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Eventi a Bologna, ecco cosa fare martedì 13 marzo

Musica, spettacolo e cultura. Ecco cosa vi attende in città per l'inizio della settimana ed una piccola guida per non perdere gli appuntamenti migliori

Bologna, ecco cosa fare martedì 13 marzo
Bologna, ecco cosa fare martedì 13 marzo (s74 - shutterstock.com)

BOLOGNA – Concerti, teatro e cultura. Ecco qualche consiglio per non lasciarsi sfuggire i momenti più interessanti del martedì bolognese.

Musica a teatro
Al Teatro Duse, il 13 marzo, «Iosonouncane» e Paolo Angeli. Due voci autorevoli della Sardegna contemporanea. Nella loro musica, carica di elementi ancestrali e di evocazioni difficilmente catalogabili in un genere musicale, si respira l’isola con tutte le sue sfaccettature stilistiche. Il chitarrista di Palau e il cantautore di Buggerru si sono conosciuti quattro anni fa ed hanno collaborato in un brano di «Die», capolavoro accolto dalla critica come uno dei dischi italiani più importanti degli ultimi anni.

Concerti
Al Bravo Caffè, dalle 22, il 13 marzo, il live degli Oregon. Gli Oregon sono un incredibile ensemble di musicisti, una delle formazioni più longeve della musica contemporanea che ha fatto la storia della fusion e della world music, con proseliti in tutto il mondo. Anche sulla luna, dove gli astronauti dell’Apollo diedero a due crateri il nome di alcune loro composizioni: «Icarus» e «Ghost Beads». La band, fondata dai polistrumentisti Ralph Towner e Paul McCandless - tuttora nella formazione - Glen Moore e Collin Walcott, vanta quarant'anni di tournée e concerti nei più prestigiosi festival mondiali e una trentina di produzioni discografiche. Una band di culto, fra le prime ad aver mescolato sonorità occidentali ed orientali creando così un sound unico e immediatamente riconoscibile. La loro musica vive di costanti richiami alle più svariate tradizioni, da quella euro colta, al jazz, al folk americano, alle musiche etniche, in una miscela talmente ricca di influenze da non poter essere ascrivibile a un genere specifico e da essere apprezzata negli ambienti più svariati, dai teatri della concertistica classica, ai club, ai festival di jazz.

Spettacolo
All'Arena del Sole - Sala Leo de Berardinis, dal 13 al 18 marzo, in scena «Il nome della rosa». Lo spettacolo è la prima versione teatrale del capolavoro di Umberto Eco, un omaggio al celebre intellettuale e scrittore firmato da Stefano Massini, tra gli autori teatrali più apprezzati in Italia e all’estero, autore di Lehman Trilogy, ultima regia di Luca Ronconi. Leo Muscato dirige un cast di grandi interpreti, per dare vita sulla scena ai protagonisti del romanzo tradotto in 47 lingue, vincitore del Premio Strega nel 1981, che ha visto una versione cinematografica di successo diretta da Jean-Jacques Annaud nel 1986, protagonista Sean Connery. Muscato ha trovato nel romanzo di Eco una sfida appassionante: «Dietro ad un racconto avvincente e trascinante, il romanzo di Eco nasconde una storia dagli infiniti livelli di lettura; un incrocio di segni dove ognuno ne nasconde un altro. La struttura stessa del romanzo è di forte matrice teatrale. (…) Se è vero che al centro dell’opera vi è la feroce lotta fra chi si crede in possesso della verità e agisce con tutti i mezzi per difenderla, e chi al contrario concepisce la verità come la libera conquista dell’intelletto umano, è altrettanto vero che non è la fede a essere messa in discussione, ma due modi di viverla differenti. Uno guarda all’esterno, l’altro all’interno; uno è serioso, l’altro fortemente ironico». La scena si apre sul finire del XIV secolo, in un momento culminante della lotta tra Chiesa e Impero; su questo sfondo storico-politico-teologico, si dipana un racconto dal ritmo serrato in cui l’azione principale sembra essere la risoluzione di un giallo.

Mostre
Dal 13 al 15 marzo, sotto il porticato dell’atrio di Palazzo Malvezzi, Student Office Giurisprudenza presenta la mostra «Apac: dall’amore nessuno fugge». La mostra racconta la storia e il metodo delle Apac, Associazione di Protezione e Assistenza ai Condannati. In Brasile queste «carceri senza barriere», senza agenti di polizia, che scommettono tutto sul recupero dei condannati, sono ormai 50, e si stanno diffondendo in più di 23 paesi del mondo. I numeri sono straordinari: il tasso di recidiva di chi vive nelle Apac è quasi inesistente, contro l’85% delle carceri brasiliane e il 70% di quelle italiane. Questa realtà brasiliana sta rivoluzionando il modo di concepire il detenuto e la funzione della pena.