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Non è mai troppo tardi

Avevo già scritto un commento sulla condanna, inevitabile, di Silvio Berlusconi ma la sentenza di proscioglimento mi induce a cambiare le osservazioni, almeno nella prima parte e nell’intestazione

| Pubblicato alle 12.38

Il leader del PDL Silvio Berlusconi

Il leader del PDL Silvio Berlusconi

Avevo già scritto un commento sulla condanna, inevitabile, di Silvio Berlusconi  ma la sentenza di proscioglimento mi induce a cambiare le osservazioni, almeno nella prima parte e nell’intestazione.

Forse non tutto è perduto nella patria del Diritto se ci sono giudici che sentenziano a norma di codice penale, anche se occorre attendere le motivazioni che potrebbero assestare una pugnalata all’onorabilità di Silvio Berlusconi.

Il Fatto Quotidiano è già in onda sul web a sottolineare come la prescrizione sia frutto di una legge ad personam voluta dal governo di centrodestra per accorciare i termini dell‘iter processuale.

Si può benissimo rispondere che ad accuse ad personam è stata opposta una legge oppositiva, in difesa da certi attacchi della magistratura, spesso pretestuosi. Inutile girare intorno al problema, il personaggio è sotto l’attenzione dei giudici da una ventina di anni con accanimento scientifico. Semplificando, è stato accusato di appartenere alla mafia, di essere stato il mandante degli omicidi di Falcone e Borsellino, di aver organizzato gli attentati di Firenze e Roma, di aver corrotto avvocati, finanzieri e minorenni, di falso in bilancio e finanziamento illecito dei partiti, di traffico di droga e altre amenità.

Il Cavaliere, come tutti i grandi industriali, non sarà proprio immacolato, ma certe accuse non reggono la logica e il buon senso, oltre lo stretto rigore del codice penale perché non supportate da adeguate prove.

Pur non essendo mai stato condannato, in alcune accuse andate in prescrizione come la presente, tra l’altro senza il conforto di testi a discarico, si insinua che la condanna non può aver avuto luogo, appunto, per il trascorrere degli anni, senza tenere conto che con la prescrizione non c’è un giudizio di merito, ovvero la Corte non si pronuncia né per la condanna, né per l’assoluzione.

Ognuno però interpreta le conclusioni della Corte a proprio uso e consumo, come Travaglio per  esempio, amanuense delle Procure che con i processi al Berlusca ci campa alla grande copiando tutto quanto denuncia l’accusa e commentandolo a modo suo, tanto da scrivere nei suoi libri che solo il tempo perduto lo ha salvato da sicura condanna, senza considerare che quando l’accusa non regge, certi magistrati la tirano per le lunghe aspettando, appunto, la prescrizione per dare occasione ai travaglini di ragliare nei commenti sul web tutto il proprio odio verso  il «nano» del quale non vedono l’ora di sbarazzarsi definitivamente, rivelando cattiveria verso l’uomo e incompetenza verso i fatti.

Hanno voglia di protestare perchè non si presenta ai giudici e non si lascia processare. Come per Craxi, prestarsi alle richieste di certi magistrati equivale a mettere la testa sul ceppo del boia e non ci sono certezze del diritto alla difesa che valgano di fronte a certe procedure abnormi e a certe parzialità nello scegliere l’imputato.

Si porta a paragone le dimissioni del presidente della Repubblica tedesca Christian Wulff, accusato di concussione, ma il paragone fa ridere conoscendo la rettitudine della Magistratura teutonica e la grande considerazione che conserva da parte del popolo germanico. Prova ne sia come fu trattato il caso Helmut Khol, processato dopo il termine della carica di Cancelliere e risolto con soddisfazione delle parti con un patteggiamento, senza persecuzioni, senza violenze verbali e senza accanimenti giudiziari.

Tutt’altra cosa quanto avviene da noi, dove un politico in carica, accusato da un qualsiasi avversario politico, viene messo alla gogna mediaticamente grazie a fughe di notizie favorite dagli stessi magistrati e costretto alle dimissioni, salvo in giudizio successivo risultare innocente, intanto si perdono le cariche amministrative.

Uno per tutti: Ottaviano Del Turco, calunniato e sputtanato anche nella vita privata e dimessosi da Presidente della Regione Abruzzo. E’ stato in galera, poi è stato prosciolto. Non risulta che la magistratura abbia chiesto scusa. Così vanno le cose in Italia.

Diciamo la verità, come si dice, fuori dai denti: l’entrata in politica di Berlusconi ha rotto le uova in un paniere ben confezionato dai magistrati di Mani pulite, che offrirono il potere al Pci al fine di perpetuare il sistema in atto fin dal 1962, inizio del centrosinistra.

Fonte: Angelo Libranti (The Front Page)

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