MONZA - Anche se il secondo, il terzo e il quarto in classifica sono vicinissimi, anche se ci sono ancora sette gare da disputare, sembra che i duellanti per il titolo saranno Lewis Hamilton e Fernando Alonso. E in una stagione epica come questa, avere proprio i due vecchi rivali combattere uno contro l'altro, non fa che aumentare l'aura leggendaria del campionato.
Che piloti! Entrambi hanno corso in modo straordinario. Hamilton ha controllato il gran premio, ha gestito le gomme e ha ribadito alla McLaren cosa sta rischiando di perdere. Alonso ha avuto un avvio pazzesco, ha osato, ha sorpassato, ha dato tutto quello che aveva pur di arrivare sul podio.
Certo, alcune cose sono andate fin troppo bene ad entrambi. Jenson Button si è ritirato per un problema di pescaggio del carburante, e fino a quel momento sembrava in grado di recuperare i sette secondi di gap. Alonso è stato aiutato da Massa, che lo ha lasciato avvicinare e poi passare come richiesto dal muretto. E poi c'è stata la Red Bull. O meglio, non c'è stata.
Questa non era la loro pista. Ma in teoria non doveva es-serlo neanche per la Ferrari. Più che Red Bull è sembrata una Jaguar. Onore a Vettel che ci ha provato, che per lungo tempo ha battagliato con Alonso. La penalità, giusta o sbagliata, non ha cambiato niente. Il famoso alternatore si è rotto di nuovo, lasciando il tedesco a piedi. Webber, invece, sembrava aver mollato già in partenza. Sempre più lento di Vettel, alla fine si è anche girato a gomme finite.
Bisogna comunque parlare della penalità a Vettel. Quando dico che tra i commissari c'erano Emanuele Pirro, non crediate che io voglia accusarlo di essere pro-Ferrari. Ogni volta che Pirro è chiamato a fare lo steward, sono in disaccordo con le sue decisioni. Ad esempio, Jenson Button andava penalizzato per aver segnato il miglior tempo di settore durante una situazione di doppie bandiere gialle.
L'incidente Vettel-Alonso non è molto diverso da quello del 2011: la differenza è che lo spagnolo era dietro il tedesco, non a fianco, quando è cominciata la manovra di chiusura. Colpa sua, insomma. Vettel si è difeso duramente. ma mettiamo il caso che fosse una manovra irregolare. Perché allora non penalizzare anche Di Resta? I commissari erano al bar in quel momento? Come al solito, due pesi, due misure.
Tornando a chi ci ha fatto emozionare: credo che Perez si sia appena assicurato il sedile della rossa. Povero Massa: prima dà strada ad Alonso e poi viene sverniciato dal rivale. La Sauber col messicano ha messo a punto un'altra strategia geniale, derivata dall'esclusione nel Q2. Alla fine andava talmente veloce, che la McLaren ha dovuto chiedere ad Hamilton di accelerare, perché altrimenti Perez lo avrebbe raggiunto. La macchina è adatta a queste imprese, gli strateghi non sono così conservatori come dice qualcuno, ma bisogna anche avere un pilota che sappia mettere a frutto tali decisioni. Mi piacerebbe se la Sauber ci provasse anche con Kobayashi ogni tanto.
Alan Permain, della Lotus, ha affermato che la gara di Kimi Raikkonen è stata eccezionale. Un'altra macchina poco competitiva sui lunghi rettilinei di Monza. Raikkonen è arrivato quinto, in scia a Massa, dopo una lunga sfida a distanza (e non) contro Schumacher. Il ritiro delle Red Bull permette al finlandese di salire al terzo posto in campionato. D'Ambrosio è finito fuori dai punti, staccatissimo. Ma non aveva il KERS, che si è rotto dopo pochi giri. Benché abbia tutte le scusanti, non ha la stoffa del campione.
Delude la Mercedes. Speravano in qualcosa di più sia Schumacher, sia Rosberg. Invece sono finiti solo sesto e settimo. Hamilton vuole lasciare la McLaren per la Mercedes? Che grande errore se fosse vero.
Fonte: Andrea Giachè (422race.com)
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