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Cinema | Festival di Cannes 2012

Le Monde a Moretti: «crudele» lasciare i francesi a mani vuote

Per quanto incontestabile sia questo premio - spiega il quotidiano francese - film altrettanto appassionanti come «Holy Motors», di Leos Carax, «Cosmopolis» di David Cronenberg o «Dans la brume» di Sergei Loznitsa, avrebbero potuto ottenere qualcosa

| Pubblicato alle 18.16

Nanni Moretti

Nanni Moretti

CANNES - I premi assegnati a Cannes non sono piaciuti del tutto a Le Monde, che ha criticato le decisioni della giuria capitanata dal regista di «Habemus Papam», in particolare per avere lasciato a bocca asciutta francesi e americani. «Penso che ciò possa piacere a Moretti»; «Mi sorprenderebbe che fosse lo stile di Moretti»; «Chiaramente, tutto dipende da Moretti»: sono state queste le affermazioni più diffuse al termine di 12 giorni di proiezioni.

Come da pronostici, la Palma d'oro è stata assegnata ad Amour, del regista austriaco Michael Haneke, che l'aveva già ricevuta nel 2009 per il 'Nastro Bianco', e che entra così in un club molto esclusivo che conta Francis Ford Coppola e Bille August. Il film, che porta con sè «la classe infinita» di due leggende del cinema francese, Emmanuelle Riva e Jean Louis Trintignant, (e forse proprio per questo ha vinto), racconta di una coppia che naufraga tra la vecchiaia e la malattia.

Per quanto incontestabile sia questo premio - spiega il quotidiano francese - film altrettanto appassionanti come «Holy Motors», di Leos Carax, «Cosmopolis» di David Cronenberg o «Dans la brume» di Sergei Loznitsa, avrebbero potuto ottenere qualcosa.

Americani e francesi, ha insistito il giornale, se ne sono andati a mani vuote. Una decisione particolarmente «crudele» per i secondi, che meritavano di meglio; qualcuno di loro sognava un riconoscimento per la bella accoglienza fatta a «De rouille et d'os» di Jacques Audiard o per il ritorno di Leos Carax dopo 13 anni di assenza.

Liberation dedica la prima pagina ad Haneke e il titolo «'Amour', Palma di morte», in riferimento allo struggente film del regista austriaco naturalizzato francese, già vincitore del massimo premio nel 2009; la giuria non ha fatto altro che confermare dei valori sicuri, lasciando da parte dei film rischiosi, ma forse più audaci, bacchetta il quotidiano progressista. Per le Figaro, invece, tutto è «finito come era cominciato: in bellezza».

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