15 ottobre 2021
Aggiornato 22:30
L’associazione presenterà le sue osservazioni al Ministero dell’Ambiente

Legambiente sulla centrale a carbone Saline Joniche (Rc)

E sfida la SEI a un confronto tecnico-scientifico sul progetto

«Carbone pulito? Polo tecnologico d’avanguardia? Isola della sostenibilità energetica? Basta con la propaganda che spaccia una centrale inquinante per il clima, come un impianto che sembra uscito dal paese dei balocchi».

Così Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, in una nota congiunta con il presidente regionale Antonino Morabito e il membro del Direttivo nazionale Nuccio Barillà, interviene duramente sulla campagna di comunicazione del progetto della centrale a carbone di Saline Joniche della società SEI, partecipata della società svizzera Rätia Energie (RE), acquirente dell’area industriale dell’ex Liquichimica.

«In uno scenario nazionale di grave ritardo sugli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra obbligatori secondo il Protocollo di Kyoto - proseguono i dirigenti di Legambiente - la costruzione di una nuova centrale a carbone come quella proposta dalla Sei, non farebbe altro che aumentare il contributo dell’Italia al riscaldamento globale. Con questa nuova centrale si aumenterebbe la produzione di CO2 in atmosfera del nostro Paese di oltre 7,5 milioni di tonnellate di cui dobbiamo assolutamente fare a meno. Il nostro Paese deve smettere di temporeggiare e per evitare le multe salate previste anche dal nuovo accordo europeo di riduzione del 20% della CO2 entro il 2020,  deve trasformare il suo sistema energetico in modo sostenibile, puntando sul gas come fonte fossile di transizione e fondandolo sull’efficienza energetica e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, così come fatto in Germania dove il settore delle fonti pulite garantisce occupazione a 250 mila persone».

Legambiente ricorda inoltre che non esiste una tecnologia in grado di abbattere al camino l’anidride carbonica emessa e nonostante il progetto della centrale preveda potenzialmente un impianto tecnicamente idoneo alla cattura della CO2 per il successivo deposito geologico al largo delle coste ioniche, attualmente non è prevista l’effettiva realizzazione dello stoccaggio che aumenterebbe i costi, rendendo il carbone meno competitivo di altri combustibili.

«Questo nuovo progetto – si legge ancora nella nota di Legambiente – oltre a aumentare l’inquinamento locale sarebbe l’ennesimo tassello del clamoroso fallimento del disegno di «industrializzazione forzata» della Calabria che nel corso degli ultimi 35 anni, ha continuato ad investire in opere, di grande impatto sull’ambiente e fallimentari sul piano economico ed occupazionale. La Sei prenda atto anche dell’opposizione della giunta regionale della Calabria e abbandoni questo progetto».

Legambiente non si limita alla contestazione ma propone anche soluzioni alternative e realmente compatibili con gli aspetti naturalistici e culturali dell’area che puntino all’innovazione tecnologica e alle fonti energetiche alternative.

«Abbandonare il progetto della centrale a carbone – continua la nota di Legambiente - è necessario per una riconversione sostenibile dell’ex area industriale di Saline ma anche nell’ottica globale di riduzione delle nostre emissioni di CO2, che male si combina con un aumento del carbone nel mix energetico del Paese. Oltre ai progetti di sviluppo in ambito portuale, le alternative, potrebbero essere quelle di utilizzare alcune delle strutture e dei silos industriali per realizzare una delle due centrali solari termodinamiche a concentrazione in Calabria e un parco tecnologico per le energie alternative che serva come luogo di produzione ma soprattutto di sperimentazione delle varie applicazioni tecnologiche che la ricerca avanzata in questo campo propone. Tale iniziativa – concludono i dirigenti di Legambiente - darebbe l’opportunità di un coinvolgimento dei centri di ricerca, delle imprese, delle Università. Lo stesso parco potrebbe avvalersi dell’utilizzo delle fonti energetiche attraverso la realizzazione di attrattive capaci di abbinare divertimento a educazione scientifica ed ambientale».

Legambiente infine preannuncia che nei prossimi giorni presenterà al Ministero dell’Ambiente le osservazioni allo Studio di impatto ambientale sulla centrale di Saline e lancia una sfida alla SEI per un confronto tecnico-scientifico sulla opportunità ambientale, economica e occupazionale del progetto della centrale.