoltori nelle città, ma anche in una opera di razionalizzazione per contenere gli aumenti del prezzo al consumo per i prodotti alimentari e allo stesso tempo di ripartire più equamente il valore aggiunto creato nella filiera.